Category: Raccontare Romania

  • Nuovo spettacolo marchio Vanner Collective

    Nuovo spettacolo marchio Vanner Collective

    Vanner Collective è un gruppo di creatori teatrali indipendenti fondato nel 2014 come piattaforma creativa in Romania, Irlanda e Gran Bretagna. Il loro più recente spettacolo è Captain Amazing, con il testo del drammaturgo britannico Alistar McDowall e la regia di Nicolae Constantin Tănase, vincitore del Premio Gopo per Il mondo è mio nel 2016. Protagonista dello spettacolo è l’attore Liviu Romanescu, produttore e co-fondatore di Vanner Collective, ch ci offre maggiori dettagli.

    È una delle iniziative di Vanner mirata alla vulnerabilità e all’accettazione degli adulti, alle debolezze e a come noi, adulti, possiamo trasformare quest’area di vulnerabilità in superpotere. Lo spettacolo rientra in un’iniziativa avviata da Vanner Collective, cofinanziata dall’Amministrazione del Fondo Nazionale per la Cultura. Il progetto si articola come partenariato e coproduzione con il Teatro unteatru, un’iniziativa più ampia, volta a sviluppare la capacità di aumentare la resilienza e di guardare e trasformare le debolezze, i punti apparentemente deboli, in potere e superpotere, per rimanere nel regno degli eroi, spiega Liviu Romanescu, accompagnandoci nell’atmosfera dello spettacolo Captain Amazing, e rivelandoci i segreti concettuali dietro le quinte.

    Porta in primo piano un padre – normale, banale, un padre che sta cercando di assumere il ruolo in famiglia, un padre di una figlia, un adulto che osserva le sue debolezze e mancanze e che, purtroppo, si lascia farsi dominare e sopraffare da queste debolezze. Perciò inventa per sua figlia Emilia un supereroe, questo Capitan Amazing, l’alter ego del protagonista Marc, che raccoglie nel suo mantello tutti i superpoteri che Marc non ha. E il padre pensa che questo supereroe, in effetti, sia tutto ciò che sua figlia vuole. Infatti, proprio come nella vita, dopo tanti alti e bassi, attraversando tante onde, arriva a rendersi conto e capire e anche presumere, alla fine, il fatto che lui stesso basta e che rappresenta tutto ciò che sua figlia vuole da lui: così com’è – con mancanze e vulnerabilità – e alla fine accetta questa realtà. Praticamente, è il percoso dell’uomo dei nostri giorni, che affronta tutti gli elementi tecnici, la telefonia mobile, tutte le relazioni, tutte le paure e, purtroppo, tutte le proiezioni che noi adulti facciamo su tutto ciò che ci circonda, ma soprattutto, direi, sul rapporto con i propri cari. È una storia segnata da molto umorismo, con momenti tristi, ma alla fine il messaggio che lo scrittore e la performance mettono davanti allo spettatore è che in ognuno di noi c’è un supereroe. Ci deve essere solo una buona ragione per indossare il mantello. Penso che l’importanza del supereroe al giorno d’oggi derivi proprio dall’abbraccio dell’umano nel supereroe. Se 30-40 anni addietro nei film, nei libri, nei fumetti, il supereroe era unidirezionale, aveva un tocco molto grosso, buono o cattivo, nei nostri giorni vediamo come i supereroi indossano entrambi i lati, sono umani, si rivelano. L’immagine del supereroe è infatti quell’immagine dominata in ugual misura da vulnerabilità e potere. Onde anche il nostro interesse nel guardare in che modo i creatori generano ciò che c’è dietro il processo creativo, qual è la vulnerabilità e come gioca il creatore, come modella usando quella vulnerabilità, conclude Liviu Romanescu.

  • Il Mese Brâncuși alla Galleria Simeza di Bucarest

    Il Mese Brâncuși alla Galleria Simeza di Bucarest

    Uno dei più grandi scultori moderni del mondo, Constantin Brâncuși (1876-1957) nacque il 19 febbraio 1876, nel paesino di Hobița, vicino a Târgu Jiu, capoluogo della provincia di Gorj (sud-ovest della Romania). Arrivato a Parigi nel 1905, recò un enorme contributo al rinnovamento del linguaggio figurativo e della visione nella scultura contemporanea. Il mondo artistico romeno celebra ogni mese di febbraio Brâncuși, dalla cui nascita nel 2022 ricorre il 146/o anniversario. La rassegna di eventi culturali e artistici è stata aperta il 3 febbraio dal vernissage della mostra Il Mese Brâncuși alla Galleria Simeza, nel centro di Bucarest, organizzata dalla Filiale Scultura dell’Unione degli Artisti Figurativi di Romania. Ce la presenta il suo curatore, lo scultore Laurențiu Mogoșanu.

    Questo progetto è arrivato alla seconda edizione. Intitolata Il Mese Brâncuși, la mostra si è svolta sia nel 2021 che quest’anno a febbraio, come era peraltro naturale. La novità di questa mostra consiste nel partenariato con il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione di Târgu Jiu. Espongono 48 scultori, di cui due del Paese, precisamente Eugen Barzu di Timisoara e Valentin Vârtosu di Chișinău, membro della filiale di Iași. Si tratta di nomi sonori di generazioni diverse, sia artisti giovanissimi, che hanno appena compiuto i 20-25 anni, che presenze già molto conosciute nel mondo degli scultori, spiega Laurențiu Mogoșanu, accennando anche ai temi scelti e ai legami ideativi con l’opera del grande Constantin Brâncuși.

    Ognuno ha scelto di portare in mostra ciò che riteneva più significativo per rendere omaggio a Brâncuși. Si tratta di lavori di qualità. Quindi, una mostra di alta tenuta e siamo contenti che una parte degli scultori di Bucarest hanno scelto di parteciparvi. A dicembre, abbiamo organizzato un’altra mostra intitolata sempre Dicembre, dove ho incontrato molti dei colleghi che oggi espongono anche qui. Cosicchè abbiamo messo a punto insieme questo progetto al quale hanno portato lavori rappresentativi per la loro carriera. Quindi, come dicevo, non ho suggerito ai colleghi cosa portare in mostra. Siamo molto felici di notare lavori di ispirazione bizantina, perchè Constantin Brâncuși era molto interessato a questa radice diretta del cristianesimo ortodosso. E’ interessante il fatto che, trattandosi di Brâncuși, quasi tutti gli scultori hanno preferito presentare lavori in marmo, pietra, bronzo e legno. Ci sono anche alcune eccezioni, che conferiscono colore e diversità a questa mostra che rimarrà aperta fino al 27 febbraio, quindi aspettiamo il pubblico a visitarci. In prossimità della data di nascita di Constantin Brâncuși, la città di Târgu Jiu ospiterà parecchie manifestazioni a lui dedicate, conclude lo scultore Laurențiu Mogoșanu.

  • Il lockdown visto dagli studenti di antropologia

    Il lockdown visto dagli studenti di antropologia

    Con una durata di oltre due anni – molto più lunga di quanto inizialmente previsto – la pandemia è diventata anche oggetto di studi e ricerche sociologiche e antropologiche. In Romania, i più recenti si sono conclusi con il volume dal titolo Ipostasi ed etnografie della quarantena in pandemia, pubblicato presso l’editrice Pro Universitaria e realizzato da studenti e docenti del master di antropologia presso la Scuola Nazionale di Studi Politici e Amministrativi (SNSPA). Il docente universitario Bogdan Iancu, uno dei coordinatori della ricerca, spiega le condizioni in cui è nata l’idea di questo studio.

    Nel periodo in cui è scoppiata la pandemia e subito dopo l’istituzione dello stato di emergenza, noi abbiamo perso il prof. Vintilă Mihăilescu, che aveva lottato per due anni con una malattia inarrestabile. Ciò che ci ha ispirato è stato il fatto che, durante questo periodo di malattia, il professore ha scritto un volume di etnografia degli ospedali in cui era stato ricoverato, tentando di analizzare ciò che stava accadendo in quelle strutture. Siamo stati molto ispirati da questo volume edito da Polirom e, prendendo lo spunto da questo esempio, in un momento di crisi acuta abbiamo pensato che un periodo del genere necessitasse di essere analizzato in modo che quando si concluderà, potessimo capire meglio come stavano le cose, tanto più che l’oblio legato a tali eventi è abbastanza amplificato dopo la loro conclusione. E’ così abbiamo lanciato questo progetto. Abbiamo proposto l’idea agli studenti del master di antropologia e di studi visuali, e la maggior parte dei testi del volume rappresentano i risultati di una ricerca etnografica nelle condizioni che ormai tutti conoscono. Si tratta di interviste basate su interazioni mediate digitalmente, ma ci sono anche testi basati sull’etnografia realizzati con gruppi vulnerabili. La ricerca è stata svolta direttamente sul campo nelle condizioni del periodo di isolamento, spiega il prof. Bogdan Iancu.

    A seguito delle indagini o dei colloqui con i soggetti della ricerca, sono emersi alcuni aspetti. Gli aspetti che hanno richiamato di più la nostra attenzione sono stati gli elementi critici della vita quotidiana e nelle testimonianze apparse sulla stampa in quel periodo. La differenza è che siamo entrati nei dettagli. Mi riferisco alle trasformazioni dello spazio domestico per accordare le interazioni dovute all’isolamento, alla gestione delle ansie perché, come ricordiamo, in quel periodo l’ansia ha raggiunto un livello critico nelle persone che erano vulnerabili prima dello scoppio della pandemia e che hanno avuto da soffrire a causa della limitazione della mobilità e così via, aggiunge Bogdan Iancu.

    Alcune delle abitudini e degli atteggiamenti acquisiti durante lo stato di emergenza nella primavera del 2020 sono stati mantenuti fino ad oggi e denotano addirittura una trasformazione della mentalità collettiva. Sebbene sia troppo presto per conclusioni più ampie, tuttavia alcune osservazioni si possono fare, afferma Bogdan Iancu.

    Penso che la cosa più importante da notare per l’ambiente domestico sia l’importanza dell’ufficio in mezzo alla casa. In questo momento, l’ufficio è diventato praticamente una stanza o uno spazio di lavoro della zona domestica con un’importanza molto maggiore. La casa tende a essere modificata per accogliere questo spazio e questo territorio tende, a sua volta, ad essere addomesticato attraverso le piante. Quello che vediamo è semplicemente un’esplosione di interesse per lo spazio domestico e, soprattutto, per portare le piante che sono una sorta di metafora dei giardini che non abbiamo potuto visitare o dei parchi dove non potevamo uscire in quel momento. Si tratta di abitudini che sembrano essere rimaste nella pratica quotidiana. Penso che quello che sia successo e continua ad accadere siano le piccole fughe di fine settimana nella natura. Vediamo che sempre più persone stanno rinunciando alla tradizione del city-break e preferiscono viaggiare in aree naturali che hanno esplorato negli ultimi due anni. Inoltre, sembra che alcuni degli effetti della pandemia sui gruppi vulnerabili si siano intensificati e sembrano essersi bloccati lì, conclude il prof. Bogdan Iancu.

  • Retroactiv di Ion Anghel, in mostra alla Galleria Senso di Bucarest

    Retroactiv di Ion Anghel, in mostra alla Galleria Senso di Bucarest

    La Galleria Senso di Bucarest ospita la mostra personale Retroactiv dell’artista visivo Ion Anghel, un evento che ha aperto la stagione espositiva della galleria nel 2022. Ion Anghel è artista visivo, curatore e docente presso il Dipartimento di Pittura dell’Università di Belle Arti di Bucarest. E’ stato insignito di numerosi premi ed è una figura importante nell’arte contemporanea romena. Ospite a Radio Romania Internazionale, l’artista Ion Anghel ci presenta la mostra.

    Potete vedere le mie vicende degli ultimi due anni, non eventi palpabili, ma quelle che mi hanno perseguitato, sia nel bene che nel male. Qualche tempo fa, li paragonavo a quello che sognavamo. Arrivano a frotte. Tutti i tipi di eventi, ricordi, l’anima lavora, lo stesso vale per il corpo, e tutto viene a onde. Sto cercando di controllare questa barca, ma senza oppormi. Non contraddico la natura, né la mia né quella dell’esterno, e cerco, più saggiamente che posso, di cercare di farle raccogliere in ciò che chiamiamo opere. Lì intervengo, comincio a fare ordine, a fare una selezione, a classificare gli elementi che fanno parte della composizione e a fare un’orchestra. Ho solisti, ho voci, ho tutti gli strumenti, ho accompagnamento. Sto cercando di farli cantare. Inoltre, lotto molto con la scienza e il potere di astrarre. La mostra si chiama Retroactiv, nel senso che mi è stato chiesto retroattivamente: Non siamo stanchi? Dico: Sì, ma forse siamo stanchi di ciò che viene dall’esterno. Ma può anche essere retroattivo dalla nostra stessa esperienza, non possiamo buttare il nostro passato nella spazzatura. Prendo tutto ciò che viene, che viene a me. E dicevo, non categorizzo, li metto al lavoro. È chiaro che c’è il bene e il male, non posso creare delle immagini solo per creare un piacere momentaneo o forse un po’ più lungo. Il piacere non è il mio obiettivo. È piuttosto la lotta con ciò che ci viene dato. Cosa facciamo con il nostro bagaglio? Dobbiamo portarlo, non abbiamo scelta. Cerco di trovare il modo migliore per gestire questo fardello con il minor sforzo possibile. Ma non è uno sforzo fisico, è uno sforzo spirituale, spiega l’artista Ion Anghel.

    Quante opere raggruppa la mostra Retroactiv? Cosa seguirà? Si tratta di quasi 35 opere, circa la metà del mio arsenale per le mostre future. Sto cercando di portare questo Retroattiv corrente per inserirlo in più chiavi, in spazi diversi. Non ho ancora niente di chiaro in mente, ma desidero tanto che musei, spazi più generosi, permettano allo spettatore di vedere le opere avvertendo il loro significato. Penso che dovrei fare, e penso che si possa vedere in questa mostra, più che dipingere. Sto lentamente cercando di uscire dalla bidimensionalità. Sto pensando a cosa posso fare di più per me stesso, in modo che dopo di me rimanga obbligatoriamente qualcosa, aggiunge l’artista.

    Al termine della discussione, Ion Anghel ci ha raccontato come ha attraversato il difficile periodo della pandemia e di come è riuscito ad abbinare il suo lavoro nello studio con l’attività didattica nelle condizioni imposte dall’isolamento sociale. Io vivo nel mio studio. Non ho casa o lavoro. In effetti, ho due studi: il mio atelier e quello dell’università. Non mi sono tormentato così tanto. Certo, sono andato anche fuori Bucarest durante la pandemia, da qualche parte in campagna. Mi mancavano gli studenti. Grazie a Dio che l’università è rimasta chiusa per poco tempo, siamo stati fortunati. Non c’era altro modo nel nostro campo. È stata una lezione interessante, ovviamente indesiderata, quando sono tornati a scuola e ci siamo rivisti, era come se ci amassimo di più, sia tra di noi che il lavoro stesso. Penso che d’ora in poi avremo più progetti, perché in un certo senso abbiamo paura di essere messi di nuovo dietro la porta e fare arte concettuale con penna e carioca, conclude l’artista.

  • Dalla radio al libro: Raccontando vecchi cenacoli di Bucarest 1880-1954 di Victoria Dragu-Dimitriu

    Dalla radio al libro: Raccontando vecchi cenacoli di Bucarest 1880-1954 di Victoria Dragu-Dimitriu

    Conduttrice di programmi culturali alla radio pubblica romena, Victoria Dragu-Dimitriu è passata quasi senza accorgersi dal microfono al testo cartaceo, perché le sue interviste e i suoi radiodoc si prestavano, fin dall’inizio, a diventare racconto: la storia della Bucarest di una volta, con strade ed edifici che conservavano il profumo di vite passate, ma anche di libri. Il volume più recente scritto da Victoria Dragu-Dimitriu – Raccontando vecchi cenacoli di Bucarest 1880-1954 – evidenzia il legame tra case, strade, quartieri e circoli letterari sviluppati in quei perimetri. Il risultato è uno strano tessuto che unisce edifici, libri e incontri letterari, trasformando Bucarest in una città della letteratura. Come si relaziona l’autrice con questa città del passato che si ritrova ancora nell’odierna capitale, ci racconta lei stessa.

    Ho guardato Bucarest da questa prospettiva. Ogni città è un tessuto di storie diverse. Alcuni parlano di industria, altri delle case stesse, ma ci sono anche storie di poeti o scrittori. E come a volte mi piace immaginare passeggiando per la città, le tracce invisibili dei poeti esistono ancora e ho pensato di scoprirle e raccontarle. È incredibile come si passa davanti a palazzi, su strade che sembrano estranee l’una all’altra dal punto di vista letterario, diciamo, eppure sono accomunate nelle biografie di alcuni scrittori. (…) In effetti, questo libro è nato originariamente per radio, in quanto più della metà è composto da testi che ho scritto per la trasmissione Riviste e cenacoli letterari. E ora sono diventati un libro pieno di storie che vanno conosciute perché arricchiscono le nostre anime spiega Victoria Dragu-Dimitriu.

    Negli anni precedenti, i libri di Victoria Dragu-Dimitriu erano incentrati sulle interviste radiofoniche ai proprietari di case storiche che raccontavano le loro vite – spesso drammatiche – trascorse tra le pareti di questi edifici. È così che sono apparse, tra le altre, Storie dei gentiluomini di Bucarest, Storie delle dame di Bucarest o Storie dei tesori di Bucarest. E ora dalle strade e dai palazzi, l’autrice è passata alle classi superiori. È stato un passaggio naturale e molto piacevole per me perché potevo semplicemente ripagare alcuni debiti con gli scrittori che apprezzo e amo, e sento che il mondo ha bisogno di saperne di più su di loro, non necessariamente descrivendo storie letterarie, ma semplicemente andando in giro attraverso la città. (…) Ad esempio, sul Viale Kogălniceanu, di fronte alla Facoltà di Giurisprudenza, nello stesso edificio – un condominio del periodo compreso tra le due guerre – ci sono le lapidi commemorative del critico letterario Eugen Lovinescu e dello scrittore Liviu Rebreanu. Non so se Rebreanu veniva ancora al cenacolo Sburătorul – tenuto da Lovinescu – quando viveva qui ed era vicino di casa di Lovinescu, ma spesso si incontravano, in altri luoghi di Bucarest, luoghi che sono semplicemente luoghi della letteratura anche se non esistono più in realtà, conclude Victoria Dragu-Dimitriu.

    In effetti, gran parte della Bucarest storica oggi non esiste più, ma i libri di Victoria Dragu-Dimitriu, pieni di ricordi della vecchia città, la riportano in vita.

  • Prezzi dei terreni in aumento in Romania

    Prezzi dei terreni in aumento in Romania

    I prezzi dei terreni a Bucarest, adatti allo sviluppo immobiliare, sono quasi raddoppiati nel 2021, con le zone più costose che restano il centro e il nord della città. Lo rileva lo studio condotto da una società di consulenza immobiliare. Se nel 2019-2020 le transazioni degli sviluppatori per un appezzamento di terreno per un condominio giravano attorno ai 400-600 euro al metro quadrato nelle aree medie come prezzo di Bucarest, nel 2021 il prezzo per lo stesso lotto è quasi raddoppiato. Ultimamente, molti sviluppatori immobiliari, sia nelle aree residenziali che commerciali, hanno iniziato a cercare appezzamenti di terreno per nuovi progetti. L’interesse maggiore è per la zona centrale, dove alcune transazioni hanno raggiunto i 4.000-5.000 euro (a Piazza Victoriei, vicino alla sede del Governo) o i 5.000-6.000 euro (nella zona residenziale Aviatorilor) per un metro quadrato di terreno. In media, i prezzi rimangono leggermente al di sotto del 2007-2008, ma i dati fondamentali di mercato sono completamente cambiati: ad esempio, negli ultimi 15 anni il potere d’acquisto dello stipendio medio a Bucarest, aggiustato a seconda dell’inflazione, è quasi triplicato.

    Complessivamente, il mercato delle transazioni con terreni destinati esclusivamente a progetti residenziali e commerciali (uffici, retail, hotel) ha registrato in Romania nel 2021 il valore più alto dal 2007 ad oggi, raggiungendo 800 milioni di euro. Il volume totale delle transazioni è aumentato di oltre due volte e mezzo rispetto al volume di 310 milioni di euro nel 2020. I rivenditori e gli sviluppatori residenziali sono stati estremamente attivi, i terreni destinati a tali progetti rappresentando circa il 90% del totale. La Capitale è rimasta in testa con i tre quarti del volume delle transazioni, vale a dire un valore di oltre 600 milioni di euro. Circa il 70% delle transazioni a Bucarest riguarda progetti residenziali. Per fare un confronto, solo nella Capitale nel 2007 ci sono state transazioni per oltre 800 milioni di euro, mentre a livello nazionale è stata superata la soglia del miliardo di euro, secondo le stime di quel periodo. Al di fuori della Capitale, c’è un crescente interesse degli sviluppatori per le grandi città, come Timisoara, Brasov, Constanta, Cluj-Napoca, Craiova, Galati, Braila, Oradea, Sibiu, ma anche per città con una popolazione più piccola, come Vaslui, Tulcea, Giurgiu o Călăraşi. Allo stesso tempo, è aumentato in modo significativo il numero delle grandi transazioni (di oltre 5 milioni di euro).

    A titolo di curiosità, lo scorso anno, il prezzo medio di un ettaro di terreno agricolo in Romania era di 7.163 euro, rispetto ai 6.000 euro in Francia e ai 4.893 euro in Ungheria, secondo Eurostat. Nell’UE, i prezzi più alti per i terreni agricoli si osservavano nei Paesi Bassi (con una media di 69.632 euro per ettaro nel 2019), mentre all’estremità opposta c’era la Croazia, con un prezzo medio di 3.440 euro per ettaro nel 2020. In Romania, i prezzi più alti per i terreni agricoli si osservano nella regione di Bucarest-Ilfov (11.615 euro per ettaro), mentre i più bassi nel nord-ovest del Paese (6.261 euro per ettaro).

  • Mostra dedicata alla banconota da 20 lei

    Mostra dedicata alla banconota da 20 lei

    In occasione dell’entrata in circolazione, a partire dal 1° dicembre 2021, della banconota da 20 lei, il Museo della Banca Centrale di Romania (BNR) presenta al pubblico la mostra temporanea dedicata a Ecaterina Teodoroiu (1894-1917), eroina della Prima Guerra Mondiale, nella quale ha anche perso la vita alla fine della battaglia di Marasesti, in provincia di Vrancea, nell’est della Romania. La mostra riunisce una parte degli oggetti personali dell’eroina – la divisa militare, il casco o gli occhiali, nonchè reperti rappresentativi per la sua vita e per il rispettivo periodo storico. Ruxandra Onofrei, esperta del Museo della Banca Centrale, ci offre maggiori dettagli.

    Una mostra dedicata a Ecaterina Teodoroiu, in occasione del lancio della banconota da 20 lei, che mostra l’effigie di una personalità femminile. Guardando le banconote che circolarono durante la prima guerra mondiale, in cui combatté Ecaterina Teodoroiu, possiamo vedere che nel disegno dei nostri oggetti sono rappresentate figure femminili, solo che queste figure femminili sono simboliche, allegoriche, non trattandosi di personalità in sé. Va anche menzionato che nel 2018 la Banca Centrale ha lanciato una banconota anniversaria da 100 lei dedicata al collezionismo, con le effigi del re Ferdinando e della regina Maria, che, quindi sarebbe la prima personalità femminile su una banconota, ma si trattava di una banconota da collezione e non destinata alla circolazione, spiega Ruxandra Onofrei.

    Quali oggetti di valore storico scoprono i visitatori e qual’è la storia di Ecaterina Teodoroiu? Abbiamo cercato di sorprendere alcuni elementi rilevanti della vita di Ecaterina Teodoroiu. Abbiamo alcune foto da cui si ispira anche il ritratto raffigurato sulla banconota da 20 lei. La sua storia militare, diciamo, è più nota, ma parlando della sua origine, dobbiamo ricordare che è nata in un villaggio vicino a Târgu Jiu (sud-ovest), attualmente integrato in questa città. Era la terzagenita tra otto figli, voleva davvero studiare, e i suoi genitori l’hanno incoraggiata a farlo. Ha frequentato il liceo a Târgu Jiu, presso la scuola romeno-tedesca, poi è venuta a Bucarest dove ha frequentato sia la Scuola Normale Principessa Elena che la scuola per infermieri. Si è anche iscritta tra gli scout romeni. L’idea dello scouting le venne nel 1913, nel contesto della guerra balcanica, il suo sentimento patriottico la infiammava e le faceva desiderare di combattere per la sua patria. Quando la Romania entrò nella prima guerra mondiale, Ecaterina Teodoroiu si offrì volontaria e combatté con le truppe di stanza nell’area di Jiu, vantando alcuni veri fatti d’arme. Ad esempio, quando è stata fatta prigioniera insieme al suo comandante e ad altri 15 soldati, uccise le sentinelle e liberò i suoi colleghi. Fu ferita, inizialmente rifiutò le cure mediche, ma alla fine le accettò e si riprese. Praticamente, in quel momento l’amministrazione romena, lo Stato maggiore dell’esercito e tutte le istituzioni fondamentali si erano trasferite a Iasi (nord.est), visto che la capitale Bucarest era stata occupata dalle truppe tedesche. Del periodo dello scouting, esponiamo qui il suo giubbotto e la cintura. Abbiamo anche la camicia e alcuni elementi del costume popolare di Ecaterina Teodoroiu che sembra aver portato con lei nel cofano da guerra, rinunciandovi per indossare la divisa. Abbiamo anche il suo casco militare e gli occhiali che l’hanno resa famosa, conclude Ruxandra Onofrei, descrivendo anche un incontro importante della vita di Ecaterina Teodoroiu, quello con la regina Maria, la seconda sovrana di Romania, consorte di re Ferdinando I (1875-1938), impegnata come infermiera volontaria durante la Grande Guerra:

    Dopo l’incontro con la regina Maria, avvenuto verso febbraio 1917, Ecaterina fu decorata da re Ferdinando nel marzo dello stesso anno, con la Virtù Militare di II-a classe. Nello stesso mese in cui ricevette l’onorificenza, Ecaterina fu anche promossa al grado di luogotenente, diventando così la prima donna ufficiale del nostro paese. Fu amata e rispettata da suoi connaziomali, conclude Ruxandra Onofrei.

  • La casa museo Mihai Eminescu a Ipotești

    La casa museo Mihai Eminescu a Ipotești

    Oggi arriviamo nel nord-est della Romania, in provincia di Botoșani, per aprire le porte di un museo speciale. Entriamo nella casa del poeta nazionale romeno, Mihai Eminescu, che si trova a Ipotești, dove il visitatore può vedere oggetti appartenuti alla famiglia Eminovici, come il cofanetto portagioielli della madre del poeta, il portatrucchi del poeta del periodo in cui recitava nelle commedie, argenteria, armadietti in legmo di rosa, ma anche molti libri. La nostra guida è la museografa Elena Smaranda Berescu.

    La casa fu demolita nel 1924, in quanto gli ultimi proprietari non riuscirono a mantenerla. Sono seguite due ricostruzioni. Dalla prima, compresa tra il 1934 e il 1936, è uscita una casa bella e resistente, che, però, non corrispondeva ai piani iniziali. Così, dopo molte insistenze da parte di studiosi di Eminescu e autorità locali, fu decisa la seconda ricostruzione. I lavori iniziarono nel 1976 e furono inaugurati a giugno 1979. Nella sua forma attuale, è pienamente conforme al disegno originale. La casa ha tre stanze e un ingresso, il soggiorno, l’ufficio del padre, che era prima della camera da letto del padre e dell’ultimo neonato. C’era anche la camera delle ragazze. I ragazzi dormivano in un altro edificio, che purtroppo non esiste più, spiega la nostra guida.

    Gli Eminovici erano una famiglia benestante, ma anche numerosa. La coppia Raluca e Gheorghe Eminovici ebbe 11 figli – sette maschi e quattro femmine. Ma nel salone vedrete solo sette foto, continua Elena Smaranda Berescu. Non abbiamo delle foto per quattro dei bambini, poiché sono morti prematuramente. Nel soggiorno, sopra il pianoforte, si vedono le foto di cinque ragazzi e due ragazze, Aglaia e Harieta. Aglaia è l’unica che si è sposata, quindi veniva a Ipotești solo in visita. Harieta è quella che è rimasta più a lungo a Ipotești, a causa di un difetto locomotore a causa della poliomielite all’età di 5 anni. Trascorse quasi tutta la vita a Ipotești, solo verso la fine si trasferì a Botoșani, dove si prese cura del nostro poeta negli ultimi anni della sua vita. Nel soggiorno vedrete il tavolo di famiglia, con le sei sedie avvolte in cuoio di Cordova. Nelle vetrine si possono vedere alcuni cucchiaini scoperti nelle fondamenta della vecchia casa. Hanno il monogramma della madre RE, del poeta e di suo fratello Matei. Inoltre, sulle stufe, ma anche nello studio del padre, ci sono dei pezzi di terracotta di colori più chiari. Sono stati ritrovati sempre nelle fondamenta e inseriti nella struttura delle stufe secondo il modello originale, dice ancora la museografa.

    Nello studio del padre si trovano la scrivania con il calamaio, la sedia e la scatola di metallo in cui conservava i documenti. L’ufficio era stato precedentemente la camera da letto dei genitori e dell’ultimo neonato. Delle cinque foto dei ragazzi nel soggiorno, riconoscerete quella del poeta Mihai Eminescu. La prima fotografia, quella emblematica, fu scattata all’età di 19 anni, nel 1869, quando il poeta era a Praga. Nello studio vedrete altre sue foto, scattate a diverse età, a 24, 28, 34 e 37 anni, due anni prima della morte. Accanto alle sue foto, vedrete quelle dei suoi genitori, nati in località e ambienti sociali diversi. La madre proveniva dall’alta società. Era nata nel villaggio di Joldeș, comune di Vorona, Botoșani, e ha portato in dote una considerevole somma di denaro. Il padre era nato in provincia di Suceava, in una famiglia numerosa ma modesta, onde la sua ambizione di raggiungere lo stesso livello finanziario della moglie Raluca. È riuscito a farlo mantenendo la posizione di funzionario che raccoglieva le tasse sull’alcol. Era un grado principesco, ottenuto per decreto. Con questa funzione, Gheorghe Eminovici ha ottenuto 420 ettari. Nella casa museo, vedrete anche una piccola biblioteca, dove conserviamo alcune copie della grande biblioteca di famiglia, la terza o la quarta in tutta la Moldavia. D’altra parte, nell’atrio della casa si trova il cofanetto della dote della madre, fatto a mano in rovere, a Firenze, in Italia. Si dice che più ricca e meravigliosamente scolpita fosse questa scatola, meglio si sapeva che la ragazza proveniva da una famiglia benestante, conclude la museografa Elena Smaranda Berescu.

    Edizione realizzata con il supporto del Dipartimento per le Relazioni Interetniche del Governo di Romania.

  • Cela Neamţu, la signora degli arazzi romeni

    Cela Neamţu, la signora degli arazzi romeni

    Le tappezzerie di Cela Neamţu hanno conquistato l’intero mondo. Hanno viaggiato a mostre e saloni d’arte in Germania, Russia, Israele, Turchia, in Alaska e, ovviamente in Svizzera, a Losanna, celebre per le sue Biennali. Nel 2006, è tornata da Parigi con una medaglia d’oro. Il 15 dicembre 2011, veniva insignita del Premio Ion Andreescu dell’Accademia Romena per l’opera omnia.

    Alla fine del 2021, abbiamo incontrato l’artista Cela Neamţu alla sua mostra personale « Il filo della creazione. Disegno, miniatura, serigrafia », ospitata dalla Galleria Senso di Bucarest. Cela Neamţu stessa ci ha svelato cosa espone. Ricordi particolarmente cari a me, una donna di 79-80 anni, serigrafie, disegni, ma non arazzi. Avevo preparato una mostra da inaugurare il 22 novembre 2021 nella Biblioteca dell’Accademia Romena, però la pandemia ha fermato tutto. Forse l’anno prossimo Dio ci aiuta ad aprire questa mostra intitolata Disegni dietro ai fili. Qui, invece, è « Il Filo della creazione », la curatrice Ana Sultana ha scelto in maniera molto ispirata questo titolo simbolico. Il messaggio è questo: dopo un anno pieno, ci auguriamo un altro altrettanto pieno. E’ stato un anno di restrizioni, forse Dio ci aiuta a tornare alla normalità. Tutti ce lo auguriamo! Tornando alla mostra, espongo qui anche una serie di 10 miniature della serie Caos e ordine. Al Museo del Contadino Romeno c’è un salone di miniature tessili, con una tematica che mi sta molto a cuore: la dote. E ho voluto fare dei collage con resti di « pezzi di bello », come chiamo io quei pezzetti che ho trasformato in miniature, per suggerire frammenti di questa camicia dell’eternità della nostra stirpe. Sono molto lieta di crearli per gioco! Da bambina, mi piaceva stare sulla veranda della casa e giocare con i pezzetti di stoffa. La mamma tagliava e mi dava i pezzi che rimanevano. Ricordo come ero felice e commossa di giocarvi! E anche oggi gioco nello stesso modo! La gioia del fare è molto grande in me!, dice l’artista.

    Durante la pandemia, Cela Neamţu ha passato tanto tempo nel suo studio. Stasera ho fatto un’eccezione, almeno per uscire un po’. Come libertà del tempo, ebbene il tempo non ti invita, non ho nessun altro richiamo o impegno, se non si intraprende nulla, tutto il tempo ti appartiene, è il tuo, da passare nello studio. Ora mi rendo conto quanto tempo ho sprecato io durante la mia giovinezza. Adesso ho tutto il tempo da dedicare all’atelier. Un arazzo intitolato 20-20, che ho fatto interamente in quell’anno, ho esposto a settembre al Palazzo della Cultura di Iaşi. E’ un tempo nostro e, secondo me, una benedizione avere da fare e trovare il senso, dirigere i neuroni, la nostra mente è attenta e diretta verso qualcosa di creativo, aggiunge Cela Neamţu.

    Con la sua vitalità ammirevole, ha fatto anche un bilancio del 2021. Un anno benefico anche come anniversario, visto che sono nata nel 1941. Quindi, ho dovuto dare una gran bella prova! Ho sistemato tutti i disegni. Ho i progetti che stanno dietro ai Fili da tessere, particolarmente belli. Ho esposto il lavoro finito a Cluj. Una performance straordinaria, venivano studenti liceali e universitaria, una simile lezione è rara. In fin dei conti, l’arazzo è un mesteriere in sé, purtroppo in via di estinzione. Parliamo della forma classica, poichè da Penelope in poi tutto il mondo tesse!, conclude Cela Neamţu.

  • Battesimo del Signore, usanze e tradizioni in Romania

    Battesimo del Signore, usanze e tradizioni in Romania

    Il 6 gennaio, gli ortodossi e i greco-cattolici celebrano il Battesimo del Redentore nel fiume Giordano e la Rivelazione della Santissima Trinità. Nella tradizione popolare romena, il Battesimo di Cristo è anche un momento di passaggio e rinnovamento del tempo particolarmente importante. Ai primi dell’anno, il battesimo purifica ogni volta sia la gente che l’intero spazio domestico, compreso il bestiame delle masserie contadine, data la forza curativa delle acque in questi giorni. Nelle chiese ortodosse, al termine della messa dedicata al Battesimo di Cristo, i preti benedicono l’acqua messa in recipienti grandi, che poi viene distribuita ai fedeli. La gente annaffia con l’acquasanta le case, i giardini e il bestiame per godere di protezione divina per tutto l’anno.

    Sembra che nel calendario popolare romeno, la Festa del Battesimo del Signore si sia sovrapposta ad un’antica celebrazione di primi dell’anno dedicata a una divinità delle acque e del cielo. Anche oggi, nella tradizione romena, la Festa del Battesimo di Cristo e quella dedicata a San Giovanni Battista, il giorno dopo, sono più importanti persino del Capodanno. L’acqua benedetta dai preti nel giorno del Battesimo è l’Acquasanta Grande. Come sacramento, è altrettanto importante come l’eucaristia. In tutto il Paese, i preti benedicono anche i fiumi vicini alle località di residenza. I cristiani annaffiano di acquasanta non solo le case ma anche le dipendenze. Si crede che l’acquasanta purifichi tutti i fiumi, ma anche le fontane, i campi coltivati, i frutteti e le vigne, spiega lo storico e ricercatore Florin-Ionut Filip Neacsu.

    Un’altra usanza, praticata anche negli ambienti urbani, è quella di ripescare una croce di legno gettata dal prete in un fiume. Fino al periodo immediatamante successivo alla seconda Guerra mondiale, anche a Bucarest si svolgeva una grande processione nell’ambito della quale il Re e il Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena scendevano a benedire il fiume che attraversa la capitale. Dopo la messa religiosa, c’era una vera gara tra numerosi giovani per ripescare la croce gettata nelle acque del fiume Dambovita. Si crede che colui che riesce a portarla in riva al fiume sia protetto per tutto l’anno da guai e problemi di salute, aggiunge lo storico e ricercatore Florin-Ionut Filip Neacsu.

    Secondo un’altra credenza, sempre durante la Festa del Battesimo del Signore, i lupi e i cavalli accorrono per allontanare gli spiriti malvagi rimasti in Terra dopo il Capodanno. Alla fine, il Battesimo del Signore è una festa della nuova luce all’inizio di un anno solare, un rinnovo del legame tra cielo, acque e terra.

  • Filatelia: La caccia, passione reale

    Filatelia: La caccia, passione reale

    Nel 2021, quando sono ricorsi 100 anni dalla nascita di Re Michele I di Romania, la compagnia Romfilatelia ha lanciato delle emissioni dedicate alle passioni dei sovrani romeni. Verso la fine dell’anno è stata presentata quella rappresentativa per la caccia, una passione comune a tutti e quattro i sovrani del Paese. L’emissione di francobolli Le passioni dei re di Romania (II) è composta da 4 francobolli che ricordano Carlo I, Ferdinando, Carlo II e Michele. In questo ordine, i francobolli costano rispettivamente 3 lei, 6,50 lei, 10 lei e 10,50 lei. Per Carlo I, primo re di Romania, un Hohenzollern che giunse a Bucarest nel 1866, la caccia era una vera tradizione, una continuazione dell’arte della guerra delle grandi corti europee. Esponenti delle case reali d’Europa erano presenti alle cacce reali in Romania, insieme ai membri delle famiglie rappresentative dell’aristocrazia romena.

    I francobolli riportano l’immagine fotografica di ciascuno dei re di Romania, in abito da caccia, accanto a una vetrata rotonda, in cornice rotonda. Tutte le vetrate si ritrovano al Castello di Peles e al Foișor a Sinaia. Negli edifici del complesso Peles troviamo molte decorazioni che evocano la passione per la caccia, su mobili e vetrate, bassorilievi raffiguranti animali o cacciatori, trofei di animali cacciati dalle famiglie reali, stemmi di caccia o collezioni di armi antiche. Michele fu sin da bambino un re e un cacciatore. Ecco perché sul francobollo compare una foto del re bambino, che tiene in mano un’arma da caccia. Se fino al 1940 andava a caccia con il padre – Re Carlo II, Michele partecipò durante il suo esilio a battute internazionali, su invito delle case reali britannica e danese, ma anche di quella svedese. Si tratta di una ricca emissione, composta dai quattro francobolli già presentati, da uno speciale blocco filatelico di quattro francobolli non dentellati e da una serie di due buste primo giorno, ciascuna illustrata i castelli di caccia Lăpușna e Râușor.

    È stata inoltre realizzata una serie di quattro cartoline maxi, con fotografie storiche rafiguranti l’imperatore Francesco Giuseppe, la regina Maria, Carlo II e Michele bambino, e lo stesso Michele giovane re, con un trofeo di cervo. I francobolli sono stati stampati in blocchi di cinque copie identiche con una vignetta riccamente illustrata, con un pezzo di caccia delle collezioni Peles, e una decorazione eccezionale, coperta al centro da una medaglia o moneta dedicata a ciascuno dei quattro sovrani. Il blocco con i quattro francobolli non dentellati ha quattro vignette con dettagli delle vetrate di caccia di Peles, con perforazione rotonda. La tiratura totale dell’emissione è di oltre 51.000 francobolli, di cui quelli non dentellati sono esattamente 964.

  • Usanze di Capodanno in Romania

    Usanze di Capodanno in Romania

    Il passaggio nel Nuovo Anno rappresenta, senza dubbio, uno dei più importanti momenti nelle nostre vite. In Romania, le antiche usanze si conservano quasi immutate da generazioni intere, e il cenone di Capodanno rappresenta un rituale di per sè, spiega Sabina Ispas, la direttrice dell’Istituto di Etnografia e Folclore Constantin Brăiloiu di Bucarest. L’Anno Nuovo è caratterizzato da tutt’una rosa di usanze cerimoniose e festose, tra cui la più nota è quella della Sorcova, praticata soprattutto dai bimbi. Un’altra è l’usanza del Piccolo Aratro (Pluguşor), praticata sempre dai bambini, ma anche quella del Grande Aratro (Plugul Mare), praticata dagli adulti, dagli uomini sposati, con famiglia. Il significato iniziale del Grande Aratro era quello di protezione e benedizione. Chi praticava l’usanza della Sorcova e quella dell’Aratro segnava, quindi, l’Anno Nuovo, e l’intera cerimonia si conclude con i canti augurali per la Festa di San Giovanni Battista, spiega Sabina Ispas.

    Nelle comunità tradizionali, la notte tra gli anni agevola il contatto con la Divinità. Nella tradizione popolare, i messaggi trasmessi in occasione delle feste importanti e al passaggio tra il vecchio e il Nuovo Anno sono considerati gli unici veramente importanti sia per la rispettiva comunità, che per ogni singolo individuo, aggiunge Sabina Ispas. Il Natale e il Capodanno sono legati alla tradizione dell’apertura dei cieli. Si tratta, infatti, della percezione, della comprensione e dell’atto di Teofania. La Divinità cala sulla terra e sulla gente e i cieli si aprono, cosicchè Dio comunica direttamente con il Creato, con l’uomo. In questi momenti speciali, quando si aprono i cieli, la gente può apprendere cosa potrebbe succedere durante l’anno che sta per iniziare. Non si tratta di indovinare, come si potrebbe pensare, bensì di un messaggio che Dio trasmette agli esseri umani in un momento in cui può avere un conttato diretto, ravvicinato con loro, spiega la direttrice dell’Instituto di Etnografia e Folclore Constantin Brăiloiu di Bucarest.

    L’anno che sta per finire veniva cacciato via nel passato con colpi di frusta nelle viuzze dei villaggi. Il cenone di Capodanno che riunisce la famiglia e gli amici ha conservato il suo valore simbolico. Molte usanze di Capodanno sono collegate ai canti augurali. Tra Natale e Capodanno, i gruppi di giovani che fanno gli auguri indossano spesso delle maschere popolari. La maschera è molto importante nella mentalità tradizionale romena, perchè è una rappresentazione immaginaria dell’Aldilà. Gli antenati, gli animali-totem o le piante-totem sono destinati ad aiutare l’uomo a reintegrarsi, ad appartenere di nuovo al mondo dei vivi o al mondo bianco, come viene chiamato nel linguaggio etnologico. L’usanza delle maschere dei vecchi tipica del Maramures rappresenta un cerchio magico, si batte in terra con il bastone, e si colpiscono simbolicamente gli altri partecipanti al rituale, che ha significati antichi. E’ legato al vecchio culto degli antenati, che possono sempre rimediare qualsiasi squilibrio nel mondo. C’è la maschera della capra, anch’essa molto antica. La capra ha un ruolo fondamentale, perchè muore e rinasce. È il simbolo del vecchio anno, che è morto, e del nuovo anno, che deve rinascere all’insegna del bene, spiega Delia Suiogan, etnologo all’Università del Nord di Baia Mare.

    La Festa di Capodanno ha un doppio significato e la morte dell’anno che sta per finire rappresenta il momento della rinascita cosmica. Se le maschere dei danzatori hanno un ruolo protettore contro gli spiriti maligni, ci sono anche auguri di Capodanno che provengono da antichi riti della fertilità. In Bucovina, nel nord della Romania, nella notte tra gli anni, i mascherati’ cominciano a girare per le viuzze dei villaggi. Vestiti come vari personaggi o creature fantastiche, essi sono accompagnati da musicanti e destano la curiosità dei contadini, che spesso li seguono. La sfilata, che passa prima per il centro del villaggio, si ferma presso tutte le case.

  • Oriente versus Occidente in mostra al Palazzo Şuţu di Bucarest

    Oriente versus Occidente in mostra al Palazzo Şuţu di Bucarest

    La fine dell’anno porta un regalo speciale agli amanti dell’arte: la mostra Oriente versus Occidente al Palazzo Şuţu della Capitale, nelle sale dedicate alla Pinacoteca di Bucarest e alla sua collezione. Una mostra che porta in primo piano i grandi classici della pittura romena, per illustrare e chiarire i concetti di Oriente e Occidente nell’arte figurativa romena. La vicedirettrice del Museo del Municipio di Bucarest, Elena Olariu, ci spiega il tema della mostra.

    Questa volta il tema scelto è davvero più particolare, come anche il titolo. Forse qualcuno si sarebbe aspettato che la mostra si chiamasse Occidente versus Oriente, ma noi abbiamo voluto mettere l’Oriente al centro dell’interesse perché la scuola pittorica romena, almeno nel periodo tra le due guerre mondiali, acquisisce una certa specificità data dal fatto che i pittori romeni scoprono molto più intensamente la zona della Dobrugia, nel sud-est della Romania, e Balchik (oggi in Bulgaria), che diventano temi importanti nei loro lavori, spiega Elena Olariu, presentandoci anche un breve tour virtuale.

    Le nostre ricerche indicano che, visualmente, c’è una connessione molto piacevole e molto normale tra i due mondi. In effetti, si crea alternativamente uno spettacolo unico e nella seconda sala vedrete che l’Oriente o questi temi ispirati al mondo orientale prevalgono. Nella prima sala, per esempio, abbiamo opere di Tattarescu, che ha viaggiato e si è formato in Italia, poi opere influenzate dalla scuola fiamminga, e alcune di scuola occidentale. Quindi, sarebbe essere interessante vedere un po’ come l’Oriente era visto nell’Occidente, con alcune opere che hanno temi specifici dell’orientalismo europeo. Poi iniziamo a passare in rassegna lavori dei grandi maestri romeni, come Nicolae Tonitza, Pallady, Ștefan Popescu, Cecilia Cuțescu-Storck, ma anche Iosif Iser, che è noto per aver creato capolavori ispirati alle famiglie dei tartari e all’atmosfera creata dalle zone popolate dai turchi. Petrașcu, a sua volta, è una personalità interessante, e qui in mostra è presente con alcuni paesaggi di Venezia. La mostra va fino all’area dell’arte contemporanea, con opere di Sorin Adam, che ancora viaggia, è un artista che si ispira molto all’Oriente. Ha realizzato alcune opere sul posto anche nell’Occidente, in Normandia, in Inghilterra, aggiunge Elena Olariu, riassumento il concetto espositivo.

    Il concetto della mostra è inedito, questa volta portiamo in primo piano soprattutto l’Oriente romeno. Si tratta di temi affascinanti che avvicinano gli artisti a questo concetto di arte che si realizza sul posto. Gli artisti viaggiano, quindi l’orizzonte geografico si allarga. Abbiamo indicato alcuni spunti importanti, essenziali per il pubblico per capire e soprattutto godersi queste opere colorate e uniche, soprattutto perché si collocano in questo contesto. E- molto interessante vedere come l’Oriente e l’Occidente si intrecciano nell’arte romena, diventando quasi lo stesso mondo, che si dedica alla bellezza ed esprime questa capacità degli artisti di unire. Questa polarizzazione, che anche noi abbiamo sottolineato nel titolo, è come un confine che si stempera, perché in effetti lo spettacolo è unico ed è dedicato alla bellezza, al colore esuberante, alla gioia di viaggiare e di vedere cose nuove, conclude la vicedirettrice del Museo del Municipio di Bucarest, Elena Olariu.

  • Usanze di Natale in Romania

    Usanze di Natale in Romania

    La grande Festa della Natività del Signore, celebrata dall’intero mondo cristiano, porta tutt’una serie di rituali in Romania. Naturalmente, l’attuale emergenza pandemica impone alcune restrizioni, però si tratta di usanze tramandate da centinaia di anni e rimaste quasi immutate in certe comunità. I canti natalizi interpretati dagli auguratori annunciano la Natività del Signore. Riti precristiani, sovrapposti alla grande festa, si sono conservati perfettamente nelle zone etnofolcloristiche del nord della Romania, come il Maramures. La direttrice del Museo della Contrada di Oas, Natalia Lazar, è ospite a Radio Romania Internazionale.

    Tra le usanze vivissime nel Maramures, ricorderei quella dei giovani mascherati che vanno in giro accompagnati da raffigurazioni della capra, o quella del Viflaim, una forma di teatro popolare cristiano, conservata ancora perfettamente sulle Vallate di Iza e Mara e nella contrada di Oas, nel Maramures. Mi riferirei anche a due usanze meno conservate, eppure vive nella memoria collettiva. Si tratta della Danza dei Babbi Natale, come riferimento ad un tempo sacro, in cui i cieli si aprono e agevolano la comunicazione tra i due mondi. E poi gli auguratori di Cavnic chiamati Brondosi, che ricordano le invasioni tartare. Secondo la leggenda, nel 1717 i Brondosi salvarono la località dalla distruzione, spaventando i tartari. Le usanze natalizie si conservano anche nelle sagre, come quella che si svolge a Sighet ogni anno nei due giorni successivi al Natale, e quella di Negresti – Oas, spiega ancora Nataliza Lazar.

    E se negli antichi villaggi il Natale era un’occasione per rifare l’equilibrio nella comunità, oggi il periodo che precede la festa diventa, soprattutto nelle città, una maratona delle spese: regali, abeti, addobbi e prelibatezze gastronomiche sono indispensabili. Anche se la situazione eccezionale di quest’anno impone misure di protezione senza precedenti, il Natale rimane per tutti un momento di gioia e speranza in un nuovo inizio. Buon Natale da Radio Romania Internazionale!

  • Invictus Romania nel 2021, progetti per il 2022

    Invictus Romania nel 2021, progetti per il 2022

    Invictus Romania, la squadra che raggruppa militari feriti in missioni all’estero, è stata insignita del Premio per il coraggio al Galà Gas di Romania – Edizione Phoenix, organizzata dalla Federazione Padronale Petrolio – Gas e svoltasi a Bucarest il 15 dicembre. Un’iniziativa dedicata alla gente che ha trovato la forza di cambiare per resistere nei tempi difficili e imprevedibili che stiamo vivendo. Ospite a Radio Romania Internazionale è il maggiore Gabriel Ion, il coordinatore della squadra Invictus, un progetto assunto dal Ministero della Difesa di Bucarest.



    In questo progetto, parliamo di tantissimo coraggio dei militari feriti, che hanno detto Sissignore, lasciando le famiglie per andare a rappresentare la Romania nei teatri operativi. Reduci con ferite, non hanno rinunciato e hanno avuto il coraggio di andare avanti, cominciando a fare sport e impegnandosi in tante attività per mantenersi a galla. Questo premio ci rende veramente felici e ringraziamo gli organizzatori. Per noi, il sommo premio è che i nostri militari feriti stanno bene nei loro panni. Anzichè rimanere a casa davanti alla tv e ricordare i momenti tragici in cui hanno perso le gambe o la vista, essi hanno scelto l’allenamento sportivo. Un premio difficilmente raggiungibile, di cui siamo veramente felici, spiega il maggiore Gabriel Ion.



    La loro storia è nata nel 2014, quando i Giochi Invictus vennero lanciati dal principe Harry d’Inghilterra. Nello stesso anno, un gruppo di volontari militari e civili ha dato vita all’Associazione Invictus Romania. Sia i militari feriti che i volontari Invictus hanno trovato tanti modi e attività per andare avanti e rendere il 2021 un anno normale, nonostante la pandemia. La squadra si è arricchita quest’anno di quattro nuovi colleghi, che hanno scelto lo sport per recuperare le ferite e si stanno già allenando per le competizioni ed altre attività. Intanto, un loro compagno, tenente Florin Oprea, si è completamente recuperato e ha ripreso l’attività militare, ma rimane sempre accanto alla squadra.



    Uscire dal progetto significa recupero completo, aggiunge il maggiore Gabriel Ion, contento che due dei compagni si sono anche sposati quest’anno. E infatti il supporto della famiglia è particolarmente importante per gli Invictus. Un’altra prova di forza viene da Daniel Porumb, immobilizzato dopo essere stato ferito nel 2007. Nel giro di questi anni, ha conseguito la laurea, poi il master presso la Facoltà di Geografia dell’Università di Bucarest e ora si sta addottorando, dice con orgoglio il coordinatore della squadra Invictus. Altrettanto bravo e forte anche il compagno Valentin Popa, ferito durante un’esercitazione nazionale nel 2017, rimasto nell’impossibilità di usare le braccia e le gambe. Sommozzatore e addestrato per le operazioni speciali, è riuscito a nuotare di nuovo come un pesce. Il maggior Gabriel Ion ci riassume anche le attività sportive della squadra Invictus nel 2021.



    I nostri ragazzi, i militari feriti, i miei colleghi hanno partecipato quest’anno a quattro coppe nazionali, ad un campionato nazionale paralimpico, e qui parlo del tiro con l’arco, visto che abbiamo tanti ragazzi bravissimi e decisi a superare tutte le limitazioni imposte dalle condizioni di salute. Hanno partecipato anche a tre coppe mondiali – tiro con l’arco e due tornei di qualificazione europeo e internazionale. Il caporale Eugen Pătru si è qualificato e ha rappresentato la Romania ai Giochi Paralimpici di Tokyo, un’enorme gioia per l’intera squadra, perchè il successo di uno è il successo di tutti. Ma Eugen ha incontrato in gara proprio l’americano che ha anche vinto la prova, ricorda il nostro ospite, aggiungendo che ora il caporale si sta allenando per le Coppe mondiali del 2022.



    Un altro riferimento del 2021 è stato l’avvio della campagna Romania è Invictus. Una campagna di cuore, organizzata in partenariato con Adrian Maniutiu, volontario accanito Invictus. L’iniziativa è destinata alla raccolta di fondi necessari ai nostri militari feriti per fare sport e partecipare alle gare interne e internazionali. Questo progetto è sostenuto sia dal Ministero della Difesa che dalla società civile. In effetti, ha il ruolo di avvicinare la società civile ai nostri militari feriti. Abbiamo partecipato anche ad una serie di azioni caritatevoli, perchè fa sempre bene rendere bene agli altri. I militari feriti sono riusciti ad andare avanti grazie al fatto che la società civile è stata al loro fianco e vogliono, a loro volta, rendere questo bene alla società. Il 3 dicembre, abbiamo celebrato la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità accanto ai bambini con disabilità. I militari feriti hanno installato gli equipaggiamenti sportivi al Club Steaua. Abbiamo allestito anche una pista per corsa ad ostacoli e i bambini sono stati aiutati a superarli. C’era un’enorme gioia negli occhi dei piccoli, ed è importante che noi tutti capissimo il loro dolore e appoggiarli. E’ proprio quello che abbiamo fatto anche noi in questa giornata molto importante, aggiunge il maggiore Gabriel Ion, anticipando anche i progetti per il 2022.



    Stiamo lavorando anche a una produzione cinematografica, accanto alla signora Anca Hirte, regista romena che vive in Francia. C’è tanto da lavorare e speriamo che sia pronta l’anno prossimo. Probabilmente avete visto sui social Il fronte a casa, la miniserie in cui i militari feriti raccontano le loro esperienze, realizzata dalla giornalista Alina Grigore della rete pubblica TVR 1. I nostri militari feriti hanno partecipato volentieri a tanti servizi e trasmissioni nei media, il che per loro rappresenta anche un impulso di andare avanti, con la forza e la convizione di fare bene quello che fanno e che è importante non mollare. L’anno prossimo avremo gli Invictus Games 2020, rinviati, infatti, per due anni a causa della pandemia. Quindi, ci auguriamo di essere all’Aja ad aprile prossimo a rappresentare la Romania. La nostra squadra si è preparata intensamente in questi due anni e ci spera tanto. Pur non trattandosi di medaglie, i nostri militari feriti vogliono fare e dare del loro meglio, conclude il maggiore Gabriel Ion, coordinatore della squadra Invictus Romania.



    Nel 2021, Radio Romania Internazionale ha presentato la squadra Invictus anche nella coproduzione Lo Sport che fa bene. Integrazione. Comunità. Sostenibilità, promossa dalla Comunità Radiotelevisiva Italofona.