Category: La società

  • A casa, in viaggio, per 4 anni girovaghi

    A casa, in viaggio, per 4 anni girovaghi

    È il
    libro più bello, più impressionante e più spettacolare pubblicato in Romania
    nel 2017. È un libro di giornalismo, un libro con i migliori servizi che Elena
    e Cosmin abbiano realizzato in questi 4 anni.




    Sono delle realtà dei tempi che viviamo, ma che
    la maggior parte di noi non hanno avuto l’occasione di vedere.




    Con la loro roulotte e accompagnati dalla loro cagnolina, sono riusciti a
    fare delle cose che spero attirino l’attenzione anche di quelli al governo. Che
    attirino la loro attenzione che ci sono anche delle persone sfortunate nel
    Paese.




    Sebbene
    rischino di rattristarci, credo sia un dovere leggere questi servizi molto
    attenti e ben selezionati.




    Queste alcune delle opinioni dei lettori in occasione
    del lancio del volume A casa, in viaggio, per 4 anni girovaghi, pubblicato dall’editrice romena Humanitas. Gli autori di questo
    volume, la giornalista Elena Stancu e il fotografo Cosmin Bumbuţ, hanno
    rinunciato al loro monolocale di Bucarest, ai loro posti di lavoro e ai
    contratti che assicuravano loro un reddito sicuro, e da 4 anni vivono in una
    roulotte. L’hanno fatto per presentare la Romania in immagini e parole, per
    documentare i temi di cui scrivono senza che fossero limitati dal ritmo o dalla
    politica di una redazione. Il primo progetto sul quale hanno lavorato come
    giornalisti al 100% indipendenti – vincitore di una borsa di studio offerta dal
    Centro Rosalynn Carter e dal Centro di Giornalismo Indipendente – è partito
    dall’abitudine dei romeni di ricorrere alle punizioni corporali come metodo
    educativo di correzione. Lo conferma anche uno studio dell’Organizzazione
    Salvate i Bambini, che rileva che il 63% dei bambini in Romania sono vittime
    della violenza domestica. Nel loro volume A casa in viaggio, per 4 anni
    girovago, Elena Stancu e Cosmin Bumbuţ documentano due casi, due famiglie che
    vivono in estrema povertà a Mironeasa (provincia di Iaşi), una località di 5000
    abitanti, la cui maggioranza vivono degli assegni familiari dei propri 5, 6 o
    10 figli e di sussidi sociali. Abbiamo appreso da loro che i due casi
    documentati a Mironeasa, in cui i bambini sono educati con le punizioni
    corporali non sono atipici.




    Sono parte della banalità quotidiana di un
    paesino della Moldavia. Si tratta di famiglie come tante altre, che potremmo
    incontrare anche in Oltenia, in Tranislvania o altre regioni romene. Purtroppo
    simili casi sono molto frequenti. Li abbiamo incontrati non solo a Mironeasa,
    ma in tanti altri posti. Perchè la maggioranza dei romeni sono poveri, non
    hanno accesso all’educazione, e neanche i loro figli riescono a uscire da questo
    circolo della povertà. Quando ho documentato il caso della famiglia Cojocaru,
    ho preso appunti poggiando il bloc-notes su una cassa di birra, perchè nella
    loro casa non c’era un tavolo, e che una delle ragazzine, l’unica degli otto
    figli a frequentare la scuola e alla quale è piaciuta la scuola, faceva i
    compiti sul letto. E questi bambini che a loro volta diventeranno genitori non
    lasceranno in eredità ai loro figli altro che la povertà che loro stessi hanno
    ereditato. E queste famiglie non sono delle eccezioni, noi non siamo andati a
    cercare le eccezioni in Romania, siamo andati a cercare proprio la Romania. E,
    purtroppo, questa è la Romania. Solo che queste cose sono molto difficili da
    capire dalla nostra bolla in cui viviamo a Bucarest, Cluj o Craiova, racconta
    Elena Stancu.




    Tre anni fa, quando ho iniziato questo materiale
    sulla violenza sui bambini sono andato nelle zone povere, nei penitenziari, ma
    ho documentato anche casi di violenza nelle famiglie di intellettuali. E ho
    incontrato figli di intellettuali che hanno sofferto anche loro a causa delle
    violenza. Quando sono giunto a Baia Mare ho incontrato un detenuto che
    proveniva da una famiglia numerosa e che si ricordava delle violenze
    inflittegli dal padre quando era piccolo. E uno dei casi estremi è stato quando
    suo padre l’ha tenuto appeso da una mano dal balcone e gli ha detto io ti ho
    fatto, io ti uccido!. La stessa storia l’ho sentita dalla figlia di un
    architetto di Bucarest, racconta Cosmin
    Bumbuţ.




    Maria Ioniţă, una delle donne la cui storia l’ho
    appresa dal materiale pubblicato da Elena e Cosmin anche sul sito www.teleleu.eu è deceduta nell’estate del
    2017. Spesso picchiata dal marito davanti ai nove figli, portata alcune volte
    dagli operatori sociali in ospedale, la sua fine era una prevedibile per
    tutti, nel Paese in cui nessuno mette il naso dentro la famiglia altrui,
    come scrive Elena Stancu.






    Ho scritto su Facebook che anche le altre
    donne del villaggio, vittime delle violenza domestica, vanno dagli operatori
    sociali e confessano spaventate che temono che ciò che è successo a Maria
    Ioniţă succederà anche a loro. L’ho scritto su Facebook e di recente ci ha
    conttato qualcuno di un centro di accoglienza per le vittime della violenza
    domestica interessato a collaborare con gli operatori sociali di quella zona.
    L’Associazione OvidiuRo è giunta nella rispettiva comunità e ha messo a punto
    un programma per i bambini dell’asilo nido, un nostro amico che ha letto il
    materiale su Mironeasa e lavora in una multinazionale ha raccolto molti
    giocattoli, penne e quaderni e li ha inviati a quei bambini. Ma non è la
    soluzione ai problemi sociali. A livello nazionale non c’è un programma, una
    strategia finalizzata alla soluzione di questi problemi sociali, racconta
    Elena Stancu.




    Nei 4 anni da quando
    vivono in una roulotte, Elena Stancu e Cosmin Bumbuţ hanno parlato con
    detenuti, vittime della povertà estrema e della violenza, persone con
    disabilità, bambini con bisogni speciali, persone che non sanno scrivere, rrom
    emarginati dalla società. Elena e Cosmin
    sono i miei eroi, scrive lo scrittore romeno Mircea Cărtărescu. Elena e Cosmin sono
    andati alla ricerca della vita vissuta e dell’uomo reale, che
    ci si rivela non nel mondo standardizzato e addomesticato in cui viviamo noi, i
    consumatori di cultura, bensi’ nell’estrema povertà, in case dissestate, nella
    violenza incredibile, in comunità dimenticate da Dio, nei penitenziari e nei
    ghetti. (traduzione di Adina Vasile)







  • Educazione tramite cultura nell’insegnamento romeno

    Educazione tramite cultura nell’insegnamento romeno

    Negli ultimi anni si è discusso spesso e intensamente del ruolo dell’educazione tramite la cultura e alla cultura, e della necessità dell’introduzione nel curriculum scolastico di appositi corsi. Generalmente, il sistema di insegnamento in Romania ha sempre incluso elementi culturali. E i nuovi curricula per la scuola elementare e media, coordinati dall’Istituto di Scienze dell’Educazione (ISE) negli ultimi anni, mirano specialmente alla sensibilizzazione degli allievi agli elementi culturali e alle differenze tra le varie identità culturali europee e internazionali, precisa la dottoressa Magdalena Balica, vice direttrice dell’ISE. Gli allievi vengono a contatto con elementi culturali alle discipline tradizionali – Lingua e comunicazione, elementi di arte figurativa e coreografia, Educazione musicale, ma anche Storia, Geografia, Educazione sociale.



    Ma uno studio pubblicato nel 2016 dall’ISE, intitolato L’Arte nella scuola – concetti e pratiche, rileva la scarsa mediatizzazione dell’arte in quasi tutti gli ambienti. Sia a livello della scuola, che delle altre istituzioni pubbliche, manca una strategia di promozione delle esperienze create dall’educazione artistica. L’assenza di un piano di sviluppo che persegua in modo coerente questa dimensione, dell’educazione artistica, è risentita sia dai docenti, che dai decisori.



    È vero che al di là degli elementi che appaiono nel curriculum, la pratica educativa nelle scuole può recare un valore aggiunto fondamentale. Il docente ha a disposizione il curriculum e il libro di testo, ma la scuola vive in una realtà sociale e culturale. Incoraggiamo le iniziative di cui anche noi, come Istituto di Scienze dell’Educazione, abbiamo avuto l’occasione di sapere. Ci sono scuole che da anni promuovono varie categorie di progetti culturali nelle comunità in cui funzionano con l’aiuto degli artisti, delle personalità culturali della zona. Credo che simili iniziative possano essere promosse e diffuse, cosicchè diventino una pratica comune e non solo delle eccezioni, come sono adesso. Ci rallegra il fatto che ultimamente appaiono sempre più ong aperte alla collaborazione con le scuole in campo culturale. È un buon segno, soprattutto visto che la scuola non può fare proprio tutto ed ha bisogno di specialisti e opportunità offerte dalla comunità. Io credo che in questo momento siamo lungi da un’idea di generalizzazione di questo tipo di collaborazioni. Ma è un inizio promettente, che potrebbe essere promosso a livello di sistema, ha precisato Magdalena Balica.



    Un esempio in questo senso è quello dei coniugi Adriana e Virgil Scripcariu. Lei fa lo storico d’arte, mentre lui fa lo scultore. Insieme hanno aperto una scuola privata nel vilalggio Piscu, in provincia di Ilfov, per compensare la chiusura delle scuole pubbliche nel villaggio. Adriana Scripcariu è anche autrice di libri di testo opzionali sul tema del Patrimonio culturale.



    Attualmente, siamo al termine di un progetto con cui abbiamo creato un quaderno educativo sul patrimonio UNESCO in Romania. Esso sarà implementato in alcune scuole a partire da quest’anno scolastico e sarà proposto per la disciplina opzionale nelle scuole medie nel prossimo anno in varie istituzioni. Speriamo che sia ben accolto, perchè in questo periodo è proprio questo che viene chiesto agli insegnanti delle scuole medie, portare una disciplina opzionale interdisciplinaria per gli allievi. I nostri progetti continuano, sia di creazione di materiali di studio sul patrimonio culturale alla portata di tutti, che di organizzazione di workshop, di divulgazione nelle scuole delle preopccupazioni legate al patrimonio culturale, ha detto a RRI Adriana Scripcariu.



    Gli insegnanti sentono il bisogno di un supporto adeguato per l’avvio, l’organizazione e lo svolgimento di attività artistiche, mettendo una pressione supplementare sugli artisti e gli operatori culturali che vengono con un’offerta educativa, ai quali chiedono formazione, stado allo stesso studio ISE.



    Uno deve sapere cosa scegliere per presentare agli allievi. Anche questo è un punto dolente, perchè l’attuale generazione di insegnenti è stata essa stessa privata di questo tipo di educazione sul patrimonio culturale e la sensibilità culturale. E allora è difficile che possa offrire con discernimento queste informazioni e questa apertura ai bambini che forma. Ma abbiamo la speranza che, tramite il nostro lavoro e dei nostri colleghi dai musei, dalle ong, le cose diventino un po’ più accessibili. Ci auguriamo moltissimo che il nostro lavoro conti per le prossime generazioni, spiega Adriana Scripcariu.



    L’esistenza di questa collaborazione tra la scuola, le ong ed altre istituzioni pubbliche di cultura è essenziale. Ma ci sono anche ostacoli a questa collaborazione.



    Ciò che ci manca, infatti, è un contesto in cui questa collaborazione possa essere valorizzata. E il maggiore problema che le scuole e gli insegnanti, ma anche gli operatori culturali ci segnalano è quello delle insufficienti risorse. Probabilmente, occorrono politiche atte a sostenere di più questa collaborazione tra gli attori culturali e la scuola, cosicchè possiamo parlare di un intervento coerente. Ciò che è chiaro è che la scuola non può fare tutto e non può fare da sola cose che riguardano l’implicazione degli allievi nella comunità, nella vita sociale, inclusivamente dalla prospettiva culturale, spiega Magdalena Balica.



    E finiamo con una conclusione dello studio realizzato dall’ISE: Un’osservazione importante, rilevante per lo sviluppo dell’educazione a breve, medio e lungo termine, riguarda l’importanza dell’educazione artistica e culturale nel discorso pubblico: l’educazione sui valori artistici e culturali non è possibile se, a tutti i livelli d’intervento delle istituzioni pubbliche, non si manifesta chiaramente la volontà/la capacità di promuoverli. (traduzione di Adina Vasile)




  • I diritti dei contadini in Romania

    I diritti dei contadini in Romania

    La zona rurale romena, conosciuta come luogo prediletto in cui si conservano le tradizioni popolari, include anche regioni con problemi economici e sociali. Molti di questi problemi si ritrovano nell’organizzazione del villaggio romeno post-comunista: si tratta delle fattorie di sussistenza. Secondo le statistiche, il 46% della popolazione della Romania vive nei villaggi dove, in 3,6 milioni di masserie, l’agricoltura viene praticata solo per assicurare il mangiare alla propria famiglia. Questi dati fanno della Romania il Paese che rappresenta circa la metà dell’agricoltura di sussistenza dell’UE. Qui vivono i contadini di oggi che, purtroppo, con il loro modo di lavorare la terra, difficilmente fanno fonte alle compagnie che praticano un’agricoltura industriale. Ad esempio, secondo dati più vecchi, forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica, dal 2002 al 2010, sono scomparse 150.000 piccole fattorie, mentre la percentuale di quelle grandi è aumentata del 3%. Inoltre, negli ultimi anni, sono aumentati i terreni detenuti da queste grandi compagnie, come spiega Ramona Duminicioiu, coordinatrice di campagne presso l’associazione Eco Ruralis: Molte corporazioni, sia romene che straniere, hanno acquistato milioni di ettari di terreni agricoli negli ultimi 20 anni. Al momento, quasi la metà dei terreni agricoli della Romania sono di proprietà delle corporazioni, mentre milioni di contadini — in Romania ci sono più di 4,7 milioni di contadini attivi — detengono l’altra metà. Quindi i nostri terreni diminuiscono da un giorno all’altro.



    A causa dell’invecchiamento o della mancanza dei mezzi tecnici necessari per continuare a lavorare la terra, molti vendono. Le piccole fattorie, tipicamente contadine, di cui fanno parte anche quelle di sussistenza, difficilmente fanno fronte anche ad altre regolamentazioni volte a incoraggiare la produzione su larga scala dei prodotti agricoli. E i contadini, assieme alla civiltà tipica rurale che hanno creato e che portano avanti con sempre più fatica, si sentono minacciati e vedono trasgrediti molti dei loro diritti, è del parere Ramona Duminicioiu: Non possiamo produrre niente se non compriamo sementi dalle grandi compagnie, oppure dalle cosiddette fonti autorizzate. E le nostre sementi che producono cibo nutriente e sano sono considerate non conformi agli standard. Le sementi devono rispettare certe regole per avere accesso al mercato, secondo alcune norme internazionali che la Romania ha adottato. Si tratta dei seguenti criteri: le sementi devono essere uniformi, stabili e distinte. Quelle contadine sono distinte, ma non rispettano gli altri due criteri. Sono assai diverse dal punto di vista genetico ed è proprio per questo che si possono adattare a condizioni ambientali difficili e dare ai prodotti contadini un alto valore nutritivo. A differenza di esse, quelle ibride, moderne o geneticamente modificate sono meno nutrienti e non si possono coltivare senza l’aiuto di concimi chimici e dei mezzi di produzione intensamente automatizzati, utilizzati nell’agricoltura industriale.



    Questi problemi, assieme ad altri, sono stati considerati abbastanza gravi, per cui l’ONU ha avviato un processo di adozione della Dichiarazione per i Diritti dei contadini, delle contadine e di chi lavora nell’ambiente rurale. Formulato sulla base della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il testo è stato già messo in dibattito pubblico in tutto il mondo e contiene 27 articoli. Ramona Duminicioiu elenca quelli che includono i diritti dei contadini romeni che vanno difesi: Abbiamo bisogno che il diritto di riutilizzare le sementi sia un diritto legalmente riconosciuto. Abbiamo bisogno che i nostri mercati contadini non siano più privatizzati o affidati ad amministratori privati e invasi da intermediari. Siamo del parere che dobbiamo e possiamo partecipare a progetti di acquisto pubblico di alimenti, avviati dallo stato per mense, scuole, ospedali e servizi di catering pubblico. Abbiamo bisogno che le terre comunali siano veramente tutelate per legge. Quando sono messe in vendita, la comunità locale deve avere la precedenza e non si devono vendere semplicemente sul mercato libero, perché ciò creerebbe una concorrenza sleale alla quale i contadini non possono partecipare, in quanto dispongono di mezzi finanziari ridotti.



    Affinché i prodotti contadini arrivino dai produttori direttamente ai clienti, senza gli intermediari che li vendono nei mercati, l’Associazione Sviluppiamo la Romania Insieme sta implementando da più di un anno il progetto “Adotta un contadino”, progetto volto a mettere in contatto meglio l’ambiente rurale con quello urbano. In che modo? Sta scritto sul sito dell’associazione: “Ti incoraggiamo a scegliere i prodotti romeni, adottando un contadino che vive intorno alla tua città. Compra da lui tutto quello che ti serve, sotto la forma di un cestino settimanale (se vende prodotti alimentari), oppure in qualsiasi altro modo che concorderete tra di voi.” In questo modo, i contadini vendono meglio i propri prodotti, evitano gli intermediari, mentre i cittadini mangiano più sano, è del parere Mihai Mihu, coordinatore di campagne: Adotta un contadino” è la componente sociale di un progetto più ampio che cerca di far avvicinare l’ambiente urbano a quello rurale. Noi individuiamo piccole fattori rurali, presentiamo la loro storia, ci incontriamo con i contadini che vi lavorano. Poi li promuoviamo, con le loro storie, sulla nostra piattaforma online e sulle reti sociali. Cerchiamo di sostenere e promuovere il concetto di economia locale. In questo modo, i soldi restano nella comunità e la comunità vive meglio.



    Fino alla conclusione dei negoziati e all’adozione della Dichiarazione per i Diritti dei Contadini, iniziative locali come questa possono aiutare a creare una catena commerciale breve fra contadini e cittadini, ma anche ad aiutare le comunità rurali a sopravvivere. (tr. G.P.)


  • I senzatetto e le loro storie

    I senzatetto e le loro storie

    Presenti nello spazio cittadino, soprattutto a Bucarest, i barboni sono spesso trattati dalle persone normali o inserite nella società con compassione o con disprezzo. Di solito, sono considerati come un gruppo, anche se in realtà sono altrettanto bene individualizzati come qualsiasi altra persona.



    Proprio queste storie individuali di vita sono raccontate dal sociologo Ciprian Voicilă nel suo libro pubblicato presso l’editrice Martor Maturii străzii. 15 biografii fără domiciliu” (“I maturi della strada. 15 biografie senza domicilio”). Composto da interviste dettagliate con 15 senzatetto, il volume è anche un invito ad empatizzare con i suoi protagonisti, non solo un’indagine sociale. Tuttavia, da sociologo, l’autore ha tirato anche alcune conclusioni teoriche. Ciprian Voicilă: Un primo aspetto che accomuna le persone che ho intervistato è che la maggior parte sono cronicizzati”, cioè hanno sui 45-50 anni, molti di questi passati sulla strada. Hanno vissuto per la strada, in media, dai 6 ai 25 anni. In questo periodo, molti di loro sono diventati alcolisti, un fatto assolutamente normale. Un’altra cosa che hanno in comune: visto che hanno superato i 45-50 anni e avevano buoni posti di lavoro in passato, durante il periodo comunista e lavoravano in varie fabbriche, loro appaiono, in qualche modo, come vittime collaterali del processo di disindustrializzazione. Ad esempio, se erano qualificati come fabbri, la fabbrica è stata chiusa e le autorità non sono state interessate a farli riqualificare in altri settori, sono arrivati nell’ingrata posizione di senzatetto.



    Le statistiche ufficiali, come anche in altri settori, sono, anche in questo caso obsolete e inconcludenti. Secondo uno studio del 2010 realizzato dal Servizio di Sostegno Mobile d’Urgenza Sociale (Samusocial Romania), solo a Bucarest c’erano circa 5.000 senzatetto. E sempre Samusocial aveva redatto un elenco delle cause che avevano determinato loro a vivere sulla strada: il divorzio o il conflitto con la famiglia, il licenziamento, l’impossibilità di pagare le spese condominiali e l’affitto, l’alcolismo, i giochi d’azzardo, ma anche il fatto che alcuni dei barboni maturi provengono dagli orfanotrofi. Inoltre, molti di loro sono stati vittime di incidenti in seguito ai quali non hanno potuto più mantenersi.



    Anche se alcuni di loro riescono a reintegrarsi nella società, molti rimangono sulla strada. Sono i cosiddetti cronicizzati”, come li definisce Ciprian Voicilă: Più una persona vive a lungo sulla strada, più diminuiscono le sue chance di reinserimento socio-professionale. Immaginate com’è, anche se vivi in situazioni pericolose, essere libero, senza dover pagare fatture, senza capi, e avere a disposizione tutta Bucarest per passeggiare tutto il giorno. Tale fatto crea loro difficoltà quando riescono a trovarsi un lavoro, perché il loro punto di riferimento è il periodo in cui non erano forzati a lavorare e a stare in uno spazio chiuso per delle ore. Ma l’organizzazione Samusocial vanta anche molte storie di successo, cioè casi in cui l’ex barbone è stato recuperato. D’altra parte, ho capito che c’è anche un tasso abbastanza alto di coloro che ripetono il ciclo. Per un motivo o un altro, a causa di una depressione celata oppure della nostalgia per il periodo di libertà assoluta in cui non dovevano essere subordinati a nessuno, molti di loro rinunciano e non vanno più al lavoro.



    Sempre grazie all’associazione Samusocial, siamo riusciti anche noi a parlare con alcune persone senzatetto. Călin Niculae ha circa 60 anni e vive sulla strada da 13 anni. Tutto ciò in seguito al divorzio e alla perdita dell’abitazione dopo il divorzio. Ecco come si presenta lui stesso: Sono di mestiere ingegnere metallurgico, ho frequentato anche corsi post-universitari di marketing-management. Ogni volta che ho cercato un lavoro, la mia età è stata un ostacolo.



    Anche se è riuscito a sopravvivere sulla strada, il signor Niculescu continua ad avere un grande dispiacere: La gente ci guarda con odio perché ci prende per drogati e ci evita, ma non tutte le persone. Questo è un fatto positivo… Un conto è un giovane che esce da un cunicolo agitato dopo aver inalato colla da una busta di plastica e un altro conto è una persona normale come me. Io mi considero ancora una persona normale.



    Cristian, che ha 24 anni, è arrivato a Bucarest da Tulcea a 17 anni ed è un caso felice: Sono venuto perché avevo sentito che qui ci sono più chance di trovare un lavoro. All’inizio, è stato difficile, perché ero solo e non conoscevo nessuno. Ho abitato sulla strada per un certo periodo. Era molto difficile, cercavo riparo nei condomini, ma i proprietari mi cacciavano via perché temevano che avessi devastato gli edifici. Quindi dormivo con interruzioni.



    Grazie alle associazioni non-governative e al suo desiderio di avere una vita decente, ora Cristian ha un lavoro e una casa: Molti senzatetto mi dicevano che oggi non vale la pena che io sia buono e che è meglio derubare i ricchi. Io dicevo loro che, anzi, c’è gente ricca che vorrebbe aiutarci e, se rubiamo, è logico che non ci aiuteranno più. Mi dicevano di essere scemo perché volevo essere corretto. Grazie a Samusocial mi è accaduta la migliore cosa della mia vita. Ero rimasto senza documenti di identità che mi avevano rubato i barboni. Un amico mi ha consigliato di andare da Samusocial. Sono andato e così ho avuto di nuovo documenti di identità. Sempre grazie a loro ho trovato un posto di lavoro, presso una ONG che si occupa del riciclaggio della carta. E mi piace molto. (tr. G.P.)

  • La salute delle donne in Romania

    La salute delle donne in Romania

    Quando si tratta del loro benessere, il 65,3% delle donne romene valutano la propria salute come buona oppure ottima, rispetto agli uomini, la cui percentuale ammonta al 74,8%. Tuttavia le donne sembrano più preoccupate di mantenersi sane. Ad esempio, solo il 36,2% degli uomini romeni non bevono alcol e non fumano, mentre le donne che non lo fanno arrivano al 73,4%. Per quanto riguarda l’alimentazione sana e l’attività fisica, gli uomini stanno meglio: il 16% di loro consumano frutta e verdure e fanno sport, mentre solo il 7,4% delle donne lo fanno.



    Sono solo alcune delle informazioni contenute nel recente Gender Equality Index europeo, redatto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, agenzia dell’UE con sede a Vilnius. Lo studio fa riferimento a tutti gli stati-membri ed è organizzato per 8 settori principali: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere, salute, ineguaglianze intersettoriali e violenza nei confronti delle donne. Tutti i settori e gli stati membri ricevono un punteggio da 1 — che vuol dire inuguaglianza totale — fino a 100 — parità totale.



    Per quanto riguarda lo stato di salute, le differenze presentate sopra, sottolineano appunto il fatto che l’accesso ai servizi sanitari e la mentalità sul mantenimento della salute sono questioni di genere. Ad esempio, incoraggiare i ragazzi, già in età molto giovani, a bere e a fumare può far parte di un atteggiamento della società nei confronti dei ruoli maschili e femminili nella comunità, è del parere Zuzana Madarova, specialista presso l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere: Per le donne, le norme sociali di genere relative alla loro salute sono diverse da quelle degli uomini. Ad esempio, l’immagine di una donna moderna mette molta pressione sulle donne. Molte di loro hanno un lavoro, uno stipendio e allo stesso tempo sono le principali responsabili della cura dei bambini e della casa. Questo è il contesto in cui vanno considerate le cose. Sappiamo inoltre che le donne hanno meno tempo libero per attività sociali, di svago, sportive o culturali. Perciò le politiche pubbliche legate alla salute vanno considerate anche dalla prospettiva del genere.



    Inoltre, sebbene nell’UE, gli uomini vivano in media 5 anni in meno rispetto alle donne, bisogna vedere in che misura la salute delle donne è migliore, anche se vivono di più. L’accesso ai servizi sanitari — generalmente buono nell’UE — pesa molto in questa statistica, dice Zuzana Madarova: Se guardiamo certi gruppi sociali, notiamo che a confrontarsi con i maggiori ostacoli quando hanno bisogno di servizi sanitari sono i disabili. Inoltre, il gruppo in cui appaiono le maggiori differenze di genere nell’accesso ai servizi sono i genitori single. Le mamme sole affrontano le maggiori barriere quando desiderano accedere alle cure mediche. Nell’UE, più di 9 milioni di cittadini sono genitori single, e l’85% di loro sono donne.



    Fra le donne europee, le romene stanno peggio per quanto riguarda la salute. Il Gender Equality Index europeo ha concesso alla Romania 70,4 punti a questo capitolo, il più basso nell’UE, dove la media è di 87,4 punti. Non è sorprendente, tenuto conto che la Romania si piazza al primo posto tra i Paesi dell’UE per quanto riguarda la mortalità per cancro cervicale, la mortalità materna alla nascita è molto alta e il cancro del seno è tra le principali cause. La situazione è ancora più triste dato che il cancro cervicale si può prevenire tramite la vaccinazione, mentre quello al seno è parzialmente guaribile, se scoperto per tempo.



    Ana Măiţă, presidente dell’organizzazione non-governativa Mame pentru Mame” milita per la vaccinazione delle ragazze contro il Papilloma virus umano, HPV, responsabile del cancro cervicale e per la prevenzione nel caso del cancro al seno. L’associazione SAMAS per mamme e neonati ha registrato di recente un successo. Ana Măiţă, membro dell’associazione: Assieme a società sanitarie e associazioni non governative siamo riusciti a convincere il Consiglio Nazionale dell’Audiovisivo a inserire nella serie di annunci di interesse pubblico, che i media sono obbligati a trasmettere, anche un messaggio sull’allattamento: l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi di vota è fondamentale per lo sviluppo del bambino. Ma è altrettanto fondamentale per la salute della madre. Gli studi rilevano che le donne che allattano almeno 12 mesi hanno un rischio del 30% più basso di soffrire di cancro al seno.



    La prevenzione dei tumori al seno presuppone anche una serie di esami specifici, uno screening, che include anche la mammografia. Ana Măiţă: Esiste un programma nazionale del Ministero della Salute in tal senso. Purtroppo, alcune donne romene non hanno accesso a questo programma, perché non ne sono informate, non capiscono l’urgenza di questi esami e non chiedono ai medici di famiglia di fare questo screening. In generale, le politiche pubbliche dovrebbero essere più efficaci per garantire la salute delle donne, sottolineare l’importanza della prevenzione, della vaccinazione, continuando poi con l’educazione per la salute nelle scuole e nella comunità, puntando soprattutto sulla salute della riproduzione a cominciare dall’adolescenza. In realtà, in Romania, il 20% delle donne che diventano madri ogni anno hanno un primo contatto con il medico solo quando partoriscono. Non vanno a nessun esame medico prenatale. E a tutti questi esami le donne hanno diritto per legge, l’accesso essendo gratuito nella maggior parte.



    Oltre alla mancanza di educazione sanitaria e di accesso ai servizi medici, i ruoli sociali delle donne e degli uomini, come sottolinea il Gender Equality Index europeo, hanno maggiore importanza di quanto potesse sembrare a prima vista. Ana Măiţă: E’ vero che in Romania, la maggior parte del peso dei lavori domestici spetta alle donne ed è uno dei motivi concreti per cui la donna non trova tempo per occuparsi della propria salute. Ed è qui la radice della triste realtà che la maggior parte delle donne sono diagnosticate con diversi tipi di cancro in fasi avanzate. Arrivano dal medico all’ultimo minuto quando è già troppo tardi per poter essere salvate. (tr. G.P.)

  • Fiere di Bucarest dedicate ai libri e ai testi per bambini

    Fiere di Bucarest dedicate ai libri e ai testi per bambini

    Mancanza di appetito per la lettura, alunni sempre più attratti da internet e IPad che ai libri, genitori troppo impegnati per leggere ai loro bambini … Ecco solo alcuni dei motivi di insoddisfazione legati ai rapporti fra le giovani generazioni e i libri, motivi ormai presenti quasi sempre, negli ultimi anni, nel discorso pubblico sull’istruzione.



    Di recente, però, sono apparse anche iniziative private volte a determinare un cambiamento di atteggiamento: anziché lamentarci, è meglio cercare di migliorare la situazione. Ad esempio, l’associazione Câte-n lună şi-n mansardă” ha organizzato la prima fiera del libro per bambini di Bucarest, BOOKerini. Per un weekend, i bambini hanno avuto accesso a libri per la loro età, a prezzi scontati, alla libreria centrale Cărtureşti”.



    I bambini hanno avuto a disposizione non solo libri, ma anche vari workshop su temi associati alla lettura e ai libri, come ci spiega Valentina Bâcu, una delle organizzatrici: Puntiamo molto sui libri di qualità e cerchiamo di avvicinare i bambini ai personaggi dei libri. Perciò, il modo in cui abbiamo organizzato questa fiera è molto importante. Abbiamo allestito gli stand appositamente per loro, alla loro altezza, di modo che possano arrivare più facilmente ai libri. Si possono sedere per terra, su cuscini e poltrone. Organizziamo anche una serie di attività qui, alla libreria Cărtureşti Verona. In soffitta c’è una mostra che abbiamo realizzato insieme ai bambini un mese prima dell’inizio della fiera. Sempre in soffitta si svolgono workshop e presentazioni di libri.



    Nei tre giorni di fiera, il gran numero di bambini, genitori e professori sembra smentire l’impressione che i giovani non leggano più. Valentina Bâcu: Malgrado questo parere, i bambini leggono e leggono molto, ma senza che siano costretti dal programma scolastico. È una cosa che ho scoperto lavorando con loro e che devono capire anche i genitori e i professori. Loro non leggono se sono obbligati a farlo, non leggono necessariamente i libri raccomandati dai genitori come capolavori. Credo che la cosa più importante sia lasciare che scoprano da soli il piacere della lettura. Proprio per questo abbiamo organizzato la fiera in maniera diversa da altri eventi del genere, perché abbiamo creato spazi di lettura, come ad esempio una tenda. Abbiamo workshop di racconti, di creazione di illustrazioni per i rispettivi racconti. I bambini leggono, questa sarebbe la conclusione, e la prima edizione della fiera BOOKerini ne è una conferma. Nel primo giorno più di 700 bambini hanno partecipato ai nostri eventi. E speriamo che il loro numero aumenti.



    I bambini non solo leggono, ma scrivono pure. Lo abbiamo scoperto a BOOKerini chiacchierando con Delia Calancia, il più giovane scrittore Humanitas”, come si presenta l’autrice del volume scritto e illustrato da lei e intitolato Un giorno della vita di Delia”. Adesso ha 9 anni e mezzo, disegna dall’età di 3-4 anni e dopo aver imparato a leggere, i suoi disegni hanno cominciato a ispirarsi alle letture. Che libri le piacciono? Delia dice: Mi piacciono soprattutto i libri fantasy come quelli di Roald Dahl, ad esempio Matilda” e La fabbrica di cioccolato”. Infatti, tutti i suoi libri mi piacciono. Leggo ogni giorno. Non passo un giorno senza leggere qualcosa.



    Un altro giovane autore è Petru Buzea di 10 ani, che insieme alla sua sorella minore, Smaranda, ha scritto e illustrato il libro Racconti brevi, ma divertenti”. Come gli è venuta l’idea? Petru racconta: Una sera in cui non avevo niente da fare, ho pensato di scrivere un racconto. Ho cominciato a scrivere, poi l’ho letto e l’ho fatto vedere a mia madre che mi ha detto che le piaceva. Scrivo nello stile delle fiabe, perché mi piacciono molto. Poco tempo fa mi è venuta l’idea di scrivere anche ispirandomi alla mia vita.



    Anche Petra, che ha quasi 11 anni, ha provato a scrivere, essendo comunque un’appassionata di lettura: Ho cominciato a scrivere un libro proprio oggi, ma mi piace anche crearne le illustrazioni. Di solito a leggermi erano i genitori, poi ho imparato anch’io e leggevo anche da sola. A volte mi leggeva mia nonna, ma si addormentava con il libro in mano e allora ho deciso di continuare a leggere da sola.



    Il ruolo dei genitori nel far avvicinare i propri figli alla lettura è fondamentale, come in tutti gli altri aspetti legati all’educazione. Per questo, Narativ”, un festival di lettura per bambini, si rivolge in ugual misura anche ai genitori. Abbiamo parlato con Ana, la madre di un ragazzino e di una ragazzina, la quale ci ha detto perché ha portato entrambi i figli a Narativ: Voglio che siano attratti dalla lettura, visto che attualmente, i bambini sono orientati piuttosto verso la TV, l’IPad, l’internet e i telefonini. Sembrano aver perso la passione per i libri. Mio figlio che ha 10 anni ha cominciato a leggere da solo, ma ogni tanto anch’io gli do una spinta. A mia figlia continuo a leggere io, infatti leggiamo insieme, perché frequenta la prima elementare a sta imparando adesso a leggere. Leggiamo insieme, ma il tempo è molto breve. È anche uno dei motivi per cui ho cominciato a frequentare il festival Narativ, appunto perché loro inizino a leggere da soli.



    Il Festival Narativ”, giunto quest’anno alla terza edizione, è organizzato dall’Associazione Curtea Veche”, e offre ai bambini più di 3000 posti gratis ai vari workshop volti a stimolare l’interesse per la lettura. Miruna Meiroşu, vicepresidente dell’associazione Curtea Veche” racconta: Organizziamo workshop su vari temi tramite cui cerchiamo di dimostrare ai bambini quanto sia divertente leggere. Allo stesso tempo cerchiamo di sviluppare la loro creatività, lo spirito critico e la capacità di argomentazione abbinando la lettura a varie tecniche prese dalle arti visive, dall’architettura. Ci sono anche workshop in cui raccontiamo in varie lingue straniere, oppure workshop per bambini con problemi di vista e udito. Oltre a questi tipi di eventi, abbiamo anche conferenze per genitori. Sono ormai tre anni che cerchiamo di promuovere il concetto di parenting per la lettura”, cioè intendiamo familiarizzare i genitori con le tecniche moderne di approccio, nei rapporti con i figli, alla questione della lettura e di insegnare loro come spingere i figli a leggere.



    Da questo punto di vista, però, bisognerebbe unire gli sforzi dei genitori e degli insegnanti perché, secondo uno studio realizzato dall’associazione Curtea Veche”, solo l’8% degli alunni di Bucarest leggono con piacere. (tr. G.P.)

  • Le sfide della migrazione e la violenza contro le donne

    Le sfide della migrazione e la violenza contro le donne

    Firmatara della Convenzione del Consiglio d’Europa sul contrasto della violenza contro le donne, la Romania ha dal 2012 anche una legge contro la violenza in famiglia che prevede anche il rilascio di ordine di protezione contro gli aggressori. Tuttavia, le statistiche non sono molto incoraggianti: il 30% delle romene hanno subito una forma di violenza fisica e/o sessuale e solo il 23% di loro hanno riferito alla polizia gli incidenti più gravi.



    D’altronde, la violenza contro le donne è, purtroppo, un fenomeno molto più diffuso in Europa di quanto si potesse credere a prima vista. Jurgita Peciuriene, specialista presso l’Istituto Europeo per la Parità di Genere, – agenzia dell’UE con sede a Vilnius –, ci offre i più recenti dati in merito: Secondo i dati provenienti dall’Agenzia UE per i Diritti Fondamentali, il 33% delle donne hanno subito varie forme di violenza fisica o sessuale dall’età di 18 anni. Il 18% delle donne sono state inseguite per essere aggredite, mentre il 55% hanno attraversato episodi di molestia sessuale. Per quanto riguarda la molestia sessuale, in generale sono gli uomini che hanno una posizione superiore quelli che praticano la molestia. Nel caso della violenza domestica, il più delle volte le donne soffrono a causa delle azioni del partner, che si tratti di quello attuale o di quello precedente. Purtroppo, è un fenomeno molto diffuso, e la casa non è il posto più sicuro per le donne.



    Nel caso delle donne che lasciano la Romania per un posto di lavoro o una vita migliore in altri Paesi dell’UE, la violenza assume aspetti specifici e molto diversi rispetto alle aspettative iniziali. Silvia Dumitrache, Presidente dell’Associazione delle Donne Romene d’Italia, ci introduce nel mondo delle donne afflitte dal fenomeno della violenza: Molte delle donne che arrivano in Italia sono vittime della violenza domestica già dalla Romania. Uno dei principali motivi per cui molte lasciano la Romania è proprio questo. Una prima forma di violenza attraversata dalle donne che emigrano succede proprio in Romania, nel senso che devono staccarsi dalla famiglia e dai figli. Non tutte le donne ne sono consapevoli, loro hanno comunque l’istinto del sacrificio e, spesso, non hanno altra scelta. Un’altra forma di violenza è il fatto che vivono isolate, chiuse in casa, senza accesso alla vita sociale e alla vita privata. Mi riferisco a quelle che lavorano come badanti nelle case degli italiani. Hanno solo un giorno libero alla settimana, ma non riescono ad avere una vita privata. A volte lavorano anche in nero, che è ancora un’altra forma di violenza.



    Molte romene in Italia sono vittime di un tipo speciale di violenza: il traffico di esseri umani a scopi di lavoro. Una parte dei loro casi — che si possono facilmente descrivere come schiavitù moderna — sono stati presentati anche sulla stampa internazionale, soprattutto quelli in provincia di Ragusa, in Sicilia. Silvia Dumitrache: In quella zona la maggior parte sono donne. Purtroppo, la maggior parte delle donne sono di origine romena. Vivono in condizioni difficili da immaginare, in abitazioni improvvisate con pareti di cartone, a volte assieme ai figli. In Sicilia, non hanno accesso neanche all’acqua potabile a volte, né a internet per comunicare, informarsi e chiedere aiuto. Vivono isolate a molti chilometri dalla prima località. Non hanno accesso a unità sanitarie. I bambini non sono iscritti a scuola. Inoltre, dato che questo modo di abitare non è riconosciuto come tale in Italia, queste persone non hanno neanche documenti legali di soggiorno. Non esistono neanche, dal punto di vista delle autorità italiane.



    Sabina è partita dalla Romania per la Spagna nel 2003, quando ha lasciato un lavoro di docente di geografia per seguire suo marito. Nei 14 anni passati da allora, è arrivata a lavorare, a Madrid, presso un centro di recupero per le donne vittime della violenza domestica. Vi ha conosciuto da vicino i problemi delle donne maltrattate e, soprattutto grazie alla direttrice del centro, è riuscita a spiegarsi anche le proprie sofferenze. Sabina racconta: Anch’io ho attraversato una situazione abbastanza difficile, però non sono arrivata in alcun centro di recupero o rifugio, anche se mi è stata fatta una simile offerta. Noi, romene, siamo educate così, non importa quello che succede, non andiamo alla polizia, non facciamo denunce, non diciamo a nessuno ciò che ci accade … Io sono riuscita a superare questo e a raccontare la mia storia, quello che ho subito. E’ stato un caso di violenza domestica psicologica. In Romania, avevo frequentato una facoltà. Sono arrivata in Spagna e non più fatto il mestiere per il quale mi ero preparata e ciò è arrivato a deprimermi un po’. Sono venuta qui contro voglia ed ero sola, sena parenti. Dovevo fare solo quello che mi si chiedeva di fare, c’erano sempre liti…



    La sua vita era dominata dall’ex marito, considera ora Sabina. Come è riuscita a liberarsene? Prima di tutto, ha ricevuto consigli psicologici, come continua a raccontarci lei stessa: La mia coordinatrice mi ha mandata a fare terapia. Ho dovuto parlare con uno psicologo specializzato in violenza domestica. Così ho saputo che problema avevo, perché fino allora non ne ero consapevole. Qui ho pensato che i problemi legati al denaro, ai figli, allo stress quotidiano, ai problemi adiacenti — come ad esempio il fatto che non vivevamo soli nello stesso appartamento — mi impedivano a rendermi conto di ciò che stavo attraversando. Ero costretta in qualche modo a chiudermi in me stessa, perché se cominciavo a raccontarlo ai genitori, alla sorella o ai suoceri ciò che stavo vivendo, mi avrebbero accusato di essere pazza o cattiva. Ho visto tanti casi nei cinque anni da quando lavoro per questa signora, ho scoperto molte storie di vita delle donne. Nel momento in cui dipendi emozionalmente da una certa persona — nel mio caso, dall’ex marito — e cerchi di far sì che non succedano brutte cose per cola tua — pensando di esserne responsabile –, tutto ciò ti fa scordarti di te stessa e metterti all’ultimo posto.



    Oltre a questi effetti emozionali e psichici, la violenza contro le donne ha anche conseguenze economiche. Stando all’Istituto Europeo per la Parità di Genere, solo i costi della violenza domestica ammontano a 109 miliardi di euro all’anno e includono il costo dell’assistenza medica, dei servizi specializzati di protezione delle donne e anche i costi economici legati all’assenza dal lavoro. (tr. G.P.)

  • La passione per il volontariato

    La passione per il volontariato

    Associato per un lungo periodo al cosiddetto lavoro volontario, imposto dal regime comunista, e proprio per questo respinto dalla gente, il volontariato ha cominciato ad essere diffuso anche in Romania negli ultimi anni. Una nuova generazione, meno segnata dal comunismo, ma influenzata forse anche dai programmi dell’UE volti ad incoraggiare l’impegno sociale dei giovani, ha cominciato a fare volontariato in più settori: ecologia, cultura e assistenza sociale. Un ruolo importante nella ripresa del volontariato ha svolto, forse, anche la legge che gli è stata dedicata nel 2014. Secondo questo atto normativo, anche se le attività e il contratto di volontariato non sono presi in considerazione quando viene calcolata l’anzianità, tuttavia sono riconosciuti come esperienza professionale. Quindi, i giovani volontari possono portare questo argomento a loro favore in un colloquio con un possibile datore di lavoro.



    Ma, al di là di questo, il volontariato si è dimostrato, ultimamente, un modo per mettere insieme le energie delle comunità desiderose di aiutarsi da sole anziché aspettare aiuto dallo stato. Un esempio in tal senso è la recente azione organizzata dall’associazione ArtTour Romania assieme al Centro Nazionale di Informazione e Promozione Turistica Predeal e dal Soccorso Alpino Predeal. Per l’occasione, più di 150 volontari hanno partecipato alla riabilitazione di 19 itinerari su quattro cime montane: i Monti Baiului, Piatra Mare, Postăvaru e Bucegi. Quindi, un’azione avviata e svolta per amore nei confronti della montagna, ma anche per il desiderio di far scoprire anche agli altri il piacere delle gite in montagna.



    D’altronde, il principale organizzatore, Octavian Bodron, vicepresidente dell’associazione per la pubblicità turistica ArtTour, è mosso dallo stesso desiderio in tutte le azioni promosse dalla sua associazione: Sono un appassionato della montagna, mi piace andarci nel mio tempo libero e promuovere varie zone del Paese. Vorrei che potessimo sostenere una migliore informazione, un migliore orientamento sulla montagna, per poter diminuire il rischio dei turisti di smarrire la strada e per poter aumentare la loro gioia di respirare aria fresca, seguire da soli un itinerario sicuro, essere informati prima di mettere piede sulla montagna ed essere pronti a prevenire eventuali pericoli durante le loro gite. — ha dichiarato Octavian.



    L’entusiasmo di Octavian Bodron è riuscito a contagiare anche altri giovani che hanno scelto di passare il poco tempo libero rimasto dopo le impegnative ore di lavoro in città, non nei club, ma in montagna oppure aiutando gli altri. È anche il caso di Ionela: Sono, infatti, una collaboratrice dell’associazione ArtTour, amica di una volontaria. Mi piace quest’associazione, mi piacciono i suoi progetti e mi piace aiutare. Quando vado in montagna, mi piace conoscere gli itinerari, quindi ritracciarli mi sembra un lavoro davvero importante, soprattutto per i principianti, come me. È fondamentale sapere dove vai quando cammini sulla montagna per non smarrire la strada, arrivare chi sa dove oppure vicino a qualche tana di orso. Sono preoccupata anche dell’ecologizzazione. Quando vedo rifiuti in montagna, la mia prima sensazione è di rabbia. Il secondo pensiero è di raccoglierli, già che non mi piace vedere rifiuti buttati per terra. Lo sforzo non è grande. Vorrei trovare un modo per educare la gente a non lasciare più rifiuti per terra.



    Pulire la montagna e ritracciare gli itinerari non sono le uniche azioni in cui Ionela si impegna dopo le ore di lavoro: Ho un lavoro e la mia vita non è collegata esclusivamente al volontariato. Nel mio tempo libero faccio molte cose, tra cui anche volontariato. Realizzo prodotti hand-made, do una mano ad un’associazione che sostiene i bambini ricoverati in diversi centri di accoglienza. Per me, la parola d’ordine è scelgo”. Se io scelgo di fare una cosa, vuol dire che posso e voglio farla. In breve, ciò che conta è il volontariato, perché è una cosa che scelgo di fare. Ultimamente ho notato che sempre più persone scelgono di impegnarsi in azioni di volontariato in diversi modi, ognuno a seconda delle proprie passioni e preoccupazioni. È importante che i volontari coinvolgano anche i loro amici in azioni del genere, così riusciamo a fare delle cose insieme, aiutando gli altri, ma anche noi stessi.



    Per gli appassionati di montagna ritracciare gli itinerari e incoraggiare le gite sono attività importanti, perché negli ultimi anni, le salite e le gite in montagna, almeno in certe zone, sembrano aver perso terreno. I volontari possono essere d’aiuto in questo caso, soprattutto quando sono raggruppati in associazioni.



    Florin ha 21 anni, è di Predeal e fa parte del Gruppo educativo per il sostegno dei giovani GEST, un’altra associazione basata sul volontariato, che ha la missione di segnare itinerari montani e di ecologizzare le montagne. La prima gita in montagna l’ho fatta con mio padre, quando avevo 3-4 anni e siamo andati verso la Cima Piatra Mare per vedere i rododendri. Ma ho continuato più tardi con gli itinerari che partono da Predeal e, quando sono cresciuto, ho fatto quelli nei Monti Bucegi, mi sono iscritto nell’Associazione GEST e con loro ho scoperto meglio la montagna, con le sue parti buone o meno. Pochi Paesi vantano montagne come le nostre, paesaggi o itinerari come questi. Vorrei diffondere quanto più possibile quest’idea, che la gente deve venire in montagna. Non necessariamente per pulire o tracciare itinerari. Anche solo per passeggiare e scoprire la bellezza della montagna, camminare per 10 ore nella foresta, sulle cime, mettere una tenda da qualche parte, accendere un fuoco ed evadere dalla quotidianità.



    Octavian Bodron e l’associazione ArtTour ci assicurano che la riabilitazione degli itinerari intorno alla stazione di Predeal sarà seguita da altri del genere, in altre zone del Paese, tutte queste azioni essendo raggruppate nel progetto ReMarking Romania. Ovviamente, per tutte, sono attesi sempre più volontari. (tr. G.P.)

  • Diventa esploratore della tua città!

    Diventa esploratore della tua città!

    ARCEN e Interesting Times Bureau sono due associazioni culturali che ci invitano da qualche anno a scoprire Bucarest attraverso visite guidate che puntano sulle storie della città interbellica, dei quartieri periferici, sulle storie legate alle mura della città o su quelle avvenute dietro i condomini comunisti. Edmond Niculuşcă, presidente e fondatore dell’ARCEN (l’Associazione Romena per la Cultura, l’Educazione e la Normalità), è del parere che la gente sarebbe più coinvolta in attività di salvaguardia della città se conoscesse le sue storie. Così è stato avviato il progetto ARCEN, quando Edmond era allievo presso la Scuola Centrale, dal desiderio di salvare l’edificio della scuola, inserita ulteriormente grazie a lui nel circuito della Notte Bianca Europea dei Musei: L’ARCEN cerca di avvicinare gli abitanti alla città, alla città soggettiva, intima, personale, come direbbe lo scrittore Mircea Eliade, tramite una serie di itinerari culturali.



    Quest’anno, in collaborazione con l’Istituto Francese di Bucarest, l’ARCEN ha organizzato la serie di eventi Eliade110, un nuovo format dell’itinerario culturale Passeggiando per la Bucarest di Mircea Eliade”, un progetto che ha portato nel 2015 più di 5000 partecipanti in pochi weekend di passeggiate. Il percorso include i quartieri storici di Mântuleasa, Sfântul Ştefan e Sfinţilor Voievozi. Le passeggiate ARCEN abbinano l’architettura e la storia di queste vecchie periferie di Bucarest, racconti dall’infanzia di Mircea Eliade e brani dei racconti fantastici scritti da Eliade durante l’esilio. Edmond Niculuşcă, presidente dell’ARCEN: Alle persone interessate raccontiamo la storia di queste periferie, il modo in cui si sono sviluppate, la loro trasformazione fino ad oggi. Abbiniamo questi racconti storici, architettonici e di urbanistica a frammenti dell’opera di Mircea Eliade, nella maggior parte alla sua letteratura fantastica. Arriviamo, ad esempio, sulla strada Popa Soare, dove si svolge la trama del racconto “Nel cortile di Dioniso”, dove, all’inizio degli anni 1920, cantava Leana, un personaggio femminile che appare in varie ipostasi nelle novelle fantastiche di Mircea Eliade.



    Mentre l’ARCEN è partita dall’idea di tutelare il patrimonio e la memoria affettiva della città attraverso itinerari culturali, Interesting Times Bureau ha come scopo la promozione della cultura urbana e dell’arte di strada. Per questo, dice Doru Răduţă, c’è bisogno di un pubblico già formato, che apprezza il fenomeno street-art: Il principale motivo per cui abbiamo soprattutto turisti stranieri è che loro vengono con i compiti già fatti, si informano sull’offerta di street art di una città e cercano proprio questo. Perciò, penso di non sbagliare a dire che quasi il 90% di coloro che partecipano ai nostri tour siano turisti stranieri. Continuiamo ad organizzare tour di street art anche per alunni e studenti, la maggior parte gratuiti. Questo tipo di eventi viene organizzato soprattutto nella settimana “Un altro tipo di scuola”. Però nella maggior parte dell’anno, il nostro pubblico è straniero. Ovviamente, vorremmo avere un pubblico romeno quanto più numeroso, ma il nostro obiettivo è quello di raccogliere fondi per più opere di arte urbana e, da questo punto di vista, il pubblico straniero è meglio preparato.



    In Romania, la gente non sa ancora qual è la differenza tra graffiti e street art, questo sarebbe uno dei motivi per cui i tour organizzati da Interesting Times Bureau sono apprezzati soprattutto dai turisti stranieri. D’altra parte, dice Doru Răduţă, Bucarest offre un’esperienza particolare rispetto ad altre metropoli europee proprio per il fatto di non essere stata intensamente promossa culturalmente e turisticamente. Attraverso i tour organizzati, Interesting Times Bureau intende ottenere un cambiamento nell’atteggiamento nei confronti della città anche da parte di chi la abita. Doru Răduţă: Si tratta del tentativo di cambiare certe mentalità, soprattutto se pensiamo alla gente che vive in Romania, e in questo caso, a Bucarest, di cambiare le mentalità delle compagnie e delle amministrazioni locali. Tramite le nostre azioni credo che abbiamo contribuito almeno un po’ al cambiamento di queste mentalità. Sono molto contento di essere riusciti nel 2017 ad ottenere il sostegno di alcune compagnie, disposte ad aiutarci nelle nostre azioni. E di essere riusciti anche ad ottenere, almeno a livello formale, il sostegno di alcune autorità locali, che ci daranno una mano per la parte amministrativa, per poter realizzare più murali. Credo, però, che sia necessario cambiare ancora le mentalità delle persone che vivono a Bucarest. Mi riferisco, ad esempio, ai proprietari degli edifici che dispongono di muri ciechi, ottime per lo street art. Ma queste cose cambiano difficilmente e nel tempo. Tuttavia, io sono ottimista e credo che le cose cambieranno di più nei prossimi anni. (tr. G.P.)

  • Ci sono eroi tra di noi

    Ci sono eroi tra di noi

    Il volontariato può essere la maniera più nobile per dimostrare che non sei indifferente! Ovunque nel mondo e in qualsiasi momento, qualcuno potrebbe avere bisogno di aiuto per sopravvivere e l’aiuto potrebbe darglielo ognuno di noi. E, dato che pochi secondi possono fare la differenza tra vita e morte, tutte le persone coinvolte nell’attività dei Servizi di Pronto Soccorso sono in una permanente lotta contro il cronometro. Così è apparsa l’idea del programma Esiste un eroe in ognuno di voi.



    Se è stata una necessità oppure solo il desiderio di una persona con una grande anima di aiutare il prossimo, ce lo dice il promotore del programma, il medico Cristian Grasu: Devo ammettere che siamo partiti da una necessità e siamo arrivati ad un impegno più che emozionale, soprattutto grazie alle persone coinvolte in questo programma. Inizialmente l’idea era come fare per completare il fabbisogno di personale a Bucarest e Ilfov, nel contesto in cui all’epoca eravamo obbligati ad assumere una persona se ne partivano sette. L’unica possibilità che abbiamo trovato è stata quella di ricorrere ai volontari. Le regolamentazioni in questo settore erano abbastanza chiare e a Bucarest dovevamo arrivare entro 15 minuti, mentre in Ilfov entro 20 minuti, ma le risorse umane del Servizio di Ambulanza non ci potevano garantire il 90% di questa performance, l’unica modalità è stata quella di ricorrere a questo tipo di volontariato.



    Come funziona il programma e come arrivano le informazioni, ce lo dice sempre il medico Cristian Grasu: Funziona in maniera molto semplice. Praticamente, al centralino del Servizio di Pronto Soccorso Bucarest Ilfov abbiamo creato un’interfaccia tra il sistema di gestione delle Emergenze intitolato Dispec e l’applicazione “Esiste un eroe in ognuno di voi”. Nel momento in cui viene registrata una chiamata da un luogo pubblico, con un livello di emergenza di codice giallo o rosso, l’informazione passa subito tramite l’interfaccia nell’applicazione che cerca su un’area di 1000 metri intorno alla vittima i volontari che sono disponibili in quel momento. A quei volontari mando automaticamente una segnalazione della rispettiva situazione. Da questo momento in poi, tutto si svolge in maniera democratica e volontaria. Quei volontari sono preparati, sanno cosa bisogna fare e spetta a loro decidere se intervenire o meno.



    Nei quattro anni da quando è stato lanciato il programma il numero dei contratti di volontariato “Esiste un eroe in ognuno di voi” ha superato 5000, e le chance che qualcuno goda entro il più breve periodo dell’aiuto dei volontari sono tanto maggiori quanto più grande è il numero delle persone impegnate. Che cosa manca affinché il programma sia implementato a livello nazionale? Pochissimo! È stato firmato un accordo di partenariato con il Servizio di Telecomunicazioni Speciali (STS), con la Direzione del Numero Verde 112 per avere le informazioni necessarie in tutto il Paese, è stato comprato con i fondi della Società di Pronto Soccorso il hardware necessario, più esattamente due server e tutto quello che è necessario per rispettare le esigenze di sicurezza imposte dal STS. Attualmente manca solo la capacità finanziaria per aggiornare l’applicazione mobile di modo che corrisponda all’attuale livello delle applicazioni android e IOS.



    Qual è la storia che ha impressionato di più il medico Cristian Grasu? Una delle più impressionanti, quella che mi ha colpito di più, è stato un incontro avvenuto alla Conferenza Nazionale di Medicina d’Urgenza a Poiana Braşov, due anni fa, quando un volontario di “Esiste un eroe”, Mihai Moldoveanu, si è incontrato con una persona che aveva salvato da una situazione drammatica. Si tratta di un uomo di quasi 50 anni che Mihai aveva trovato in arresto cardiaco, ha cominciato le manovre di rianimazione fino all’arrivo dell’equipaggio di medici, le manovre sono riuscite e il cuore dell’uomo è ripartito. Due anni fa, a Poiana Braşov, i due si sono ritrovati, legati da un’amicizia straordinaria, un’amicizia per tutta la vita. Spesso il volontariato nel programma “Esiste un eroe” cambia destini.



    Ci sono molti esempi di persone che sono entrate in contatto e si sono impegnate in questo programma, cambiando la propria vita. Facevano mestieri diversi, ma si sono orientate verso la salute, verso l’assistenza medica d’urgenza, si sono iscritte a scuole infermieristiche, alla facoltà di medicina, per il desiderio di fare veramente qualcosa che le accontentasse e le facesse sentirsi utili. Il volontario Alexandru Andraşi, coordinatore del Dipartimento di Volontariato dell’Associazione della Società di Pronto Soccorso Bucarest, ha condiviso con noi qualcosa delle sue esperienze di eroe: Alla fermata Università della metropolitana, una persona era caduta, si erano fermati intorno molti passanti. Sono andato a vedere quella persona e secondo me aveva subito un arresto cardiaco. Ho cominciato subito le manovre di rianimazione, ho chiamato 112, nel frattempo è arrivato anche l’equipaggio di pronto soccorso e ovviamente ho ricevuto anche sul telefono la segnalazione del caso. La situazione dimostra che a volte qualche secondo può fare la differenza tra la vita e la morte. (tr. G.P.)

  • Imprenditoria femminile in Romania

    Imprenditoria femminile in Romania

    Lo spirito imprenditoriale, come segno di indipendenza delle donne di oggi, sembra aver preso il sopravvento. Secondo le statistiche, in Romania, il 29% degli imprenditori sono donne e negli ultimi anni il loro numero è aumentato del 7%. Inoltre, secondo l’indice dell’imprenditoria femminile calcolato dall’Istituto per l’Imprenditoria e lo Sviluppo Globale (GEDI), la Romania si piazza al 33esimo posto sui 77 Paesi analizzati, con 49 punti (su 100 possibili) per il clima e le condizioni generali di sostegno agli affari avviati da donne. Si tratta di donne che, avendo già accumulato una ricca esperienza professionale come dipendenti di varie compagnie, vogliono mettersi in proprio. Oppure di donne che, una volta diventate mamme, vogliono lavorare a casa per gestire il proprio tempo da sole e dedicarsi di più ai figli. Oppure, semplicemente di donne che trasformano una passione o un hobby in affare.

    Dei tipi di affari avviati dalle donne romene, abbiamo parlato con Adina Filculescu, proprietaria di una bottega di arrangiamenti floreali. Adina Filculescu ci ha detto quali sono i settori prediletti delle donne d’affari: Le industrie creative, l’educazione, le attività mediche, il turismo, l’organizzazione di eventi. In generale, partono dalla passione per un certo settore o, come risulta da alcune ricerche, le donne sono propense verso affari nel settore in cui hanno anche studiato. Ovviamente, l’aspetto finanziario conta moltissimo, ma io conosco i casi di alcune donne che hanno rinunciato a lavori molto bene pagati presso compagnie private, per avviare i propri affari, con tutti i rischi che ne derivavano.

    I rischi e le difficoltà appaiono sin dall’inizio, dal tentativo di ottenere un credito bancario. Le banche sono abbastanza riservate nel concedere finanziamenti alle donne che avviano affari. Adina Filculescu: Le donne sono propense soprattutto verso industrie creative, investono piuttosto per passione e non sono necessariamente orientate verso modalità di crescita accelerata del profitto. Quindi la restituzione del credito è vista come rischiosa.

    Forse anche per questo motivo, ci sono più iniziative delle istituzioni europee volte a incoraggiare e finanziare l’imprenditoria femminile oppure le piccole e medie imprese dirette da donne. Sull’utilità di questi strumenti, Adina Filculescu afferma: Ci sono soprattutto fondi che arrivano dai programmi strutturali e di coesione dell’UE. C’è il programma SRLD (SRL debuttanti) tramite cui viene offerto un finanziamento di 10.000 euro all’inizio di un affare e diversi altri stimoli, come l’esenzione dal pagamento del contributo al budget delle assicurazioni sociali per i datori di lavoro. Però, è abbastanza difficile accedere a tutti questi programmi, perché c’è anche molta burocrazia. Per questo ci sono molte donne che si arrangiano da sole quando avviano un affare.

    Una di loro è Bibiana Stanciulov, che dirige una compagnia che fabbrica il primo prodotto romeno inserito nel catalogo europeo dei marchi di qualità: la marmellata di prugne di Topoloveni che, nel 2011, ha ottenuto la certificazione Indicazione Geografica Protetta. Degli inizi di quest’affare, segnati da ottimismo, ma anche da difficoltà, Bibiana Stanciulov ricorda: Ho preso, nel 2001, quello che era rimasto di una fabbrica di Topoloveni in seguito alla liquidazione giudiziaria. Era rimasto il dipartimento di marmellate disidratate e acquaviti. L’inizio è stato terribile, perché speravo che, di tutto quello che avevo comprato, funzionasse almeno una rotella. Ce l’ho fatta con uno slancio che ora non riconosco più, non so da dove sia saltata tutta la mia energia di allora. Probabilmente è stata la paura che non mi succedesse qualcosa di grave a determinarmi ad andare avanti e a cercare di fare qualcosa, nel contesto in cui mi ero laureata in sociologia e filosofia e non avevo mai avuto niente a che fare con gli affari o con l’industria alimentare.

    La salvezza è arrivata con il ritrovo della passione per la tradizione e con la scoperta di un’antica ricetta, risalente a 100 anni fa, quella della marmellata di prugne, tipica per la regione di Topoloveni. La tradizione non è però bastata. C’è stato bisogno di soldi per produrre la marmellata agli standard che Bibiana Stanciulov si era prefissa e per ottenere anche la qualità di Indicazione Geografica Protetta. Ovviamente il finanziamento non è stato ottenuto facilmente. Bibiana Stanciulov ricorda: Mi era stato promesso che, tramite il fondo Farmer, saremmo riusciti ad accedere ad altri fondi europei con un interesse del 2%-3%, però io che ero indipendente, non affiliata a nessun partito o gruppo di interessi, non ho ricevuto il finanziamento tramite il fondo destinato ai farmer. Allora, la banca mi ha offerto un mutuo in euro con un interesse del 7% – 8%, ponendomi la condizione di avere un contributo proprio del 20%. Questo, per me, è stato uno sforzo sovrumano. Non era legato al fatto di essere donna. In Romania, quello che conta è essere affiliato ad un partito o ad un gruppo di interessi. Io, paradossalmente, ce l’ho fatta senza avere questa appartenenza. È vero che, dal punto di vista finanziario, il credito è stato un peso enorme, ma io non ho mai preso in considerazione esclusivamente il profitto. Ho pensato, in primo luogo, alla continuazione di una tradizione centenaria.

    Oggi, tutte quelle difficoltà sono superate, ne sono apparse altre. Tuttavia, Bibiana Stanciulov incoraggia le donne a non rinunciare all’imprenditoria se è questo quello che vogliono: Se avviano un affare, è importante che appartenga a loro, che mettano la loro impronta personale su tutto quello che fanno. Devono fidarsi di quello che fanno. Se non è così, è meglio che non comincino neanche. Non è facile fare affari, ma c’è quella soddisfazione totale dell’indipendenza che ti fa dire: Con i miei soldi faccio quello che voglio. (tr. G.P.)

  • Il mercato nero dei farmaci in Romania

    Il mercato nero dei farmaci in Romania

    La vendita online di farmaci provenienti da fonti non autorizzate è un fenomeno molto pericoloso e difficile da controllare in tutto il mondo. Esistono persino delle reti delinquenziali che ottengono profitti enormi dalla vendita di medicinali contraffatti. L’Istituto Internazionale per la Ricerca contro i Farmaci Contraffatti informa che uno su due farmaci venduti su internet è contraffatto e solo una farmacia online su 20 è legale.



    Anche se non molto grave, neanche in Romania la situazione è buona. Di recente, è stato reso pubblico a Bucarest il primo Rapporto di Monitoraggio sulla vendita online di medicinali provenienti da fonti non controllate in Romania. Il rapporto valuta la situazione attuale della vendita illegale su internet di medicinali rilasciati solo in base ad una prescrizione medica, fatto che genera un alto rischio per la salute pubblica. Stando a Dan Miclea, direttore generale di Media Kompass, l’organizzazione che ha elaborato il rapporto, sono stati monitorati tutti i prodotti inseriti nell’elenco del Programma Nazionale di Oncologia, nell’elenco del Programma Nazionale per le Malattie Rare e in quello dei vaccini negli ultimi cinque anni. Si è notato che i malati di cancro sono i più esposti ai rischi della vendita illegale di farmaci. Dan Miclea riassume le conclusioni del rapporto: “In primo luogo, si tratta del ruolo molto importante dell’educazione e dell’informazione del paziente. Una persona che affronta una situazione disperata, come i malati di cancro, non ha tempo per aspettare di trovare una soluzione normale di cura, come hanno probabilmente gli altri pazienti, afflitti da malattie croniche. Oltre all’educazione e all’informazione, che spettano alle autorità, ma forse anche alla società civile e alla stampa, è importante che la stampa faccia il suo dovere, cioè svolgere indagini giornalistiche. C’è bisogno anche di una legislazione che non lasci spazio a interpretazioni, che riguardi i siti che pubblicano annunci, i venditori, ma anche le pubblicazioni”.



    Il sotto commissario di polizia Răzvan Marinică, dell’IGPR – Ispettorato Generale di Polizia – Direzione Indagini sulla Criminalità Economica, afferma che le persone che si occupano di commercio illegale rischiano una sanzione penale, per reati che possono essere inquadrati come evasione fiscale, riciclaggio di denaro oppure vendita di farmaci contraffatti: “La legislazione è un po’ ambigua. Ci crea alcuni problemi, soprattutto l’articolo del Codice penale che prevede la vendita di farmaci contraffatti. Non è prevista chiaramente la falsificazione del medicinale in sé, ma solo la contraffazione. Contraffare vuol dire solo falsificare il marchio, ma non il prodotto in sé, il suo contenuto. Abbiamo a che fare con circuiti delinquenziali, in cui non vengono registrate le entrate e la vendita di medicinali. Il ricavato viene riciclato tramite diversi circuiti finanziari, fiscali”.



    Un disegno di legge che dovrebbe stabilire il quadro legale per il funzionamento delle farmacie online sta per essere adottato dalla Camera dei Deputati.



    Cezar Irimia, presidente dell’Alleanza dei Malati Cronici di Romania, è del parere che non sia la mancanza di informazione o di educazione la causa per cui i malati scelgono di comprare da fonti illegali, bensì una politica difettosa: “Conosco pazienti che hanno comprato su internet, conosco pazienti che sono stati truffati, che hanno mangiato del gesso che aveva la forma di una pastiglia. Se ne sono resi conto dopo, perché avevano la febbre e hanno portato al laboratorio quello che avevano preso. Oppure, un altro esempio, hanno mangiato carbone vegetale messo in una scatola di citostatici. Il malato non sapeva che aspetto doveva avere il farmaco. Pensava dovesse essere nero. Questi opportunisti arrivano in situazioni di crisi e cercano di vendere non solo su internet, ma anche intorno agli ospedali. Come si è arrivati qui? Chiedetelo a chi ci governa. La mancanza di politiche sanitarie coerenti è la causa di questo disastro. La mancanza di responsabilità ha portato a questo disastro. Sono scomparsi alcuni farmaci poco costosi, ma vitali nelle terapie oncologiche. È la politica disastrosa dei prezzi, praticata dal Ministero della Sanità. Quindi, molti farmaci sono stati ritirati dal mercato, mentre quelli efficaci come affare economico scompaiono all’esportazione parallela. C’è una segnalazione da parte dei giornalisti di investigazione tedeschi i quali hanno scoperto che circa il 90% dell’importazione di farmaci arriva sul loro mercato dalla Romania”.



    Nicolae Fotin, il presidente dell’Agenzia Nazionale dei Farmaci e dei Dispositivi Medici, afferma che ci sono misure volte a prevenire l’entrata di farmaci contraffatti nel circuito legale di vendita. E ammonisce che i rischi ai quali si espongono i malati tramite l’acquisto di farmaci online, da fonti non autorizzate, sono molteplici: “Il fatto che non siano conosciuti la provenienza della medicina, il produttore, le sostanze attive, le concentrazioni, gli eccipienti… comporta rischi che possono essere particolarmente nocivi per la salute. Se parliamo, ad esempio, dei vaccini, sappiamo tutti che i vaccini sono sensibili, vanno conservati e trasportati al freddo, alcuni a 28 gradi, altri si possono congelare, altri no… Se non vengono rispettate le temperature di trasposto, appare un primo effetto nocivo, quello che il rispettivo vaccino viene somministrare invano. Anche se si tratta di un vaccino autorizzato, non ha più effetto, perché sono necessarie certe condizioni di stabilità in cui ogni medicinale è conforme alle specificazioni per cui è stato autorizzato. Qualsiasi trasgressione delle rispettive specificazioni vuol dire degrado. Il degrado è direttamente collegato all’efficacia e alle reazioni avverse”.



    E non è tutto, in alcuni casi, nei farmaci falsificati sono state scoperte sostanze tossiche, come il mercurio o topicidi. Quindi, prima che le istituzioni competenti avviino delle pratiche legali, ognuno di noi, quando acquista farmaci online, dovrebbe controllare tra l’altro lo stato giuridico del sito e i loghi che certificano l’autorizzazione dei rispettivi siti. (tr. G.P.)


  • Le preferenze culturali dei romeni

    Le preferenze culturali dei romeni

    Le chiese (il 99%), i centri culturali (il 76%), i festival locali (il 76%), i parchi (il 75%), le case di cultura (il 72%) e le biblioteche (il 71%) sono, secondo la popolazione, i più diffusi elementi d’infrastruttura culturale in Romania. Sono le conclusioni del Barometro del Consumo Culturale 2016, uno studio sociologico che misura le preferenze culturali dei romeni, realizzato dall’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Formazione Culturale (INCFC). Secondo lo stesso studio, il 60% delle persone intervistate ritiene che siano necessarie più edicole, il 68% – più biblioteche, il 62% – più librerie e il 59% – più parchi.



    Anda Becuţ, della Direzione Ricerca dell’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Formazione Culturale: “A livello nazionale, come potete notare, ai primi posti tra gli elementi d’infrastruttura si piazzano i centri culturali, i festival, le feste e i parchi, con certe differenze da una regione all’altra. La maggiore percentuale di consumatori di cultura si registra a Bucarest e nella provincia di Ilfov e tale fatto è dovuto alla capitale, che vanta una ricca infrastruttura culturale, superiore alle altre città. Ci sono grandi differenze anche tra lo spazio rurale e quello urbano, nello spazio rurale la gente è abituata a un certo tipo di offerta culturale e in tal caso il grado di consapevolezza è più basso. Vorrei menzionare che è la prima volta che è realizzato questo indice della partecipazione culturale, abbiamo utilizzato il metodo Eurostat, e abbiamo riunito tutte le attività e il grado di partecipazione alle attività nello spazio pubblico. Vorrei sottolineare anche il tasso molto alto di consapevolezza dell’impatto culturale sulla coesione sociale, ma anche sullo sviluppo economico di una comunità.”



    Lo studio realizzato dall’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Formazione Culturale rileva inoltre che il 32% dei romeni non ha comprato un libro negli ultimi dodici mesi e il 29% non ha letto nessun libro in questo periodo. La musica folcloristica e etnica si piazza al primo posto tra le preferenze dei romeni in materia di musica e danza (il 53%), seguita dalla musica pop romena (il 30%), pop straniera (il 20%), manele (il 15%); blues (il 11%); hip-hop e musica classica e sinfonica ciascuna con il 9%, rock (il 7%), opera e operetta, jazz ed elettronica ciascuna con il 6% e sperimentale (il 3%).



    Il sociologo Dan Jurcan afferma: “Il 70% dei romeni non va al teatro e nemmeno al cinema. La differenza dall’Europa potrebbe essere giustificata dalla pirateria, come rilevano i dati dei precedenti anni. Permane inoltre una grande differenza tra l’ambiente urbano e quello rurale. In generale, il consumatore di cultura ha un certo profilo: ha studi universitari e abita nell’ambiente urbano. Nel 70% delle località rurali esistono dei centri culturali, ma la domanda che ci si pone è quanto siano ancora culturali queste istituzioni. Perché la maggior parte delle attività che vi si svolgono sono rituali, matrimoni, funerali o attività elettorali. Un’altra cifra che ha attirato la nostra attenzione è legata al rapporto tra il successo sociale e la lettura. Il 77% delle persone intervistate per questo studio ha dichiarato di preferire lavorare anziché leggere, mentre il 55% è del parere che non sia necessario leggere per avere successo nella vita. Ciò dimostra che la promozione, soprattutto tramite i mass media, di alcuni modelli di facile successo, padroni di club calcistici o imprenditori, è nociva, e persone come loro sono diventate dei punti di riferimento per molti giovani. Un’ultima cifra che mi ha attirato l’attenzione: oltre il 78% delle case ha accesso alla televisione via cavo, quindi anche a internet. E solo il 12% delle persone intervistate ci ha detto di non aver mai utilizzato Facebook. Ciò dimostra che le reti sociali si sono diffuse anche tra le persone anziane, se facciamo una differenziazione per categorie di età. Evidentemente, è aumentato l’accesso all’informazione, ma sorge una domanda legata alla quantità del contenuto culturale che consumiamo quando utilizziamo Internet.”



    L’indagine sociologica rileva che il 77% delle persone intervistate dimostra un basso livello d’implicazione culturale; per il 19% il livello è medio; il 3% ha un livello alto d’implicazione e solo l’1% è molto implicato culturalmente.



    Carmen Croitoru, direttore generale dell’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Formazione Culturale: “Un’altra analisi importante è legata alla distribuzione generale dell’opinione delle persone intervistate sull’impatto sociale della cultura. E’ la prima volta che misuriamo quest’aspetto ed è stata anche per noi una piacevole sorpresa, perché siamo arrivati alla conclusione che la gente considera che la cultura sia importante. Secondo le nostre osservazioni, gran parte di quello che possiamo definire consumo culturale si svolge su Internet, la gente ha accesso anche a contenuti culturali se entra su Internet. E in Romania, a differenza di altri stati europei, le persone che usano Internet sono più numerose.”



    Le forme più diffuse di consumo culturale nello spazio pubblico (almeno una volta all’anno) sono state: le visite a musei e mostre (il 20%), la partecipazione a spettacoli di teatro (il 13%), il cinema (il 9%), gli spettacoli di opera e operetta (il 7%), la filarmonica (il 6%), il divertimento e la musica (il 17%) e la lettura nelle biblioteche pubbliche (il 6%). Secondo il barometro, il principale ostacolo invocato dalle persone anziane come causa della non partecipazione a eventi culturali è la mancanza di soldi — il 42%, lo stato di salute / la malattia — il 21%, l’età — il 12% o il poco tempo disponibile — il 7%. (tr. G.P.)


  • Come può essere realizzata una valutazione del sistema educativo romeno

    Come può essere realizzata una valutazione del sistema educativo romeno


    Coinvolta
    negli ultimi venti anni in tutt’una serie di cambiamenti, con la la riforma
    curricolare, tra le più recenti, la scuola romena tenta di fronteggiare il
    meglio possibile le provocazioni del XXI-o secolo. Tra queste, un modo di autovalutazione del sistema, della
    prestazione degli insegnanti e dei risultati di allievi e studenti. Di recente,
    uno studio realizzato tramite la
    collaborazione della autorità romene, UNICEF e OCDE (Organizzazione per la
    Cooperazione e Sviluppo in Europa) si è proposto proprio la valutazione e
    l’esaminazione del settore Istruzione. Secondo la legge per l’Istruzione in
    vigore, i bambini del sistema preuniversitario sostengono una serie di
    valutazioni che partono dalla seconda elementare, continuando con la quarta, la
    sesta classe e che culminano con la Valutazione Nazionale sostenuta dell’ottavo
    anno che segna anche l’ammissione al liceo. Considerato il più importante test
    scolastico fino all’eta dei 14-15 anni, la Valutazione Nazionale sta generando,
    com’era anche da aspettarsi, tutt’una serie di controversie. Di alcune di
    queste, ci parla Ioana Baltaretu, membro nel Consiglio Nazionale degli Allievi ci dice: Per
    quello che riguarda la nostra valutazione , il Consiglio Nazionale degli
    Allievi ha notato come, troppo spesso, l’accento viene messo sulle materie che
    fanno l’oggetto degli esami nazionali. Gli esami, nella forma attuale, favoriscono
    la capacità di imparare a memoria a sfavore di quelle che sfruttano il
    razionamento. Pero, circa il 40% degli allievi romeni di 15 anni, sono
    considerati analfabeti funzionali. Anche
    se sanno leggere, non capiscono i testi a causa delle tecniche di insegnamento
    basate sulla memoria.


    Se durante gli anni di
    scuola, i bambini e i giovani attraversano tappe in cui vengono esaminati, d’altra parte,
    anche loro, vorrebbero valutare il modo in cui sono educati nella scuola. Ioana
    Baltaretu :Consideriamo ancora scarso il coinvolgimento
    degli allievi nell’esaminazione interna. Tramite l’attività del rappresentante
    degli allievi nel Consiglio Scolastico, nella commissione di valutazione e assicurazione della qualità,
    nel 97,5% dei casi, gli allievi non possono presentare la loro opinione o
    adirittura non sono neanche convocati ai colloqui. E necessario il rispetto
    della legislazione in vigore e l’applicazione dei diritti degli allievi rappresentati.
    A nostro avviso è assolutamente necessario che i processi di esaminazione
    superino la condizione di formalità e inizino ad essere percepiti come un
    meccanismo in grado di consolidare un sistema educativo di qualità del quale
    possano beneficiare tutti.


    Esattamente alle modaòità
    in cui le esaminazioni sono in grado di dimostrare la loro efficienza si
    rifersice anche lo studio Valutazioni
    ed esaminazioni nel sistema educativo romeno relizzato dall’UNICEF in
    collaborazione con l’ Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo in Europa.
    Le realtà sulle quali poggia lo studio pero’,
    non sono proprio soddisfacenti. Nel 2015, rispetto al 2012, gli allievi romeni
    hanno ottenuto progressi ai test PISA. Al capitolo scienze invece, il 38,6%
    dei bambini di 15 anni si sono piazzati sotto il secondo livello, vale a dire
    al di sotto del livello base che dovrebbe essere raggiunto entro la fine dell’
    insegnamento obbligatorio.


    Partendo da questa
    situazione sorge la domanda su come, attraverso esami e test, ci si puo rendere
    conto non solo del valore reale degli alunni, ma anche delle modalità per aiutarli
    a migliorare. Secondo gli autori del rapporto, la risposta risiede in una
    maggiore flessibilità del sistema di insegnamento. La scuola dovrebbe diventare
    non solo un posto di risultati al vertice – dei quali la Romania ha dimostrato di essere
    in grado ottenere- ma anche di ‘inclusione, in cui tutti gli allievi possano
    ottenere abilità e conoscenze che sono richieste dal mercato del lavoro. In
    questo senso si puo ancora migliorare, nota Andreas Schleicher, direttore nell’
    Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo in Europa all’inizio degli anni 2000, la Romania non aveva
    nessuna autorità independente specializzata nella valutazione delle scuole.
    Oggi invece, la Romania offre un centro di valutazione ed esaminazione ben
    sviluppato. Ma forse la cosa più importante e che la Romania rappresenta uno
    dei pochi esempi di progresso a livello europeo. I nuovi programmi sono
    sincoronizzati con le aspirazioni che si addicono al XXI secolo. Offrono a ogni
    giovane la possibilità di approfondire le conoscenze, di ottenere le abilità e
    il pensiero critico necessari per parteicpare attivamente alla società di
    domani. Molte cose a livello dell’istruzione peroà si dimostrano più facili da
    teoretizzare e più difficili da applicare. Una parte dell’infrastruttura e
    degli insegnanti non sono sincronizzati alle rchieste del XXI-o secolo. Gli
    esami nazionali determinano amcora il futuro degli allievi e si basano su un
    set rigido di conoscenze accademiche sin dall’età di 14 anni. Per noi questo e
    ingiusto e obsoleto.


    Per le autorità romene,
    l’aspetto più importante del raporto UNICEF – OCDE resta la raccomandazione
    secondo cui : le valutazioni nel sistema d’insegnamento preuniversitario debbano
    assumere un carattere formativo e non uno basato sulla classificha, afferma Pavel
    Nastase, Ministro dell’Istruzione afferma: Dobbiamo
    cambiare il modo di interpretare le cose e vedere nella valutazione degli allievi, degli insegnanti, delle scuole
    e del sistema, un opportunità di ricevere un feedback e di conseguenza di
    essere in grado di intervenire per ottenere un processo educativo di milgiore
    qualità incentrato sull’allievo.
    Vogliamo avere insegnanti preparati per la valutazione formativa che si svolge
    durante le classi di studio. Non solo attraverso prove scritte o esami
    nazionali. In questo modo sarà ridotta la pressione sugli allievi . Di
    conseguenza, un elemento molto importante in questo rapporto e la componente di
    valutazione formativa. Questo tipo di valutazione deve portare alla creazione
    di schede personalizzate per la preparazione per gli allievi. Per il momento,
    noi realizziamo la valutazione, ma non in tutte le scuole si verifica anche la
    seconda parte, vale a dire quella dello sfruttamento delle valutazioni e una conseguente personalizzazione della
    preparazione per ogni allievo in parte.







  • La Società

    La Società

    Nel 2014, un caso molto grave
    attirava l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. Un allieva di 18
    anni era sta violentata da un gruppo di 7 giovani. Dopo la decisione dei
    magistrati di arrestare gli agressori sono arrivate, pero’, anche le reazioni
    della comunita’. Paradossalmente, non sono stati pochi quelli che si sono
    trovati dalla parte dei colpevoli, secondo cui la vittima ha distrutto sette
    famiglie ed ha istigato ad essere violentata. Atteggiamenti sessisti e
    discrimazioni di questo tipo troviamo pero’ anche a case piu’ grandi,
    proprio nel Parlamento Europeo, dove un deputato polacco ha dichiarato
    che le donne dovrebbero guadagnare meno degli uomini, perche sono piu’ deboli,
    piu’ piccole e meno intelligenti


    . Un affermazione del genere e’ stata
    fatta anche da un neurochirurgo e politico romeno secondo cui le donne non sono
    fatte per la chirurgia. E perche nel mese di marzo le donne godono di una
    maggiore attenzione, diverse aziende hanno preparato delle sorprese. Tra
    queste, la catena di panetterie Paul ha esposto nelle vetrine le specialita’
    Croque serva e Croque Monsieur. Andreea Braga, membro FILIA, un
    organizzazione nongovernativa che lotta contro la discriminazione tra uomini e
    donne tramite attivismo, advocacy e ricerca ci offre una spiegazione Credo che
    tutte queste cose sono possibili perche’ non abbiamo un educazione in grado di
    sostenere l’ugualianza tra i generi, il rispetto, la storia femminista, il
    contributo delle donne a livello della societa’, di insegnarci quanto sia
    dannosa la discriminazione. Oltre a questo tipo di messaggio trasmesso dai
    formatori di opinione riscontriamo anche atteggiamenti discriminatori, che
    intaccano sui diritti delle donne. E il caso della recente marcia contro
    l’aborto, svolta in diverse citta’ romene e che ha stigmatizzato pubblicamente
    le donne per il loro diritto di decidere sul loro corpo. Manifestazioni del
    genere ci dimostrano di non avere imparato niente dalla storia del nostro
    Paese. Ricordare che l’aborto e’ stato messo al bando nel periodo del comunismo
    e che oltre 10.000 donne – per considerare solo i dati ufficiali – sono morte
    di questa causa. E chiaro che ci troviamo in un momento in cui i diritti delle
    donne sono aggrediti dai valori conservatori e che allo stesso tempo non
    abbiamo un alternativa a livello educativo. Abbiamo le leggi, abbiamo una
    Costituzione secondo cui siamo uguali, ma la realta’, e quando dico realta’, mi
    riferisco anche ai dati statistici – ci dimostrano che ci sono ancora molte
    inugualianze.


    Secondo le statistiche, in Romania,
    una su quattro donne e’ stata aggredita fisicamente o sessualmente dal suo
    partner almeno una volta, mentre secondo i rapporti piu’ recenti del Pubblico
    Ministero – 2013,2014,2015 – il numero delle vittime cresce ogni anno. Se si
    fa’ riferimento al mercato del lavoro, le donne in Romania hanno stipendi piu’
    bassi e sono meno promosse rispetto agli uomini. Secondo i dati della BM la
    Romania ha il terzo tasso di occupazione piu’ basso dell’UE per la manodopera
    delle donne.


    Secondo Andreea Braga,
    l’alternativa alle mentalita’ e agli atteggiamenti sessisti dovrebbe
    essere individuata nell’educazione. I risultati dei sociologi in seguito
    all’analisi delle illustrazioni – oltre 1600 – mostrano pero’ che i manuali
    scolastici non sembrano sostenere l’ugualianza tra uomini e donne, anche se
    consideriamo solo i manuali pubblicati negli ultimi anni. Cosima Rughinis, che
    ha avviato quest’ampia ricerca, ci ha detto che si e’ tenuto conto di due
    aspetti : la rappresentazione di uomini e donne e il modo in cui compare la
    tecnologia nelle illustrazioni. In poche parole, le donne sono belle, buone,
    vestite di rosa, con in mano uno specchio o una bambola. Quando diventano
    grandi invece, la bambola viene sostituita con un bambino, uno specchio o con
    una pentola. Ai ragazzi invece, viene permesso di essere ribelli, di
    conquistare lo spazio o di scoprire formule chimiche. Cosima Rughinis :
    Il problema e’ che la realta non e’ questa. Ci sono donne che lavorano come
    igegnieri o guidano dei tassi. I manuali non riflettono la realta’. Non aiutano
    i bambini a vedere un mondo in cui le loro madri hanno un occupazione, creano,
    al contrario, una percezione distorsionata o un interpretazione che non
    rispecchia il mondo in cui viviamo. I manuali dovrebbero contribuire al
    miglioramento della prospettiva di un allievo verso il mondo in cui vive e
    incoraggiare le aspettative delle ragazze. Invece, come dicevo, i manuali non
    gli aiutano a vedere il mondo reale. E se per le edizioni di vecchia data
    no siamo molto sorpresi, da quelle nuove, avevamo altre aspettative.


    Le illustrazioni sono sostenute dal
    contenuto. E per realizzare un cambiamento a livello del contenuto -
    limitandoci al caso dei manuali di letteratura- gli autori avrebbero diovuto
    scoprire che esitono anche donne che hanno fatto letteratura. Cosima Rughinis Nel
    caso dei manuali, le fonti di inugualianza sono diverse. Da una parte, c’e il
    sessismo culturale che in Romania non viene considerato un problema .
    D’altra parte, se guardiamo alla struttura dei manuali, notiamo che sono usati
    testi letterari del XIX-o secolo. Testi realizzati da uomini, secondo la
    prospettiva del XIX-o secolo. In questo modo, il passato diventa una fonte per
    la realta’ dei nostri bambini. Una soluzione sarebbe i manuali prelevino anche
    testi pubblicati dalle donne, alcune contemporanee. Come conclusione, oltre
    alle rappresentazioni sessiste, i manuali includono diverse rappresentazioni
    patriarcali, che ritroviamo nella Romania di 150 anni fa’. D’altra parte, vi
    invito a consultare i manuali di educazione civica al capitolo che parla dei
    leader. In generale, con due tre eccezioni, si osserva chiaramente la
    differenza tra uomini e donne. Tutti i manuali presentano i maschi come leader.
    Com’era anche da aspettarsi.Ma come vanno d’accordo le mentalita’ del XIX-o
    secolo dei manuali con la legislazione attuale ?: CI risponde Andreea Braga
    Abbiamo una legge e una strategia nei confronti della parita’ tra i generi, ma
    per quanto tempo non esiste la volonta’ politica, persone che considerino la
    parita’ tra i generi una priorita’, non cambieremo molto. Quando mi riferisco
    alle priorita’ parlo anche di certe forme di violenza subite dalle donne, nello
    spazio pubblico e privato. Siamo tutti consapevoli di questi problemi, pero’
    restano sempre al di la’ del discorso pubblico. Di rado vediamo dibattiti sulla
    creazione di strutture di rifugio per le vittime della violenza in famiglia,
    nelle condizioni in cui in 13 distretti praticamente neanche esistono. Oppure
    riscontriamo proposte legislative che incoraggiano la discriminazione o la
    moltestia al posto di lavoro, nel senso che l’agressore, alla sua prima manifestazione,
    viene punito solo con un monito. E chiaro che per determinare un cambiamento
    strutturale a livello sociale c’e bisogno di educazione. Educazione da fare al
    piu’ presto possibile. Poi, risulta necessaria l’ informazione e la
    sensibilizzazione a livello dei politici