Category: In primo piano

  • Papa: messaggio augurale del Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena

    Papa: messaggio augurale del Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena


    Nel messaggio augurale a Sua Santità, Papa Francesco, il Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena, Sua Beatitudine Daniel, auspica che Sua Santità continuerà ad appoggiare i fedeli ortodossi romeni, molto numerosi in vari Paesi dell’Europa, soprattutto in Italia, così come lo hanno fatto costantemente i Suoi predecessori, il Beato Papa Giovanni Paolo II e il Papa Emerito Benedetto XVI”.




    Inoltre, il Patriarca ha sottolineato la necessità della cooperazione per la solidarietà con la gente colpita dalla crisi economica e spirituale della società contemporanea.




    Siamo convinti che i valori morali autentici, basati sulla fede cristiana bimillenaria, continueranno a ricoprire un posto centrale nell’operato di Sua Santità come Pontefice della Chiesa Romano-Cattolica, dato il lavoro pastorale che Sua Santità ha già intrappreso in Argentina”, si legge nel messaggio del Patriarca.




    Questa missione è una priorità anche nella nostra Chiesa Ortodossa. Perciò, in questo contesto, è molto necessario cooperare, per la solidarietà con coloro che soffrono di più a causa della crisi economica e spirituale della società contemporanea, per dare una testimonianza cristiana congiunta nel mondo, nello spirito dell’amore misericordioso del nostro Signore, Gesù Cristo”, sottolinea ancora il Patriarca Daniel.

  • Papa: messaggio augurale del presidente Traian Basescu

    Papa: messaggio augurale del presidente Traian Basescu


    Il presidente romeno Traian Basescu ha trasmesso un messaggio augurale a Sua Santità, Papa Francesco, in occasione della sua elezione a Sommo Pontefice.




    “E’ un momento di grande importanza nella vita della Chiesa Cattolica, ed è con grande gioia che lo saluto in solidarietà con i fedeli cattolici di Romania e dell’intero mondo, e con la piena fiducia nello sviluppo delle relazioni già esistenti tra la Romania e la Santa Sede, in base ai valori comuni, e nello spirito del dialogo fraterno tra i cristiani cattolici e ortodossi, ispirato e sostenuto dai predecessori di Sua Santità, il Beato Giovanni Paolo II, e Sua Santità Benedetto XVI”, si legge nel messaggio del capo dello stato romeno.




    “Inoltre, esprimo la convizione nella continuazione della nostra cooperazione per la promozione della dignità dell’essere umano, nonchè per la costruzione di una civiltà del bene e della pace, che ascolti la voce di coloro che hanno bisogno di solidarietà, fiducia e speranza”, conclude il presidente romeno.

  • Papa: ampi spazi in Romania a elezioni Francesco I

    Papa: ampi spazi in Romania a elezioni Francesco I


    I media romeni hanno dedicato ampi spazi al Conclave e continuano a seguire da vicino tutto quando succede in questi giorni in Vaticano. Radio Romania ha mandato in onda dei programmi speciali, trasmettendo in diretta da Piazza San Pietro, il primo discorso di Papa Francesco – il cardinale Jorge Mario Bergoglio, il primo Papa sudamericano della storia.




    “In primo luogo, sono felice che, a partire da oggi, la Chiesa ha un Pontefice, e credo che, anche se viene dalla fine del mondo, come ha scherzato Papa Francesco, avrà in vista l’intera Chiesa, la Chiesa universale, e non solo la Chiesa del Sudamerica o la Chiesa di Roma, ma ma Chiesa Cattolica, che è presente su tutti i continenti”, ha commentato a Radio Romania padre Eduard Giurgi dell’Arcivescovado Romano — Cattolico di Bucarest.




    La Romania è stata il primo Paese a maggioranza ortodossa visitata da un Sommo Pontefice, con il viaggio storico di Papa Giovanni Paolo II a Bucarest dal 7 al 9 maggio 1999.




    I primi rapporti tra la Romania e la Santa Sede risalgono al Medioevo. Rilevante in tal senso è la corrispondenza tra la Santa Sede e i principi romeni. Nei secoli XIV-XV, i rapporti puntavano su un obiettivo comune: la lotta contro l’espansione ottomana e il desiderio del Vaticano di avere alleanze con gli Stati cristiani da queste parti dell’Europa.




    Notevole la corrispodenza tra Papa Sisto IV e il principe della Moldavia, Stefano il Grande, definito dal Sommo Pontefice come l’atleta di Cristo, in una lettera del 31 marzo 1475, dopo la vittoria del principe moldavo contro i turchi a Podul Inalt, il 10 gennaio dello stesso anno.




    Altrettanto rilevante la lettera di Papa Clemente VIII al principe Aron, con riferimenti particolari alla latinità dei romeni: “Siete i discendenti dei latini e degli italiani, e sicuramente, anche voi desiderate avere la gloria dei vostri antenati”. Lo stesso Sommo Pontefice definiva il principe della Valaccia, Michele il Bravo, come uno dei più bravi, forti, valorosi e saggi principi dei nostri giorni”.




    La Legazione della Romania presso la Santa Sede venne fondata il 1 giugno del 1920, con Dimitrie C. Pennescu, in veste di ambasciatore. Un ruolo notevole nei rapporti bilaterali svolsero anche gli ambasciatori Caius Brediceanu e Nicolae Petrescu-Comnen. Il 10 maggio del 1927 venne firmato il Concordato tra la Romania e la Santa Sede. Successiamente, nel 1938, i rapporti vennero elevati a livello di ambasciata, per tornare poi a quello di legazione nel 1940.




    Putroppo, dopo la fine della seconda Guerra mondiale, l’insediamento del regime ateista comunista in Romania ha colpito brutalmente i rapporti bilaterali. I cattolici di Romania sono entrati nella lunga notte delle persecuzioni, come ha ricordato il ministro degli esteri Teodor Baconschi.




    Nel 1946, l’allora Nunzio, Mons. Andrea Cassulo, fu dichiarato persona non grata dalle autorità comuniste, che denunciarono anche il Concordato, rompendo unilateralmente i rapporti diplomatici col Vaticano nel 1950. Tantissimi fedeli e preti cattolici subirono, insieme agli ortodossi maggioritari e ad altre confessioni, anni di carcere e persecuzioni del regime.




    Subito dopo la Rivoluzione anticomunista del 1989, i rapporti sono stati ripresi, il 15 maggio 1990. L’apice delle relazioni è stato raggiunto con la storica visita di Papa Giovanni Paolo II in Romania, dal 7 al 9 maggio del 1999.

  • Proprietà: il Governo porrà fiducia su ddl restituzione

    Proprietà: il Governo porrà fiducia su ddl restituzione


    Il 26 marzo, il Governo romeno porrà la fiducia in Parlamento per correzioni alle normative riguardanti la restituzione delle proprietà nazionalizzate dal regime comunista, per risolvere una situazione che dura da oltre 20 anni.




    Il premier Victor Ponta ha deciso di rinviare di una settimana la procedura della fiducia, per offrire più tempo al dibattito pubblico e alla possibilità di inoltrare emendamenti.




    Victor Ponta ha precisato che il documento sarà inviato anche alla Corte europea per i diritti umani, per un punto di vista, per essere sicuri che la soluzione del Governo non continuerà a portare fascicoli e contestazioni.




    Fino al 12 aprile, la Romania dovrà rispondere alla sollecitazione della Corte, la quale chiede misure per la soluzione dei problemi, dopo aver ricevuto numerose querele da cittadini romeni scontenti delle decisioni o della mancanza di risposta delle autorità romene in simili cause.




    Già dall’inizio dell’attuale mandato, il premier Victor Ponta ha inserito tra le priorità la correzione del quadro legale, partendo dal principio della restituzione in natura, laddove tale fatto è possibile.




    Il premier ha aggiunto che il documento punterà su tre principi, che prevedono le restituzioni in denaro lungo sette anni, il mantenimento della destinazione attuale per 20 anni per gli edifici in cui attualmente funzionano scuole, ospedali o istituzioni culturali, e una tassazione dell’85% per i diritti litigiosi.




    Il nuovo ddl prevede che gli ex proprietari delle case confiscate dal regime comunista, ai quali non potranno essere restituiti gli edifici, riceveranno dei punti nominali a seconda del valore della casa, con i quali potranno acquistare all’asta immobili e campi agricoli messi invendita dallo stato.




    Il premier Ponta ha spiegato che lo stato romeno non accetterà più nuove sollecitazioni per la restituzione di immobili, in quanto le persone aventi diritto hanno avuto ben 23 anni a disposizione per inoltrare simili rivendicazioni.




    Inoltre, saranno prese delle misure per risarcire, al quanto possibile, i proprietari, e non gli intermediari, che hanno parassitato il processo di restituzione.




    Noi abbiamo un obbligo – che comprendiamo – di restituire ai proprietari e ai loro eredi quello che era stato tolto loro dallo stato comunista 70 anni fa. Però non abbiamo un obbligo nei confronti di chi ne fa un affare di questa cosa, cioè degli intermediari che trovano eredi, successori, in una maniera od altra, e producono tutti i tipi di documenti. Voglio annunciarvi una cosa: 26.000 proprietari hanno ricevuto circa 6,5 miliardi di lei, mentre 1.000 cessionari di diritti litigiosi ne hanno ricevuti 8 miliardi”, ha spiegato il premier Victor Ponta.




    Finora, lo stato romeno ha pagato risarcimenti per un valore di 5 miliardi di euro, e dovrebbe pagarne altri 16 miliardi.


  • Politica: il presidente Basescu propone partenariato per l’adesione a Schengen

    Politica: il presidente Basescu propone partenariato per l’adesione a Schengen


    Nel suo primo discorso tenuto, martedì, davanti alla plenaria del nuovo Parlamento di Bucarest, eletto a dicembre 2012, applaudito dai senatori e deputati dell’Opposizione, ma criticato dai parlamentari della maggioranza, il capo dello stato Traian Basescu ha proposto al Legislativo e al Governo un partenariato in vista dell’obiettivo nazionale di adesione all’Area Schengen. Il presidente ha presentato un set di misure, che, se attuate dalla classe politica, potrebbero assicurare una decisione favorevole all’ingresso della Romania nello spazio di libera circolazione europeo, al Consiglio Giustizia e Affari Interni del prossimo dicembre. Di che misure si tratta?



    “Una rapida nomina dei vertici della Procura Generale e della Direzione Nazionale Anticorruzione, l’allontanamento dal Governo dei ministri sotto inchiesta, uno statuto dei parlamentari che li metta alla pari di qualsiasi cittadino davanti alla legge, l’implementazione, in conformità agli impegni assunti, del Codice penale e del Codice di procedura penale. E, non in ultimo, un impegno, proprio del Parlamento, da quello che so, per un Codice di condotta dei parlamentari”, ha precisato il presidente.



    Le critiche mosse da Traian Basescu alla maggioranza non hanno riguardato solo quelli che il presidente ha chiamato “i ministri penali”, ma anche alcune dichiarazioni dei politici, che Basescu ha definito “antieuropee”. Il capo dello stato ha riportato alla ribalta la questione della credibilità della Romania, sottolineando che non è legata a quello che fa la diplomazia, ma alle azioni dei politici. Basescu ha pure affermato che la Romania ha tre grandi assi di politica estera: l’appartenenza all’Ue, alla Nato e il partenariato strategico con gli Usa.



    Le reazioni dei politici che hanno seguito il discorso del presidente confermano il fatto che l’adesione all’Area Schengen rappresenti una priorità nazionale. Tutti gli obiettivi di politica europea ricordati dal capo dello stato sono priorità anche sull’agenda del Governo, ha affermato il premier Victor Ponta. Il premier ha accennato anche al caso del ministro dei Trasporti Relu Fenechiu, sotto inchiesta.



    “Perchè la giustizia non può dire una buona volta, da cinque anni da quando è sotto inchiesta, se il signor Fenechiu sia o meno colpevole? Io ho detto molto chiaramente, nel giorno in cui per la prima volta un giudice si pronuncerà su qualsiasi membro del Governo, quel giorno, se il rispettivo ministro è colpevole, se ne andrà”, ha detto Ponta.



    Il presidente del Senato, il liberale Crin Antonescu e i senatori del Partito Nazional-liberale hanno deciso di non essere presenti al discorso del capo dello stato nella plenaria. Nellopinione di Antonescu, Traian Basescu ha perso la legittimità in seguito al referendum per la sua sospensione dall’incarico della scorsa estate.

  • Giustizia: plauso ministri Esteri su meccanismo CE per la Romania

    Giustizia: plauso ministri Esteri su meccanismo CE per la Romania


    Riuniti a Bruxelles, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno espresso parole di plauso per la metodologia adoperata dalla Commissione europea nel monitorare i progressi nella giustizia romena, ma anche per gli sforzi delle autorità di Bucarest nel rimediare i problemi. Le aspettative dell’Ue fino alla prossima valutazione sono le stesse incluse nel rapporto sulla giustizia romena reso pubblico dalla Commissione europea a fine gennaio.



    In primo luogo, l’Ue aspetta una quanto più rapida nomina dei capi del Pubblico Ministero e della Direzione Nazionale Anticorruzione, in seguito a un processo trasparente. Per essere credibili ed efficaci, le persone che ricopriranno questi incarichi dovranno far prova di professionalità, indipendenza e integrità, sottolineano i ministri degli Esteri europei. D’altra parte, i capi delle diplomazie ritengono necessario uno sforzo in più per il rispetto e l’applicazione delle decisioni giudiziarie.



    Ai ministri e ai parlamentari sotto inchieste penali o dichiarati incompatibili con gli incarichi pubblici dall’Agenzia nazionale per l’integrità, vengono sollecitate di nuovo le dimissioni. Nelle conclusioni sul rapporto della Commissione nell’ambito del Meccanismo di cooperazione e verifica, i ministri degli Esteri dell’Ue constatano i progressi dell’ispezione giudiziaria come mezzo di migliorare l’attività nel campo della giustizia. Pari alla CE, i capi delle diplomazie hanno espresso il plauso per i risultati del Pubblico Ministero, della Direzione Nazionale Anticorruzione, dell’Agenzia Nazionale per l’Integrità e dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia nel contrasto alla corruzione al vertice.



    Però, al capitolo sfide, restano la prevenzione e la sanzione della corruzione nel campo degli acquisti pubblici. Il Consiglio dei ministri degli Esteri ricorda che un sistema giuridico imparziale, independente ed efficace, con sufficienti risorse, è indispensabile per le politiche comunitarie e per offrire ai cittadini i pieni benefici delle opportunità derivanti dalla membership Ue. Infine, i ministri sottolineano che il Meccanismo di cooperazione e verifica ha svolto un ruolo decisivo nei progresi compiuti dalla Romania nella riforma della giustizia, e saluta l’intenzione della CE di continuare a monitorarla.

  • Sviluppo: finanziamento dalla BEI alla Romania potrebbe raddoppiare

    Sviluppo: finanziamento dalla BEI alla Romania potrebbe raddoppiare


    La Romania potrebbe ricevere dalla Banca Europea per gli Investimenti, nel 2013, crediti per un valore di 700-900 milioni di euro, il doppio dell’anno scorso. Lo ha annunciato il presidente dell’ente finanziario Werner Hoyer, in visita, lunedì, a Bucarest, dove ha svolto colloqui con il capo dello stato romeno Traian Basescu e con il premier Victor Ponta. Hoyer ha dichiarato che i prestiti potranno essere utilizzati in settori chiave dell’economia, per sostenere le piccole e medie imprese e per assicurare il cofinanziamento dei progetti sviluppati con fondi comunitari.



    “Siamo fieri di essere qui, di sostenere lo sviluppo di nuove idee, soprattutto di quelle per un miglior utilizzo dei fondi europei. Certo, la nostra banca, con la sua esperienza e diversi prodotti finanziari, è disposta ad aiutare il Governo romeno nel migliorare l’assorbimento dei fondi europei, del resto, un tema affrontato durante la mia visita a Bucarest”, ha dichiarato Hoyer.



    Dai colloqui con il premier Victor Ponta è risultato che l’assorbimento dei fondi resi disponibili dalla Banca Europea per gli Investimenti dipende, come anche quello dei fondi strutturali, dalla capacità di cofinanziamento della Romania. Il Governo desidera, ha detto il premier, lo sblocco della costruzione di un nuovo tratto, di 6 km, della metropolitana di Bucarest, lunga, attualmente, 69 km. Durante i colloqui con il capo dello stato sono stati esaminati anche altri progetti in cui la Banca Europea per gli Investimenti potrebbe implicarsi. Si è concordato che la Romania non deve superare, tramite i prestiti dall’ente finanziario, il deficit di bilancio convenuto con il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea.



    Dal canto suo, il capo dello stato Traian Basescu ha voluto precisare: “Vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto. Com’è possibile che la Romania possa assorbire fondi dalla Banca Europea per gli Investimenti, ma non succeda la stessa cosa con i soldi europei? Qui c’è una contraddizione, perchè gli standard di assegnazione sono più o meno simili”, ha affermato il presidente, il quale ha proposto tre progetti ritenuti essenziali per la Romania: il Canale Siret-Baragan (nell’est del Paese), il Canale Bucarest-Danubio (nel sud) e l’Idrocentrale Tarnita (nel centro).



    La Banca Europea per gli Investimenti è un ente senza scopi di lucro che appartiene ai 27 Stati membri dell’Ue. Il suo compito è di prendere prestiti dai mercati di capitale e concedere crediti a bassi interessi per progetti in tutti i settori dell’economia, soprattutto per l’infrastruttura. L’ente sostiene progetti nei Paesi Ue e fa investimenti nei futuri Stati membri e negli Stati partner. Negli ultimi anni, ha sviluppato in Romania progetti nei settori infrastruttura, trasporti, comunicazioni, energie e ambiente.

  • Regioni: vicepremier Dragnea, obiettivo è sviluppo economico

    Regioni: vicepremier Dragnea, obiettivo è sviluppo economico


    La regionalizzazione della Romania è stata annunciata dalle autorità di Bucarest come uno dei maggiori progetti da attuare dopo il crollo del comunismo. L’ultima riforma amministrativa e territoriale del Paese risale agli anni ’60 del Novecento.




    Approvati dal Governo, i principi di riassestamento amministrativo prevedono un consiglio regionale e un presidente, eletti direttamente dai cittadini, che gestiranno bilanci locali, fondi europei e governativi, e avranno maggiori competenze rispetto alle attuali autorità provinciali.




    Lo sviluppo economico equilibrato è uno degli obiettivi della regionalizzazione, ha dichiarato alla rete Romania tv il vicepremier Liviu Dragnea.




    “Se questo progetto sarà costruito politicamente, allora distruggerà la Romania. Abbiamo un’unica chance, quella che le regioni venissero fondamentate in base ad analisi molto serie, in base a dibattiti in tutto il Paese, affinchè il progetto finale abbia un fondamento serio per sviluppare la Romania. Non ci sarà una regionalizzazione in base a criteri etnici, tale fatto è escluso, non è stato attuato da nessuna parte in Europa. Non parliamo di autonomia in base a criteri etnici. La regionalizzazione ha due grandi obiettivi: generare uno sviluppo equilibrato del Paese e avvicinare di più i servizi pubblici ai cittadini”, ha dichiarato il vicepremier Liviu Dragnea.




    Il 10 marzo, oltre 5.000 ungheresi, la cui minoranza rappresenta circa il 7% della popolazione di Romania, concentrata in tre province al centro del Paese, hanno manifestato a favore dell’autonomia territoriale e contro il progetto della regionalizzazione.




    Alla manifestazione organizzata dai radicali ungheresi, non ha partecipato anche l’Unione democratica magiari di Romania, che rappresenta la minoranza al Parlamento di Bucarest, fatto apprezzato dal premier Victor Ponta.




    Il primo ministro ha sottolineato che i leader dell’Unione hanno capito di poter ottenere di più attraverso dialogo e negoziati anzichè tramite scontro ed estremismo.




    Intanto, dall’opposizione, il leader democratico-liberale Vasile Blaga spiega che il progetto della regionalizzazione può essere attuato in base ai principi funzionali nell’Ue.




    “A questo punto, non dobbiamo scoprire l’acqua calda, bensì applicare quello che viene applicato nell’Ue. Tutti fanno riassestamento amministrativo-territoriale, non solo regionalizzazione, per ottenere i migliori servizi pubblici possibili per i cittadini, a costi bassissimi”, ha dichiarato Vasile Blaga.




    La direttiva della Commissione europea 1054/2001 precisa chiaramente i principi della regionalizzazione, come il criterio storico, geografico, socio-culturale, economico, ambientale e demografico, nel senso che la popolazione di una regione non deve contare meno di 800.000 persone e neanche più di 3.000.000.




    Entro il 1 luglio, un Consiglio consultivo che include rappresentanti dell’ambiente accademico e politico, ma anche si padronati, sindacati e ong, svolgerà dibattiti ed elaborerà degli studi di impatto in base ai quali sarà decisa la maniera in cui sarà attuata la regionalizzazione.

  • Schengen: ingresso Romania, ripreso entro fine anno

    Schengen: ingresso Romania, ripreso entro fine anno


    A Bruxelles, i ministri dellInterno e della Giustizia hanno deciso che il tema dell’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Area Schengen sia ripreso entro fine anno, per una soluzione a due tappe. Il voto sull’adesione dei due Paesi, inclusa inizialmente dalla Presidenza di turno irlandese dell’Ue sull’agenda del Consiglio Giustizia e Affari Interni del 7-8 marzo, è stata rinviata in seguito all’opposizione ferma espressa dalla Germania nei giorni scorsi. Il ministro dellInterno tedesco, Hans-Peter Friedrich, ha sostenuto che Bucarest e Sofia devono fare ancora dei progressi nella lotta alla corruzione. Allo stesso tempo, afferma Friedrich, ci sono misure che non sono applicate correttamente dai due Paesi o sono applicate in modo deficitario.



    La Germania non è l’unica ad opporsi all’adesione di Romania e Bulgaria a Schengen. Anche l’Olanda vi si dichiara da parecchio tempo contraria. Ricordando di aver adempiuto all’acquis Schengen — fatto riconosciuto, peraltro, dallo scorso anno da tutti i Paesi membri — Bucarest ha deciso di non sollecitare più all’attuale Consiglio Giustizia ed Affari Interni un voto per l’ingresso a Schengen, in assenza di un consenso politico a livello europeo. Per il successivo periodo, la Romania si è proposta di modificare la strategia, cominciando assieme alla Bulgaria un’offensiva — com’è stata definita dal ministro dellInterno romeno Radu Stroe — nell’ambito della quale avrà consultazioni dirette con tutti gli Stati membri Schengen. Soprattutto con quelli che esprimono ancora dei riserbi — Germania, Olanda e Finlandia — e che condizionano l’ingresso al prossimo rapporto della Commissione Europea sulla giustizia romena, che verrà reso pubblico a dicembre.



    Per quanto riguarda la Germania, il ministro Stroe ha precisato che Bucarest proporrà l’invio di ufficiali romeni, ma anche altre misure tecniche di cooperazione, nel contesto in cui le autorità tedesche hanno accennato anche alla questione degli immigrati romeni in Germania, di cui alcuni non lavorano, beneficiano di sussidi sociali e, secondo le autorità di Berlino, diventano un fardello per il sistema sociale. Nessuno può sapere cosa succederà fino alla fine dell’anno, ha dichiarato, dal canto suo, il ministro della Giustizia, dell’Uguaglianza e della Difesa irlandese Alan Shatter, il quale ha affermato, però, che preferisce vedere la metà piena del bicchiere. Senza avanzare una data precisa, Shatter ha affermato che non può predire il futuro, ma – ha sottolineato – “posso dire che sarà un impegno continuato. È possibile che ci siano alcune evoluzioni, ma c’è un gran numero di stati membri che, per motivi politici, hanno avuto delle difficoltà in questo momento con l’adesione di Romania e Bulgaria a Schengen. Sono ottimista che saranno compiuti progressi in autunno, ma non posso predirlo con accuratezza”, ha detto Schatter. Il ministro ha aggiunto che l’argomento sarà sicuramente affrontato dalla prossima presidenza di turno dell’Ue, che passerà alla Lituania.

  • Calcio: Steaua batte il campione d’Europa

    Calcio: Steaua batte il campione d’Europa


    La stampa romena, esultante dopo la grande vittoria della rappresentativa romena Steaua di Bucarest contro il celebre Chelsea, per 1-0, sembra quasi gridare al miracolo, il secondo dopo la spettacolare vittoria dello Steaua, nel precedente turno, contro Ajax Amsterdam, un’altra leggenda del calcio mondiale. Non è un miracolo, afferma, invece, il CT della squadra bucarestina Laurentiu Reghecampf, il quale sorprendeva già prima della partita giocata giovedì sera sull’Arena Nazionale, nella capitale romena, dichiarando che la sua squadra ha grandi chance di qualificarsi nel doppio degli ottavi di Europa League battendo il campione d’Europa, il vincitore dell’anno scorso della Champions League, il Chelsea. Lo stesso Reghecampf affermava, la scorsa estate, quando era diventato CT dello Steaua, che desiderava una finale europea contro la squadra londinese. Il CT apportava come principali argomenti il valore dei giocatori, il loro allenamento e la mentalità di vincitori.



    Lo Steaua è la squadra romena che ha giocato due finali di Coppa dei Campioni, di cui una vinta, e che ha fatto parte, nella seconda metà degli anni’ 80, dell’elite del calcio europeo. Anche se rimasto portabandiera del calcio romeno a livello di club, lo Steaua era stato retrocesso nelle divisioni inferiori del calcio europeo. Dopo la clamorosa vittoria contro il Chelsea, lo Steaua dimostra di aver riscoperto il gene della performance. Reghecampf ha lodato i suoi giocatori, dichiarando che la vittoria contro il Chelsea è meritata e, soprattutto, non casuale. Il CT ha, però, ricordato che c’è ancora una partita da giocare, almeno altrettanto difficile.



    Il Chelsea sta attraversando un momento delicato, e i suoi giocatori, il cui valore è stimato ad oltre 400 milioni di euro e che sono rimasti feriti nel proprio orgoglio dopo la sconfitta di Bucarest, sono capaci di prendersi la rivincita. Meno ottimista sembra la stampa britannica che critica, all’unisono, la prestazione deludente del Chelsea, “fatto affondare dallo Steaua”, come si legge su uno dei giornali sportivi britannici. Cosa succederà a Londra, il 14 marzo, nessuno lo può sapere, ma il gioco dello Steaua, basato su uno impressionante sforzo collettivo, che ha fatto passare in secondo piano le star del calcio britannico, promette una qualificazione. Nel frattempo, vale la pena di assaporare la vittoria di giovedì e ricordare gli autori: Tătăruşanu, Râpă, Szukala, Chiricheş, Latovlevici, Bourceanu, Pintilii, Prepeliţă, Adi Popa, Chipciu, Tănase, Tatu, Gardoş e Rusescu, l’autore dell’unica rete segnata, e il CT Laurentiu Reghecampf.

  • Proprietà: restituzione immobili nazionalizzati, sull’agenda del Governo

    Proprietà: restituzione immobili nazionalizzati, sull’agenda del Governo


    Il Governo romeno intende porre la fiducia in Parlamento per correzioni alle normative riguardanti la restituzione delle proprietà nazionalizzate dal regime comunista. Fino al 12 aprile, la Romania dovrà rispondere alla sollecitazione della Corte europea per i diritti umani, la quale chiede misure per la soluzione dei problemi, dopo aver ricevuto numerose querele da cittadini romeni scontenti delle decisioni o della mancanza di risposta delle autorità romene in simili cause.




    La Corte porta come argomenti il fatto che, dopo il crollo del comunismo, in Romania sono state adottate una serie di leggi basate sul principio della restituzione delle proprietà in natura o i risarcimenti in denaro o azioni a varie compagnie, nei casi in cui la restituzione non è stata possibile. In certi casi, è stato imposto un limite ai risarcimenti, in altri invece, no. Centinaia di migliaia di romeni aspettano ancora la soluzione delle sollecitazioni di restituzione o risarcimenti, precisa la Corte europea per i diritti umani, in una decisione su un caso-pilota del 2010.




    Già dall’inizio dell’attuale mandato, il premier Victor Ponta ha inserito tra le priorità la correzione del quadro legale, partendo dal principio della restituzione in natura, laddove tale fatto è possibile, e ha escluso un limite per i risarcimenti in denaro, una proposta dell’ex governo democratico-liberale di Razvan Ungureanu, dato che i costi potrebbero salire a miliardi di euro.




    Ai primi dell’anno, il premier Ponta faceva riferimento anche al bisogno di riesaminare i fascicoli risolti, in quanto sono stati segnalati degli abusi. I suoi calcoli indicano che, finora sono stati pagati quattro miliardi di euro come risarcimenti, e il 20% di tutto quanto significano le compagnie strategiche di Romania sono state trasferite al Fondo della Proprietà, al quale hanno ricevuto delle azioni alcuni degli ex proprietari.




    “Voglio che il 19 marzo sia chiuso questo capitolo della storia della Romania, e mi auguro di farlo nella più equa maniera possibile. E’ per la prima volta che uso questo strumento costituzionale, e non ho nessuna intenzione di utilizzarlo nel successivo periodo. Voglio che sia una decisione assunta da tutte le forze politiche responsabili”, ha dichiarato Victor Ponta.

  • Industria: statistiche indicano calo nel 2012


    I più recenti dati comunicati dall’Istituto nazionale di statistica di Bucarest indicano un calo del settore industriale del 2,4% nella seconda metà del 2012 rispetto al corrispondente periodo del 2011. L’evoluzione negativa fa seguito a tre anni in cui il settore industriale romeno aveva registrato crescita e nelle condizioni in cui la maggior parte delle aziende statali erano state privatizzate.




    La situazione svela anche i problemi affrontati dall’industria romena, una volta motore della crescita. La cessazione dell’attività di Oltchim Ramnicu Valcea, uno dei maggiori stabilimenti chimici dell’est europeo, entrato in insolvenza a causa dei debiti di centinaia di milioni di euro, la possibile demolizione della raffineria Arpechim di Pitesti o la sorte incerta del gruppo siderurgico Mechel sono alcuni dei temi affrontati ultimamente con priorità dal governo di Bucarest.




    Il ministro dell’Economia, Varujan Vosganian, ha annunciato che, a breve, la Oltchim avrà una nuova direzione, e i suoi amministratori giudiziari presenteranno un rapporto dettagliato sulle cause che hanno portato alla situazione in cui si trova la compagnia. Il ministro ha spiegato anche perchè il salvataggio di Oltchim sarebbe una prima per le compagnie statali romene.




    “Se ce la facciamo, allora la Oltchim sarebbe la prima grande compagnia statale che riesce a salvarsi tramite la procedura dell’insolvenza, in quanto in questo modo abbiamo bloccato gli aumenti di interessi, abbiamo bloccato la mancanza di erogazione delle utilità, e abbiamo cominciato a riesaminare tutti i contratti, e denunciare quelli che non sono corretti”, ha spiegato Vosganian.




    Il Ministero dell’Economia ha annunciato di aver avviato anche il reclutamento e la selezione dei dirigenti per le compagnie Electrica, Transelectrica e per il Complesso energetico di Hunedoara, a capitale a maggioranza statale, dopo che alla metà dello scorso mese la procedura era stata applicata per Romgaz, Transgaz e Nuclearelectrica.




    D’altra parte, i nuovi azionisti del complesso siderurgico Mechel di Campia Turzii promettono di pagare almeno il 70% dei salari per i mille dipendenti degli stabilimenti che non ripartiranno a marzo. Il nuovo proprietario dei cinque stabilimenti Mechel Romania è una ditta di Bucarest controllata da due cittadini russi, che li hanno acquistati per la somma simbolica di circa 50 euro.




    “Mechel farà ripartire l’attività a Targoviste e Buzau, il che signfiica circa l’80% della capacità. Invece, gli stabilimenti di Campia Turzii, Braila e Otelu Rosu riprenderanno l’attività a seconda dell’efficacia del piano di ristrutturazione e dell’individuazione di un investitore”, ha detto inoltre il ministro Vosganian.




    Le autorità hanno annunciato che saranno avviate anche inchieste sociali nel caso degli ex dipendenti dello stabilimento Mechel di Campia Turzii, al fine di concedere aiuti finanziari. La decisione avviene sullo sfondo delle proteste dei dipendeti licenziati, i quali temono di non ricevere più i pagamenti in compenso.

    (trad. Iuliana Anghel)

  • Schengen: no tedesco e filandese a ingresso Romania

    Schengen: no tedesco e filandese a ingresso Romania


    La prospettiva dell’ingresso di Romania a Schengen appare sempre più lontana. Insieme alla confinante Bulgaria, il Paese ha voluto entrare nello spazio di libera circolazione già dal suo ingresso nell’Ue nel 2007. Quattro anni più tardi, il Parlamento europeo votava il rapporto che confermava che i due Paesi riunivano i criteri tecnici per l’adesione.




    Eppure, alcuni stati membri sono stati contrari, invocando gli scarsi progressi in materia di lotta alla corruzione e progressi nella riforma della giustizia. A pochi giorni dal Consiglio Giustizia e Affari Interni, che si terrà il 7 e l’8 marzo a Bruxelles, la Germania ha confermato l’opposizione all’ingresso della Romania a Schengen.




    Il ministro dell’Interno tedesco, Hans — Peter Friedrich, ha dichiarato che il suo Paese farà ricorso al diritto di veto se Bucarest e Sofia insisteranno per una data della loro adesione a Schengen. Il no tedesco all’ingresso di Romania e Bulgaria è condiviso anche dalla Finlandia, la quale invoca la corruzione nei due Paesi.




    In seguito all’incontro con il capo dello stato Traian Basescu, e con i ministri degli Esteri, Titus Corlatean, e dell’Interno, Radu Stroe, il premier Victor Ponta ha dichiarato che la Romania non contempla più una scadenza per portare a termine il processo.




    Non contempliamo più una scaenza, in quando, alla fine, si tratta di cose che non dipendono dalla Romania”, ha detto il premier.




    Da parte sua, il capo della diplomazia Titus Corlatean ha combattuto, tramite argomenti tecnici, i timori che gli extracomunitari possano arrivare in Germania in base a un visto romeno ottenuto tramite tangenti.




    I visti vengono già rilasciati da tanti anni dalle autorità romene competenti, in base a un sistema informatico ottimamente organizzato su criteri Schengen. Parliamo di accesso alle basi di dati nella maggior parte connesse non integralmente, non totalmente, alle basi Schengen. Si tratta di procedimenti molto chiari in cui non c’è posto per la corruzione. Attualmente, alla frontiera orientale, la Romania ha la più alta tecnologia che funziona nell’Ue”, ha spiegato il ministro.




    La Romania ha investito circa un miliardo di euro, in gran parte fondi europei, per consolidare la sicurezza e modernizzare le frontiere e gli equipaggiamenti.



  • Moldova: crisi politica dopo sfiducia al governo

    Moldova: crisi politica dopo sfiducia al governo


    La crisi all’interno dell’Alleanza per l’integrazione europea nella confinante Moldova, acutizzata da dichiarazioni bellicose e gesti ostili tra i partner, ha portato al crollo del governo presieduto dal liberal-democratico Vlad Filat.




    Inoltrando la sfiducia, approvata il 5 marzo dal Parlamento, l’opposizione comunista ha fatto esplodere la bomba sulla quale si trovava la coalizione governativa.




    Gli effetti su piano esterno si sono fatti subito vedere. Vlad Filat ha annunciato che la Commissione europea ha rinviato l’ultimazione dei negoziati con Chisinau sulla firma dell’accordo di associazione e creazione della zona di libero scambio.




    L’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Catherine Ashton, e il commissario all’allargamento, Stefan Fule, hanno sollecitato alle forze politiche di riprendere il dialogo e formare una maggioranza stabile, capace di mantenere il Paese sulla strada delle riforme e dell’integrazione europea.




    L’instabilità che potrebbe frenare o persino sviare la Moldova da questo percorso preoccupa anche la Romania. Il capo della diplomazia di Bucarest, Titus Corlatean, citato da un comunicato, ha espresso la convinzione che le forze politiche di Chisinau affronteranno l’attuale situazione con responsabilità e maturità, nell’interesse della stabilità e dell’avvicinamento all’Ue, in sintonia con le aspirazioni dei cittadini della Moldova.




    I commentatori spiegano che ora è vitale un accordo tra i partiti dell’Alleanza per l’integrazione europea. In assenza di un simile accordo, le anticipate non potranno essere evitate, il che sarebbe la pessima soluzione per la Moldova, è del parere il direttore dell’Istituto di scienze politiche e relazioni internazionali dell’Accademia Romena, Dan Dungaciu.




    Secondo me, se verranno convocate elezioni anticipate, il veleno che c’è attualmente nell’Alleanza per l’integrazione europea, al quale si aggiungeranno le enormi tensioni, generate dalla campagna elettorale, e le munizioni dei comunisti, tipo stenogrammi o intercettazioni telefoniche che tengono nel mirino il premier Vlad Filat, e di cui i comunisti faranno abbondante uso, ebbene tutte queste cose genereranno un’atmosfera in cui, a mio avviso, sarà impossibile rifare l’Alleanza per l’integrazione europea. I comunisti potrebbero fare un’alleanza, insieme con gli uni o con gli altri, certamente tranne il Partito liberale, che, comunque, non farà nessuna alleanza con i comunisti”, ha spiegato Dan Dungaciu a Radio Romania.




    Il commentatore ritiene che la coalizione con i comunisti è il più infelice scenario. In chiave geopolitica, quello che è accaduto a Chisinau rappresenta una vittoria netta della Federazione Russa contro l’Ue, il che dovrebbe far impensierire.

  • Schengen: Bucarest contempla nuova strategia

    Schengen: Bucarest contempla nuova strategia


    La Romania ha preso atto dell’opposizione della Germania al suo ingresso a Schengen, ma aspetta chiarimenti sui riserbi espressi da Berlino. Lo ha dichiarato il premier Victor Ponta, il quale ha chiesto alla Germania di precisare cosa deve fare Bucarest per ottenere luce verde in vista dell’adesione allo spazio di libera circolazione europeo, rinviata diverse volte negli ultimi due anni. Il premier ha spiegato la sua posizione, dopo che, nel fine settimana, aveva espresso il suo sostegno all’affermazione del ministro degli Esteri Titus Corlatean, stando alla quale l’ingresso a Schengen potrebbe non essere più una priorità per la Romania se il nostro Paese non riceverà una risposta ferma al Consiglio Giustiza e Affari Inerni del 7-8 marzo di Bruxelles. Bucarest sottolinea di aver adempito a tutti i criteri tecnici in vista dell’adesione a Schengen. Per evitare un nuovo rinvio dell’ingresso, Ponta ha annunciato che la Romania non chiederà che l’argomento sia sottoposto al voto. Il premier ha aggiunto che gli obiettivi fondamentali di integrazione europea della Romania non cambiano, ma che va modificata la strategia per raggiungerli.




    “Il nostro intento è di presentare ancora una volta al Consiglio Giustizia e Affari Interni i motivi e i criteri tecnici riuniti; se otterremo dalla Germania un punto di vista chiaro su quello che andrebbe fatto nel futuro, è benissimo, e credo che d’ora in poi dobbiamo capire che ci sono molte altre cose importanti per la Romania”, ha dichiarato Victor Ponta.




    Il capo dello stato romeno Traian Basescu ha sottolineato che condivide la posizione del premier sulla modifica della strategia per l’adesione a Schengen e che le autorità di Bucarest dovrebbero stabilire un altra data per riportare l’argomento alla ribalta, a settembre o dicembre, se la Romania non ottiene una data chiara al prossimo Consiglio Giustizia e Affari Interni. Basescu ha ammonito che la Germania non è l’unico Paese dell’Ue che voterebbe contro l’adesione di Romania a Schengen. Percio’, afferma il preisdente, in questo momento occorre prudenza da parte delle autorità di Bucarest, e una strategia corretta al prossimo Consiglio Giustizia e Affari Interni è che si prenda nota che la Romania ha compiuto dei progressi, sottolineati anche nel rapporto della Commissione Europea sulla Giustizia romena. Il capo dello stato ha spiegato perchè l’adesione a Schengen è un obiettivo molto importante per la Romania.




    “Per noi è essenziale l’ingresso nell’Area Schengen anche dal punto di vista del processo d’integrazione e anche dal punto di vista economico, e, forse, il più importante aspetto è quello politico”, ha affermato Basescu.




    D’altra parte, l’opposizione democratico-liberale afferma che il Governo Ponta, tramite l'atteggiamento e i fatti, perde i suoi alleati europei, ed ha annunciato di inoltrare una mozione semplice su questo tema. (trad. Adina Vasile)