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  • Romania a pieno titolo nell’Area Schengen

    Romania a pieno titolo nell’Area Schengen

    Il Consiglio Giustizia e Affari Interni dell’Unione Europea ha deciso stamattina l’adesione di Romania e Bulgaria all’Area Schengen anche con le frontiere terrestri. A marzo 2024, i due paesi erano entrati nell’area di libera circolazione con le frontiere aeree e marittime.

    “E’ un momento storico accogliere finalmente la Bulgaria e la Romania, come membri a pieno titolo dell’Area Schengen. La rimozione dei controlli sulle persone alle frontiere terrestri con e tra questi stati membri, è stata una priorità della Presidenza ungherese (del Consiglio dell’UE – ndr) e oggi l’abbiamo trasformata in realtà. Questo passo sarà benefico non solo per i cittadini bulgari e romeni, ma anche per l’UE nel suo insieme”, ha detto il ministro dell’Interno ungherese, Sándor Pintér.

    La decisione è stata accolta con soddisfazione anche dalla Commissione Europea. “Un’Area Schengen solida rafforza l’unità dell’UE e rende l’UE più forte a livello mondiale”, sottolinea l’Esecutivo comunitario.

    “L’adesione all’Area Schengen rappresenta un passo naturale e necessario nel consolidare lo status della Romania come membro a pieno titolo dell’Unione Europea”, ha dichiarato il presidente Klaus Iohannis. “La rimozione dei controlli ai confini interni significa circolazione più rapida e più semplice per chi viaggia, i tempi alle frontiere saranno considerevolmente ridotti, e i costi logistici per le compagnie diminuiranno, il che aumenterà velocemente la competitività dei prodotti e sei servizi romeni sul mercato europeo”, ha aggiunto Iohannis, esprimendo il plauso per gli sforzi dei ministeri degli Interni e degli Esteri per ottenere questa decisione.

    “E’, in effetti, una vittoria della giustizia e della dignità nazionale e un segnale chiaro che non accetteremo mai di essere cittadini di seconda classe in Europa. E’, prima di tutto, un trionfo di tutti i romeni, a prescindere dall’opzione politica o dalla situazione sociale”, ha sottolineato, a sua volta, il premier Marcel Ciolacu. “E’ una vittoria del lavoro di squadra, per il bene della Romania”, ha aggiunto il premier, ricordando il contributo di leader di opinione dal paese e dall’estero, di personalità pubbliche, di gente comune, accanto a ministri, diplomatici, eurodeputati e tecnici di decine di istituzioni. “Per le aziende romene che hanno partner d’affari negli stati europei, la rimozione dei controlli alle frontiere faciliterà il commercio e ridurrà i costi logistici”, ha detto ancora Marcel Ciolacu.

  • Inflazione in salita a novembre

    Inflazione in salita a novembre

    I servizi postali, la frutta fresca o la margarina erano in cima alla classifica dei rincari in Romania a novembre. Lo rilevano i dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica, indicando che il tasso di inflazione annuale è aumentato di nuovo rispetto al mese precedente. Più precisamente, è arrivato al 5,11% del Prodotto Interno Lordo, dal 4,67% a ottobre, raggiungendo un livello simile a quello registrato ad agosto, ma anche a quello osservato a maggio. È l’illustrazione della traiettoria oscillante che l’indicatore ha seguito nel 2024, dopo essere sceso dal 6,61% registrato a dicembre 2023. Quindi, i romeni hanno pagato di più per la frutta fresca – oltre il 6,5%, ma anche per l’energia elettrica – circa il 3,4%.

     

    A novembre rispetto a ottobre, invece, i servizi di trasporto aereo hanno registrato un calo – oltre l’8,2%, seguiti dall’energia termica – quasi il 5%. Una statistica degli ultimi 12 mesi rivela un aumento dei prezzi dei servizi postali, con una crescita media di quasi il 18%, seguiti dalla frutta fresca con oltre il 17%, e dalla margarina con circa il 16%. Rispetto a novembre 2023, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in media del 5% e dei servizi del 7,5%.

     

    L’analista finanziario Adrian Codirlaşu, presidente di CFA Romania, associazione che riunisce i professionisti nel campo degli investimenti, ci offre maggiori dettagli. ʺLa componente dei servizi, se guardiamo tutti i resoconti mensili, vediamo che rimane consistentemente su livelli elevati. Abbiamo avuto aumenti successivi del salario minimo. La maggior parte dei lavoratori, impiegati con il salario minimo, si trovano in questa componente dei servizi, e quindi, in materia di servizi, abbiamo avuto un aumento dei costi, che si riflette poi nei prezzi, come è normale. Da qui arriva questo leggero aumento dell’inflazione. Abbiamo anche un deficit di bilancio elevato. L’elevato deficit di bilancio è inflazionistico. Perché? Quando il Governo emette debito per finanziarlo è come se fosse, praticamente, moneta stampata che serve per comprare beni e servizi, quindi la domanda aumenta e anche i prezzi salgono automaticamente”, spiega Adrian Codirlaşu.

     

    Per il 2025, gli analisti anticipano un’inflazione sempre intorno al 5%, con un valore più elevato possibile all’inizio dell’anno. La Banca Nazionale della Romania ha rivisto al rialzo al 4,9% la previsione di inflazione per la fine del 2024 e prevede che raggiungerà il 3,5% solo alla fine del prossimo anno. Ma la politica fiscale e gli incrementi salariali a livello nazionale, così come, su piano esterno, l’evoluzione delle economie europee, la dinamica del prezzo del petrolio o i conflitti in Ucraina e Medio Oriente generano incertezze.

  • Verso una maggioranza governativa e parlamentare

    Verso una maggioranza governativa e parlamentare

    Il 4 dicembre, il PSD, il PNL, l’USR, l’UDMR e il gruppo delle minoranze nazionali hanno firmato un documento come patto per una coalizione pro-europea ed euroatlantica. È successo poco dopo le elezioni politiche e la convalida del primo turno delle presidenziali da parte della Corte Costituzionale e prima di quello che avrebbe dovuto essere il secondo turno, l’8 dicembre. Il patto mirava a bloccare l’accesso alla massima carica dello stato dell’indipendente Călin Georgescu, il candidato estremista filorusso e antioccidentale, la cui vittoria al primo turno aveva stupito e preoccupato i partner strategici della Romania.

    Il patto del 4 dicembre parlava della formazione di una coalizione per la stabilità e la modernizzazione, dell’impegno per lo sviluppo e le riforme, della riaffermazione del cammino europeo ed euroatlantico della Romania. I firmatari lanciavano ai cittadini l’appello di votare al secondo turno in modo informato e razionale, per scegliere una Romania pro-europea, democratica e sicura e per respingere l’isolazionismo, l’estremismo e il populismo.

    Il 6 dicembre, la CCR ha annullato le elezioni presidenziali, sulla base del fatto che l’intero processo elettorale era stato viziato e il beneficiario era Călin Georgescu. Anche se lui sembra fuori competizione, i partiti che lo avrebbero sostenuto al ballottaggio e che condividono, almeno in parte, le sue idee, cioè i sovranisti AUR, SOS Romania e POT, sono in Parlamento, dove detengono un terzo dei seggi.

    In questo contesto, il PSD, il PNL, l’USR, l’UDMR e le minoranze nazionali diverse da quella ungherese, hanno rinnovato i loro impegni antecedenti la decisione della Corte Costituzionale. Dopo nuovi colloqui, hanno promesso di formare una maggioranza nel Parlamento e un governo pro-europeo e di sostenere un possibile candidato comune pro-europeo alle elezioni presidenziali.

    In virtù di questo impegno, i quattro partiti e i rappresentanti delle minoranze nazionali lavoreranno ad un programma governativo comune, basato sullo sviluppo e sulle riforme e che terrà presenti le priorità dei cittadini romeni. I firmatari hanno convenuto che è necessario un piano concreto per rendere efficiente e ridurre la spesa pubblica e la burocrazia nella pubblica amministrazione. Hanno inoltre convenuto di aumentare il ritmo attuale degli investimenti e delle riforme nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

    Le formazioni pro-europee si impegnano anche ad aumentare la fiducia nelle istituzioni e nella classe politica, a portare trasparenza nella spesa del denaro pubblico e rispetto per il cittadino. George Simion, leader dell’AUR, partito portabandiera dello schieramento sovranista nel Parlamento, ha attaccato duramente le formazioni pro-europee, accusandole di aggrapparsi al potere. Il futuro Governo si conoscerà solo dopo l’investitura del nuovo Parlamento, il 21 dicembre. Tra le sue priorità ci sarà la costruzione del bilancio per il prossimo anno e la definizione del calendario delle elezioni presidenziali.

  • Schengen, Austria non è più contraria

    Schengen, Austria non è più contraria

    Il ministro degli Interni austriaco, Gerhard Karner, annuncia che il suo Paese non si opporrà più all’ingresso di Romania e Bulgaria in Schengen anche con le frontiere terrestri. Una decisione verrà presa questa settimana a Bruxelles, durante la riunione dei ministri dell’Interno e della Giustizia comunitari. La sua adozione richiede il voto unanime degli stati membri dell’Unione.

    L’Austria è stata contraria all’allargamento di Schengen due anni fa, nonostante la raccomandazione della Commissione Europea, perché riteneva che il confine esterno dell’UE non fosse ben protetto in Romania e Bulgaria contro l’immigrazione clandestina. Gerhard Karner ha spiegato che le richieste dell’Austria riguardo alla lotta contro l’immigrazione clandestina hanno portato ad una diminuzione del numero di migranti intercettati vicino al confine con l’Ungheria, la via d’ingresso più frequente per i rifugiati nel suo Paese.

    Questa massiccia riduzione degli attraversamenti illegali delle frontiere non sarebbe avvenuta se non ci fossimo opposti fino ad ora, ha insistito il ministro austriaco. Lo scorso anno, abbiamo avuto 70.000 intercettazioni fino a ottobre e solo 4.000 nello stesso periodo di quest’anno, ha aggiunto Karner, ma non è affatto sicuro che dei migranti clandestini arrivassero in Austria attraverso la Romania.

    A dicembre 2023, il Consiglio dell’UE ha deciso di ammettere nell’area di libera circolazione la Bulgaria e la Romania, membri dell’UE dal 2007. A marzo 2024 i due paesi hanno aderito parzialmente a Schengen, con le frontiere aeree e marittime. I ministri degli Interni di Austria, Romania e Bulgaria, e la Presidenza ungherese del Consiglio dell’UE, hanno recentemente concordato un nuovo pacchetto di misure di sicurezza delle frontiere.

    Secondo il documento firmato a Budapest, anche dopo l’adesione terrestre, ci sarà un periodo di transizione di sei mesi di controlli alla frontiera della Romania con l’Ungheria e la Bulgaria, condizione imposta dall’Austria. Al confine greco-bulgaro, invece, saranno aboliti. La Romania è stato oggetto di parecchi rapporti di valutazione Schengen antecedenti il 2011, la prima scadenza assunta per entrare nell’area di libera circolazione.

    Successivamente, nel corso degli anni, paesi come Francia, Germania, Belgio, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Austria si sono opposti all’adesione della Romania, invocando problemi legati alla corruzione, alla criminalità organizzata, alle riforme giudiziarie e all’immigrazione. A maggio 2022, la Commissione Europea ha ripreso la raccomandazione relativa all’ingresso di Bulgaria, Romania e Croazia in Schengen. Membro dell’UE dal 2013, la Croazia ha aderito il 1° gennaio 2023 sia all’area di libera circolazione che all’eurozona, mentre la Romania e la Bulgaria hanno aspettato.

    A ottobre 2024, il Parlamento Europeo ha adottato una nuova risoluzione – la quarta del genere dal 2011 – chiedendo l’immediata ammissione di Bulgaria e Romania. Schengen è lo spazio di libera circolazione più grande del mondo. Attualmente copre oltre 4 milioni di chilometri quadrati, con una popolazione di quasi 420 milioni di persone, e include 27 paesi.

  • Chi entra nel Parlamento romeno

    Chi entra nel Parlamento romeno

    Nel 2024 si sono tenute tutte le possibili elezioni, amministrative, europee, politiche e presidenziali, e l’ancora giovane stato democratico chiamato Romania non ha superato bene questa maratona elettorale. Il 6 dicembre, appena due giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali, la Corte Costituzionale ha annullato le elezioni motivando che il processo elettorale sarebbe stato viziato. Secondo la CCR, il carattere liberamente espresso del voto è stato violato tramite la disinformazione degli elettori, attraverso una campagna in cui il candidato indipendente Călin Georgescu, quello che ha vinto il primo turno elettorale, ha beneficiato di una promozione aggressiva, aggirando la legislazione nazionale in campo elettorale, attraverso lo sfruttamento abusivo degli algoritmi delle piattaforme di social media e la mancanza delle indicazioni specifiche di pubblicità elettorale.

    La vittoria al primo turno di un estremista filorusso ha potenziato l’intera corrente autoproclamata sovranista, soprannome di partiti ultranazionalisti, a volte con spinte xenofobe e antisemite, populiste, che criticano ferocemente l’UE e la NATO, cospirazioniste. Tre rappresentanti di questa corrente, l’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), SOS Romania e POT (Partito dei Giovani), sono entrati in Parlamento, i primi con un’ottima percentuale, dopo le elezioni del 1° dicembre, tenutesi una settimana dopo il primo turno delle presidenziali.

    Il partito DREPT ha contestato, proprio per questo motivo, la correttezza delle politiche. DREPT ha affermato che, durante tutto il ciclo elettorale di novembre, sarebbero stati documentati ufficialmente interferenze esterne, finanziamenti illegali, una propaganda neolegionaria e l’influenza della malavita. Tuttavia, l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia ha respinto la sua richiesta di annullamento delle elezioni politiche, cosicché il 21 dicembre la Romania avrà un nuovo Legislativo. Il PSD (al governo insieme al PNL) ha ottenuto il maggior numero di seggi di senatori e deputati, 120, seguito dall’AUR, con 93 e dal PNL, con 71.

    Al quarto posto in termini di seggi nel futuro Legislativo c’è l’Unione Salvate Romania, con 59 deputati eletti. Il partito SOS Romania, con 40 deputati, UDMR e POT, ciascuno con 31, completano la lista dei 7 partiti che hanno inviato i loro rappresentanti al Parlamento. Alla Camera dei Deputati c’è anche il gruppo delle minoranze nazionali, che detiene 19 mandati. Verranno assegnati altri due mandati parlamentari. Due senatori e quattro deputati rappresenteranno i romeni all’estero in Parlamento. All’interno di questo Legislativo frammentato, occorre cercare e trovare una maggioranza stabile per dare vita a un governo, idealmente entro la fine di quest’anno. Ci sarà inevitabilmente un gabinetto di coalizione, la cui missione urgente sarà quella di fissare il calendario delle elezioni presidenziali. Gli europeisti, ossia il PSD, il PNL, l’USR e l’UDMR si erano messi d’accordo per formare un fronte comune contro l’estremismo, ma dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali nulla è più certo. Klaus Iohannis resta presidente fino alla prestazione del giuramento da chi sarà eletto l’anno prossimo.

  • Preoccupazioni per la Romania

    Preoccupazioni per la Romania

    Considerata un partner essenziale nell’architettura di sicurezza euro-atlantica, grazie alla sua posizione strategica sul fianco orientale della NATO, e una voce ferma in un’Unione europea pienamente impegnata ad aiutare l’Ucraina aggredita, la Romania non solo non ha deluso, ma non ha offerto, finora, nemmeno il minimo motivo di preoccupazione. Le cose sono drammaticamente cambiate dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, vinto da un indipendente promosso copiosamente su TikTok, un detrattore della NATO e dell’UE, ammiratore della Russia di Putin e di alcune figure tenebrose del periodo tra le due guerre, fascisti antisemiti, promotore della nazionalizzazione delle risorse e di un’economia autarchica.

    Il suo successo non è stato casuale: i servizi segreti hanno dimostrato ulteriormente gravi ingerenze nel processo elettorale e il fatto che la Russia sta conducendo una guerra ibrida contro lo stato romeno. Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione in riferimento ai rapporti sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni. Il Dipartimento di Stato ha ammonito che l’allontanamento della politica estera romena dalle sue alleanze occidentali avrebbe un grave impatto negativo sulla cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti. Il segretario di stato Antony Blinken ha detto che le autorità romene hanno rivelato uno sforzo russo su larga scala e ben finanziato per influenzare le elezioni presidenziali.

    Sei ex ambasciatori americani a Bucarest hanno trasmesso un messaggio ai romeni, esprimendo la loro preoccupazione per il fatto che la Romania è stata target di un massiccio attacco informatico e sui social media, orchestrato da un attore statale. Nella lettera Alfred Moses, James Rosapepe, Michael Guest, Nicholas Taubman, Hans Klemm e Adrian Zuckerman si dichiarano fiduciosi che il popolo romeno considererà questi attacchi da parte di alcuni stati autoritari come colpi di stato falliti e non permetterà loro di erodere la vicinanza che gli Stati Uniti hanno sempre avuto con la Romania.

    “La Romania non ha un amico migliore degli Stati Uniti, e gli Stati Uniti apprezzano profondamente questa relazione. Insieme, i popoli della Romania e degli Stati Uniti raggiungeranno la pace, la democrazia e la prosperità”, si legge nella lettera. Anche Berlino ha reagito: “I rapporti delle autorità romene mostrano che la disinformazione russa sta influenzando le elezioni presidenziali in Romania: Putin vuole dividerci e minare l’unità all’interno dell’UE e della NATO. Ma l’Europa resta forte. Insieme proteggeremo le nostre democrazie dalle minacce ibride”, ha trasmesso il Ministero degli Esteri tedesco.

    Questo contesto elettorale teso e le incertezze hanno diminuito anche la fiducia degli analisti nell’economia romena. L’indicatore di fiducia macroeconomica dell’Associazione CFA Romania è calato a novembre di 13,5 punti, raggiungendo il valore di 31,4 punti, il livello più basso registrato da luglio 2020, durante la pandemia, fino ad ora, in un contesto di incertezza politica estremamente elevata e di un forte aumento dell’avversione al rischio degli investitori, ha sottolineato il presidente dell’associazione Adrian Codirlaşu. L’analista ha spiegato che si anticipa un leggero aumento dell’inflazione, intorno al 5% nel prossimo anno, tassi d’interesse più alti sui prestiti dello stato e un lieve deprezzamento della moneta nazionale, il leu.

  • Romania sotto attacco informatico

    Romania sotto attacco informatico

    Con un gesto meno consueto, il presidente Klaus Iohannis ha declassificato i documenti presentati nella più recente riunione del Consiglio Supremo di Difesa del Paese, che aveva come tema l’inosservanza delle regole della pubblicità elettorale prima del primo turno. Un comunicato pubblicato dopo la seduta faceva riferimento all’esistenza di attacchi informatici, con l’obiettivo di influenzare la correttezza del processo elettorale al primo turno delle presidenziali, vinto, a sorpresa generale, da Călin Georgescu, un indipendente che sembrava venuto dal nulla e che aveva beneficiato di una massiccia visibilità sulla rete TikTok.

    I documenti declassificati dal capo dello stato dimostrano che nulla è stato casuale e parlano della portata e della gravità delle azioni contro la Romania. I rapporti del Servizio Romeno di Informazioni indicano che, nel contesto del primo turno delle elezioni presidenziali, c’è stata un’aggressiva campagna di promozione, condotta con l’elusione della legislazione nazionale nel campo elettorale, nonché con lo sfruttamento di alcune piattaforme di social media per la crescita accelerata della popolarità di Georgescu.

    Il SRI menziona che una campagna su TikTok, amplificata due settimane prima delle elezioni, è riuscita a garantire la vittoria al primo turno del candidato, che all’inizio di novembre si trovava a un livello di notorietà molto basso. La crescita degli account che l’hanno promosso non è stata organica e la loro attività sarebbe stata coordinata da un attore statale, che ha utilizzato un canale di comunicazione alternativo per far circolare i messaggi sulla piattaforma. In questo modo, Georgescu ha raggiunto il nono posto nei trend mondiali prima del primo turno delle elezioni presidenziali.

    Secondo i rapporti del SRI, è stato identificato un cittadino romeno che avrebbe fatto donazioni di oltre 1 milione di euro su TikTok, per finanziare la promozione di Georgescu. Ci sono stati anche attacchi cibernetici nel giorno delle elezioni e nella notte successiva. Il rapporto del Servizio di Informazioni Esterne rileva che la Romania è un obiettivo di azioni ibride aggressive russe, comprese fughe di informazioni e sabotaggi.

    Aperto ammiratore della Russia putinista e dei leader antisemiti, fascisti romeni del periodo tra le due guerre, instancabile critico della NATO e dell’UE, nonché degli aiuti all’Ucraina, Călin Georgescu sconcerta il mondo politico e l’ambiente imprenditoriale anche con la sua visione autarchica sull’economia, che ricorda il comunismo nazionalista che definiva il regime di Ceauşescu. Le sue idee non sono rimaste senza eco tra i partner strategici della Romania.

    Il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha dichiarato che gli USA sono preoccupati per il rapporto del Consiglio Supremo di Difesa sul coinvolgimento della Russia in attività cibernetiche maligne, volte a influenzare l’integrità del processo elettorale. Il progresso della Romania di ancorarsi alla comunità transatlantica, conquistato con tanta fatica, non può essere ribaltato da attori stranieri che tentano di allontanare la politica estera del paese dalle sue alleanze occidentali, aggiunge Miller. E richiama l’attenzione: qualsiasi cambiamento di questo tipo avrebbe un grave impatto negativo sulla cooperazione degli Stati Uniti con la Romania in materia di sicurezza, mentre una decisione di limitare gli investimenti esteri dissuaderebbe le aziende americane dal continuare a investire in Romania.

  • Elezioni politiche, inizia ripartizione seggi

    Elezioni politiche, inizia ripartizione seggi

    Il nuovo Parlamento bicamerale della Romania, risultato dalle elezioni del 1 dicembre, sta per chiarire la sua struttura. In lizza ci sono stati 331 seggi di deputati e 136 di senatori. Proporzionalmente al numero dei voti ricevuti, il Partito Socialdemocratico (PSD), numero uno dell’attuale Governo, dovrebbe avere 86 deputati e 36 senatori. L’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR, opposizione nazionalista) – 63 e 28, il doppio dei mandati conquistati quattro anni fa. Il Partito Nazionale Liberale (PNL), associato al governo con i socialdemocratici – 49 e 22.

    L’Unione Salvate Romania (all’opposizione) – 40 e 19. Compaiono, per la prima volta, nelle aule del Parlamento persone elette dalle due formazioni populiste, neocreate, che hanno superato la soglia del 5%. SOS Romania avrà 28 deputati e 12 senatori, mentre POT (il Partito della Gente Giovane) – 24 e 9.

    Presente ininterrottamente, dal 1990, nel Parlamento della Romania post-comunista, l’Unione Democratica Magiari di Romania (UDMR) conta oggi 22 deputati e 10 senatori. Le minoranze diverse da quella ungherese restano – praticamente d’ufficio – rappresentate alla Camera da 19 politici, uno per ciascuna comunità etnica. Come dettaglio quasi aneddotico, il presidente dell’Autorità Elettorale Permanente, Toni Greblă, ha precisato che, se nella ridistribuzione dei voti il Partito della Gente Giovane avesse un mandato in più, questo sarebbe sorteggiato tra tutte le altre formazioni entrate nel Parlamento, poichè il nuovo partito non ha designato sufficienti candidati.

    Tutto sommato, riassume la stampa, ci sono sette formazioni parlamentari, nessuna di grande peso e molte incompatibili tra loro. Si tratta di un Parlamento più frammentato che mai negli ultimi due decenni, dal quale è difficile che risulti una maggioranza governativa funzionale. Senza prestare molta attenzione alle sfumature che li differenziano, la stampa riunisce AUR, SOS e POT sotto l’etichetta generale di “polo sovranista” e prevede che è altamente improbabile che qualcuno di loro venga cooptato in una coalizione di governo. Rimangono, con un peso di circa il 60% in Parlamento, i partiti dichiaratamente filoeuropei.

    L’aritmetica elementare suggerirebbe un’ampia coalizione PSD-PNL-USR-UDMR-minoranze. Le vertenze tra di loro sono difficilmente superabili. Dopo aver governato insieme per tre anni, in nome della stabilità e del contenimento dell’estremismo, i socialdemocratici e i liberali si sono attaccati a vicenda nella campagna elettorale e ora sembrano non supportarsi più. Tra USR e PSD, in quasi un decennio, si sono accumulati tanti rancori e risentimenti.

    Mentre l’UDMR è molto infastidita da un disegno di legge dell’USR riguardante la riorganizzazione amministrativa del paese, che ridurrebbe l’influenza politica degli ungheresi nel territorio. Adesso tutti sembrano attendere il turno decisivo delle elezioni presidenziali, alle quali domenica 8 dicembre si sfideranno l’indipendente Călin Georgescu e la leader dell’USR, Elena Lasconi. Secondo la Costituzione, il capo dello stato designa il futuro primo ministro.

  • Romania, elezioni dopo elezioni

    Romania, elezioni dopo elezioni

    L’8 dicembre, alle ore 21 locali, in Romania si concluderà la maratona dei quattro possibili tipi di elezioni organizzate, per la prima volta, in un solo anno: europee e amministrative accorpate a giugno, seguite da presidenziali e politiche. Le tre domeniche consecutive – 24 novembre, 1 e 8 dicembre – dedicate all’elezione del presidente e del Parlamento, rappresentavano, anche se solo teoricamente, un test per le autorità e la società nel suo insieme.

     

    Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali del 24 novembre, alle sfide di carattere logistico si sono, però, sovrapposti una sorpresa di grandi proporzioni e uno scandalo politico e sociale. Contrariamente a ogni previsione, l’indipendente Călin Georgescu e la candidata dell’USR (opposizione), Elena Lasconi, si sono classificati al primo posto nelle opzioni di voto dei romeni. Notificata su possibili frodi, la Corte Costituzionale ha chiesto, giovedì scorso, all’Ufficio Elettorale Centrale il riconteggio delle schede valide e nulle.

     

    Terminate le elezioni politiche del 1° dicembre, i giudici della Corte si sono riuniti nuovamente lunedì e hanno respinto la richiesta relativa all’annullamento del primo turno presidenziale. Di conseguenza, il secondo turno avrà luogo come previsto fin dall’inizio, l’8 dicembre. Sarà conteso da Călin Georgescu ed Elena Valerica Lasconi, come ha annunciato il presidente della Corte Costituzionale.

     

    Laureato in agronomia, il 62enne Călin Georgescu, è stato, lungo il tempo, direttore del Centro Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, presidente del Centro Europeo di Ricerca del Club di Roma, direttore al Ministero degli Affari Esteri, segretario generale al Ministero dell’Ambiente e relatore presso un Ufficio delle Nazioni Unite. Considerato da una parte dell’elettorato romeno un patriota e difensore dei valori cristiani, da altri un filorusso antisemita, critico nei confronti dell’UE e della NATO, Călin Georgescu è stato classificato come “e altri” prima del primo turno delle presidenziali. Ha generato stupore, ricevendo quasi il 23% delle opzioni di voto.

     

    Sempre con sorpresa quasi generale, lo segue, con poco più del 19%, Elena Lasconi. È nata nel 1972. Dopo oltre 20 anni di attività come reporter, produttrice o conduttrice di telegiornali, è entrata in politica nel 2020, quando è diventata sindaca di Câmpulung, nella provincia di Argeș (sud). E’ stata rieletta alle amministrative svoltesi a giugno. L’ascesa nella politica nazionale è stata velocissima. Sempre a giugno, Elena Lasconi è stata eletta presidente dell’USR, posizione dalla quale ora corre per la carica suprema dello stato.

     

    Anche Elena Lasconi è stata coinvolta in controversie nel corso della sua carriera. Una delle più notevoli è legata alla sua posizione favorevole alla famiglia tradizionale, che ha generato tensioni sia all’interno del suo stesso partito che, pubblicamente, nel suo rapporto con sua figlia, che fa parte della comunità LGBTQ+. La finale elettorale dell’8 dicembre tra Călin Georgescu ed Elena Lasconi si delinea come molto tesa.

  • Romania, dopo le elezioni politiche

    Romania, dopo le elezioni politiche

    I partiti europeisti di Romania hanno raccolto i voti di circa il 57% dei romeni che si sono recati alle urne per decidere la struttura del futuro Parlamento, mentre le formazioni cosiddette sovraniste e isolazioniste, a loro volta, hanno raccolto circa il 32% dei voti. Si è trattato di un’affluenza record per questo tipo di elezioni, superiore al 52%, la più alta degli ultimi 20 anni. Sette partiti hanno superato la soglia minima del 5% necessaria per entrare nel Parlamento.

    Il partito al governo, il PSD, ha ottenuto il maggior numero di voti, seguito dall’AUR (sovranista), che ha raddoppiato il numero di voti rispetto alle elezioni di quattro anni fa. Il PNL, che negli ultimi anni ha governato insieme al PSD, ha ottenuto un risultato migliore di quello ottenuto dal suo leader nelle elezioni presidenziali della scorsa settimana, ma un risultato vicino a quello ottenuto dall’USR.  La soglia minima richiesta è stata superata anche da UDMR, da S.O.S. Romania (estremista, sovranista) della controversa eurodeputata Diana Șoșoacă e dal neonato Partito dei Giovani (POT), fondato da Ana-Maria Gavrilă, entrata in Parlamento quattro anni fa sulle liste dell’AUR. Domenica sera, subito dopo gli exit poll, i leader dei sette partiti hanno rilasciato dichiarazioni.

    Con il voto alle elezioni politiche, i romeni hanno espresso la volontà di continuare il cammino europeo ed euroatlantico, ha affermato il socialdemocratico Marcel Ciolacu – “È un segnale importante che i romeni hanno trasmesso alla classe politica – di continuare a sviluppare il Paese con i soldi europei, ma allo stesso tempo di tutelare la nostra identità, i valori nazionali e la fede.” Il presidente dell’AUR, George Simion, ha affermato che i romeni vogliono un cambiamento, che i rappresentanti del suo partito garantiranno il rispetto dei valori nazionali e della democrazia e che la soluzione per il futuro della Romania è il dialogo. Il presidente ad interim del PNL, Ilie Bolojan, ha ringraziato per l’interesse dimostrato dai romeni per le elezioni politiche e ha assicurato che i liberali continueranno a sostenere la riforma dello Stato. Da parte sua, la leader dell’USR, Elena Lasconi, ha esortato all’unità per la difesa della democrazia e dei valori europei.

    Nella diaspora, la maggior parte dei romeni ha votato per l’AUR. Le opzioni sono andate anche a USR, S.O.S. Romania e POT. La presenza della diaspora alle urne è stata significativa – quasi 800 mila romeni stabilitisi all’estero – tre volte di più rispetto alle precedenti elezioni politiche, del 2020. La mobilitazione più importante è stata ancora una volta in Gran Bretagna, ma anche in Italia e Germania.

  • Attacchi informatici contro la Romania

    Attacchi informatici contro la Romania

    I membri del Consiglio hanno presentato valutazioni sui possibili rischi per la sicurezza nazionale, generati dalle azioni di attori informatici statali e non statali su alcune infrastrutture IT&C, supporto al processo elettorale. Hanno confermato il fatto che, nell’attuale contesto di sicurezza regionale e soprattutto elettorale, la Romania, insieme ad altri stati sul fianco orientale della NATO, è diventata una priorità per le azioni ostili di tali attori, in particolare della Federazione Russa, da parte della quale esiste un crescente interesse a influenzare l’agenda pubblica nella società romena e la coesione sociale.

    Poco dopo la pubblicazione delle conclusioni della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, il Servizio di Telecomunicazioni Speciali, che ha fornito il supporto tecnico nel processo elettorale, ha confermato l’esistenza di questi attacchi. Il Servizio ha mostrato che il numero e la complessità degli attacchi sono aumentati con l’avvicinarsi delle elezioni, ma che sono stati respinti e che non sono state individuate vulnerabilità in termini di fornitura, in condizioni di sicurezza, dei servizi elettronici messi alla disposizione dell’Autorità Elettorale Permanente, l’organizzatore delle elezioni.

    Un’altra conclusione della riunione del Consiglio Supremo di Difesa ha indicato che la piattaforma social TikTok ha favorito Călin Georgescu, il candidato percepito come estremista filo-russo, anti-UE e anti-NATO, che si è piazzato al primo posto dopo il primo turno delle presidenziali. Dopo aver analizzato i documenti, i membri del Consiglio hanno concluso che Georgescu ha beneficiato di un’esposizione massiccia, nelle condizioni in cui TikTok non lo obbligava a contrassegnare i filmati elettorali con il codice unico identificativo assegnato dall’Autorità Elettorale Permanente, obbligo imposto dalla legislazione elettorale romena. Pertanto, la sua visibilità è aumentata in modo significativo rispetto agli altri partecipanti al processo elettorale, riconosciuti dagli algoritmi TikTok come candidati alle elezioni presidenziali, e i contenuti da loro promossi sono stati filtrati in modo massiccio, diminuendo esponenzialmente la loro visibilità tra gli utenti della piattaforma.

    Tuttavia, TikTok ha negato le accuse. In un comunicato trasmesso poco dopo la presentazione delle conclusioni del Consiglio Supremo di Difesa, l’azienda cinese ha sostenuto di non aver trovato finora prove di una “operazione di influenza segreta” finalizzata alle elezioni presidenziali in Romania, né prove di influenza straniera. Tuttavia, i membri del Consiglio Supremo di Difesa hanno chiesto alle autorità competenti in materia di sicurezza nazionale, a quelle con attribuzioni per il buon andamento del processo elettorale, nonché agli organi investigativi penali di avviare urgentemente le misure necessarie per chiarire le questioni presentate in riunione.

  • Una nuova Commissione Europea

    Una nuova Commissione Europea

    La nuova Commissione Europea, la seconda sotto la guida di Ursula von der Leyen, inizierà il suo mandato il 1° dicembre, dopo aver ricevuto mercoledì il via libera del Parlamento Europeo. Nel suo discorso, von der Leyen ha promesso una Commissione focalizzata sul rilancio dell’economia stagnante dell’Unione, sull’aumento della competitività, sulla riduzione della burocrazia, sullo sblocco degli investimenti e sull’eliminazione del divario in materia di innovazione rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Tra le priorità della sua squadra ci saranno anche il sostegno all’Ucraina, la difesa, la gestione della migrazione, l’allargamento, l’azione per il clima, la riforma del bilancio e lo stato di diritto.

    “La nostra lotta per la libertà potrebbe apparire diversa rispetto alle generazioni passate. Ma la posta in gioco è altrettanto alta”, ha detto von der Leyen agli eurodeputati. “Questa libertà non sarà gratuita. Significherà fare scelte difficili. Significherà investire massicciamente nella nostra sicurezza e prosperità. E, soprattutto, significherà rimanere uniti e fedeli ai nostri valori”, ha sottolineato Ursula von der Leyen.

    La prima iniziativa dell’Esecutivo comunitario sarebbe la “Bussola della competitività”, un piano strategico per far crescere l’economia europea. Si baserà su tre pilastri: l’innovazione, il piano per l’industria e la sicurezza economica, che implica una maggiore autonomia europea.

    Tra i vicepresidenti esecutivi della Commissione, la romena Roxana Mînzatu coordinerà le politiche sociali, le competenze, la formazione professionale o alcune politiche educative. Nel suo portafoglio sarà compreso anche il nuovo Fondo sociale per il clima, di cui 6 miliardi di euro spetteranno alla Romania per misure volte a ridurre la povertà energetica. Inoltre, Roxana Mînzatu coordinerà parte delle politiche volte a preparare la società alle crisi, un concetto nuovo nell’ambito delle politiche europee. Si tratta anche di educare e preparare la società di fronte alla manipolazione.

    Inoltre, Ursula von der Leyen sostiene che l’Unione deve concedere più soldi per arrivare su misura delle spese militari di Mosca, che dedica alla difesa il 9% del prodotto interno lordo, mentre l’Europa ne stanzia in media solo l’1,9%. Il voto dato mercoledì alla nuova Commissione Europea riflette la frammentazione esistente nell’attuale Eurocamera, priva di maggioranze stabili, ma che, per la prima volta dal 1999, non ha bocciato nessuno dei commissari europei proposti, nota Politico.

    Mercoledì la nuova Commissione ha ricevuto meno voti di quelli ottenuti dalla presidente Ursula von der Leyen in estate e gode del sostegno più basso (54%) da parte del Parlamento Europeo dal 1993. Dopo il voto, la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, si è dichiarata fiduciosa in una buona collaborazione del Legislativo comunitario con la nuova Commissione.

  • Romania tra le elezioni

    Romania tra le elezioni

    Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali, che ha segnato una rottura storica con i partiti tradizionali, ha avuto effetti significativi sui mercati finanziari, scuotendo la borsa e aumentando i costi dei prestiti della Romania. Secondo gli analisti, ora gli investitori la percepiscono come un paese più a rischio, in un contesto in cui il candidato che ha ottenuto il primo posto in questo turno ha visioni economiche e politiche considerate lontane dai valori europei.

    Tra le misure proposte dal candidato Călin Georgescu figurano una flat tax del 10%, l’incentivazione all’accumulo di ricchezza, la tassazione delle grandi imprese con il 2% del fatturato, nonchè il riorientamento dei fondi europei verso i piccoli proprietari e l’incoraggiamento dell’associazione libera dei proprietari agricoli in cooperative.

    Gli economisti sostengono che il suo piano economico non è realistico e ritengono che la separazione della Romania dal mercato europeo sarebbe un disastro per le imprese locali. Essi richiamano l’attenzione sul pericolo imminente in cui si trova la Romania alla luce dei risultati del primo turno. C’è il rischio che il paese entri in una crisi dalla quale non potrà uscire, ammoniscono gli economisti. Dopo l’annuncio dei risultati del primo turno, la Borsa Valori di Bucarest è scesa di quasi due punti, il costo dei prestiti è aumentato, e gli analisti ritengono che un episodio di euroscetticismo può portare alla perdita dei fondi comunitari e ad una crisi finanziaria.

    Il contesto elettorale in Romania ha suscitato reazioni di insoddisfazione sia nel Parlamento Europeo che nella Commissione. Gli eventi hanno attirato anche l’attenzione dei media internazionali, con pubblicazioni come il Financial Times e Bloomberg che scrivono degli effetti politici ed economici dei risultati del primo turno.

    Bloomberg, ad esempio, nota che chiunque assumerà il potere a Bucarest dovrà affrontare la sfida di risanare le finanze della Romania, dopo che la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina e la spesa pubblica hanno messo il Paese in una situazione difficile. Gli analisti della pubblicazione ritengono che i rapidi incrementi del salario minimo, promossi da tutti i governi di Bucarest nell’ultimo decennio, abbiano avuto solo un impatto limitato, perché le aziende sono state colpite dall’aumento del costo del lavoro e dalla diminuzione del bacino di lavoratori qualificati.

    Financial Times ha scritto, subito dopo la presentazione dei risultati, che “un politico filo-russo e di estrema destra ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Romania, scuotendo l’establishment politico del Paese”.

    In seguito alle “preoccupazioni esterne” emerse dopo il primo turno delle presidenziali, a Bucarest il Ministero degli Affari Esteri comunica che la Romania è “fermamente” impegnata a sostenere i valori democratici, i diritti umani, compresa l’uguaglianza di genere, la lotta all’antisemitismo, alla xenofobia e ad ogni forma di discriminazione. Il MAE rileva inoltre che “l’insieme delle azioni di politica estera della Romania è inseparabile dall’appartenenza della Romania allo spazio di libertà e di diritti garantiti dallo status di Paese membro dell’Unione Europea e di alleato della NATO”.

  • Cambiamenti sulla scena politica in Romania

    Cambiamenti sulla scena politica in Romania

    Il 9 giugno, il PSD e il PNL, pilastri del sistema politico romeno e partner di governo, hanno vinto nettamente le elezioni europee, proponendo una lista comune, e, separatamente o sostenendosi a vicenda, le amministrative, con i socialdemocratici vincitori del maggior numero di comuni e consigli provinciali. Niente prevedeva, quindi, il disastro elettorale subito dal PSD e dal PNL, attraverso i loro candidati, al primo turno delle elezioni presidenziali. Gli aspiranti liberali e socialdemocratici alla carica suprema hanno legato i loro nomi a due controperformance storiche: il leader del PNL, Nicolae Ciucă, ha ottenuto il quinto posto con meno del 9%, diventando così il primo candidato liberale a non ottenere un punteggio a doppia cifra, mentre il capo del PSD, Marcel Ciolacu, considerato il favorito per la vittoria del primo turno, è arrivato solo terzo, con il 19%, essendo il primo candidato della sinistra a non qualificarsi per la finale. Entrambi hanno assunto i propri fallimenti e si si sono dimessi dalla guida dei loro partiti.

     

    Il 1° dicembre, tra i due turni presidenziali, si terranno le elezioni politiche e i principali partiti dovranno riprendersi rapidamente dallo shock elettorale. Il PSD punta a riconquistare la fiducia dei romeni nelle elezioni politiche e proporrà un nuovo approccio nel modo di comunicare con i cittadini, ha dichiarato il vicepresidente del partito e del Parlamento Europeo, Victor Negrescu, incaricato ad occuparsi della comunicazione politica fino alle elezioni legislative. Victor Negrescu crede che nel futuro Parlamento sia necessaria una forte rappresentanza dei valori socialdemocratici e afferma che il PSD intensificherà i suoi sforzi per spiegare ai romeni cosa intende fare se verrà votato. Abbiamo ottenuto risultati importanti a livello governativo e, in questo senso, proporremo anche un nuovo approccio nel modo di comunicare con i cittadini, molto più direttamente, molto più apertamente, dicendo loro cosa possiamo fare, cosa vogliamo fare in modo molto diretto e molto onesto, ha detto Negrescu.

     

    L’intera leadership dei liberali si è dimessa e l’interim è stato assunto da Ilie Bolojan, il cui nome è associato ai successi amministrativi ed economici della provincia di Bihor, nel nord-ovest, e del capoluogo Oradea. Bolojan ha annunciato che il PNL sosterrà l’orientamento proeuropeo della Romania e le politiche di centrodestra, per questo motivo al secondo turno il partito sosterrà, senza alcuna trattativa, Elena Lasconi, leader dell’Unione Salvate Romania. L’8 dicembre, Lasconi affronterà il sorprendente vincitore del primo turno, Călin Georgescu, un personaggio unanimemente considerato tossico e pericoloso a causa delle sue opinioni estremiste e filo-russe. Nel prossimo periodo, ha sottolineato Bolojan, i liberali presenteranno in Parlamento le politiche pubbliche che il PNL sosterrà: l’efficienza dello Stato e la riduzione dei rifiuti, politiche pubbliche che permettano lo sviluppo delle comunità locali attraverso il decentramento e programmi di sostegno per gli eletti a livello locale, politiche a sostegno dello stato di diritto, un sistema giudiziario indipendente e politiche legate all’equità, alla meritocrazia, regole in grado di generare comportamenti corretti nella società.

  • Romania, risultato a sorpresa alle presidenziali

    Romania, risultato a sorpresa alle presidenziali

    Più di 9,4 milioni di romeni hanno espresso le proprie opzioni ieri al primo turno delle elezioni presidenziali. L’affluenza alle urne è stata del 52,55%, molto più alta rispetto a cinque anni fa, quando era ammontata al 42,19%. All’estero hanno votato più di 820.000 romeni, la maggior parte dei quali si sono presentati alle urne in Gran Bretagna (150.000), Germania (145.000) e Italia (123.000).

    La grande sorpresa delle elezioni è il candidato indipendente Călin Georgescu, un ingegnere agrario di 62 anni, che si è piazzato al primo posto nelle preferenze dell’elettorato. Ha lavorato come esperto in sviluppo sostenibile ed è stato segretario di stato presso il Ministero dell’Ambiente. Ha guidato una direzione del Ministero degli Affari Esteri, poi ha ricoperto per diversi anni alcuni incarichi presso l’ONU nel campo della conservazione ambientale. Dal 2013 è stato nominato direttore del Centro Europeo di Ricerca del Club di Roma, e attualmente è professore presso l’Università di Piteşti (sud).

    La stampa internazionale riferisce che i romeni votano per l’estremismo, il che dal punto di vista geopolitico è una catastrofe. Terremoto elettorale in Romania: un candidato filorusso che nessuno si aspettava è arrivato primo al primo turno delle elezioni presidenziali davanti al primo ministro filoeuropeo Marcel Ciolacu, scrive l’AFP. Un politico romeno di estrema destra e critico della NATO ottiene un risultato scioccante che minaccia la posizione filo-ucraina ferma della Romania, riferisce Reuters.

    Călin Georgescu è stato associato all’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), un partito che ha menzionato più volte il suo nome come proposta per la carica di primo ministro. Successivamente è stato allontanato dalla leadership dell’AUR che lo ha accusato che la sua posizione filo-russa e contro la NATO aveva danneggiato l’immagine del partito. In un’intervista rilasciata nel 2021, Călin Georgescu ha descritto lo scudo antimissile della NATO a Deveselu come una “vergogna della diplomazia” e ha affermato che l’Alleanza non proteggerebbe nessuno dei suoi membri se venisse attaccato dalla Russia. Inoltre, ha affermato che Ion Antonescu, il leader de facto della Romania nella Seconda Guerra Mondiale, condannato a morte per il suo ruolo nell’Olocausto, e Corneliu Zelea Codreanu, il leader del movimento legionario – uno dei movimenti più violenti e antisemiti in Europa – sono eroi nazionali.

    Nei confronti di Georgescu è stata aperta un’inchiesta penale per aver promosso il culto della personalità di alcune persone sospettate di genocidio. La migliore chance per la Romania è rappresentata dalla “saggezza russa”, affermava Georgescu in un’altra intervista. Estremamente religioso e nazionalista, ha militato per ridurre la dipendenza della Romania dalle importazioni, per sostenere gli agricoltori e aumentare la produzione nazionale di cibo ed energia. Călin Georgescu si è tenuto lontano dalle telecamere e ha puntato sui social network. I romeni, compresi quelli della diaspora, hanno votato per lui nonostante il suo forte discorso antisemita, legionario, “messianico”, filorusso e antioccidentale. “Ho detto che non facciamo politica, facciamo storia. Si è avverato”, ha sottolineato lui, dopo la chiusura delle urne.